Il 2026 si apre con un paradosso solo apparente: l’economia si muove, ma resta alla finestra. Le tensioni internazionali, l’incertezza geopolitica e l’attesa per il programma straordinario di rinnovo del parco – 590 milioni di euro a partire dal 2027 – avrebbero potuto congelare gli investimenti.
E invece no. I dati ANFIA di gennaio fotografano un mercato che cresce, pur con un passo più misurato rispetto ai mesi precedenti.
Nel primo mese dell’anno sono stati rilasciati:
- 2.677 libretti di circolazione di nuovi autocarri (+5%)
- 1.182 libretti per rimorchi e semirimorchi pesanti (+17%)
- 137 rimorchi (+3,8%)
- 1.045 semirimorchi (+19%)
Gli autobus, in calo del 20,6%, restano fuori dal perimetro di interesse del trasporto merci. Il dato che conta è un altro: le imprese investono, anche in un contesto che suggerirebbe prudenza.
Incentivi in prospettiva: leva o freno?
Lo stanziamento pluriennale da 590 milioni di euro per il rinnovo del parco rappresenta una potenziale svolta, ma anche un elemento di incertezza.
Come sottolinea Luca Sra, Delegato ANFIA per il trasporto merci, «l’andamento positivo delle immatricolazioni di autocarri nel primo mese di quest’anno, seppur con un forte rallentamento rispetto ai risultati dei mesi precedenti, testimonia la capacità del comparto di investire nella transizione sostenibile che va debitamente supportata da politiche pubbliche mirate».
ANFIA richiama due punti chiave:
- Neutralità tecnologica, con riconoscimento del ruolo di biometano e HVO.
- Inclusione di strumenti come il noleggio a lungo termine per favorire la diffusione delle motorizzazioni a zero emissioni.
Il rischio? Che l’attesa delle misure attuative – auspicate già nel 2026 – possa indurre alcune flotte a rimandare decisioni di acquisto, soprattutto sui segmenti più sensibili alla leva incentivante.
Per ora, però, il mercato tiene.
La geografia della crescita: Centro e Nord-Est accelerano
Il dato nazionale nasconde dinamiche territoriali molto diverse.
Autocarri
- Centro: +19,3%
- Nord-Est: +11,8%
- Nord-Ovest: +3,4%
- Sud e Isole: -6,8%
Tre aree su quattro crescono, ma con un evidente squilibrio. Centro e Nord-Est guidano la ripresa, mentre il Mezzogiorno resta fermo, se non in lieve arretramento.
Veicoli trainati
- Centro: +48,8%
- Nord-Ovest: +27,6%
- Sud e Isole: +8,9%
- Nord-Est: +4%
Come si vede qui la crescita è più diffusa anche se ill dato del Centro è particolarmente significativo: quasi +50% sui trainati indica investimenti strutturali nella capacità di carico, probabilmente legati a logistica e intermodalità.
Le classi di peso: boom in basso, tenuta in alto, crisi di identità nel mezzo
Il quadro per segmenti è ancora più interessante.
Veicoli commerciali
- 3,5 – 5 ton: +109,1%
- 5 – 8 ton: +59,8%
Numeri a tripla e doppia cifra che raccontano un’accelerazione poderosa dei veicoli leggeri e medio-leggeri. Qui pesano:
- Distribuzione urbana e regionale
- E-commerce e logistica di prossimità
- Maggiore flessibilità operativa
- Prime sperimentazioni elettriche
Crescita moderata ma presente anche negli altri segmenti
Veicoli medi e pesanti
- 12,5 – 16 ton: +19,5%
- Oltre 16 ton: +1%
I pesanti sopra le 16 tonnellate crescono, ma con cautela. È il segmento più esposto a investimenti maggiormente rilevanti, a incertezza normativa, a scelte tecnologiche complesse (diesel evoluto, gas, biocarburanti, elettrico, in prospettiva idrogeno).
Rimane in sofferenza soltanto una nicchia quella tra le 8 e le 12,5 ton che scende del 6,6%
È forse il segmento più emblematico: una fascia “di mezzo” che sembra soffrire una crisi di identità.
Viene aggredita dal basso, da veicoli più versatili e meno costosi e dall’alto da mezzi in grado di garantire maggiore capacità e quindi con costi più facilmente ammortizzabili.
Il risultato è una compressione strutturale che merita attenzione.
Tipologie e alimentazioni: segnali di transizione
Le tipologie di trasporto
- Autocarri rigidi: +8,7%
- Trattori stradali: +1,7%
- Veicoli da cantiere: +18,2%
- Veicoli stradali: +3,6%
Le alimentazioni alternative
Gas: 1% di quota (in lieve calo) - Elettrici e ibridi: 2,1% (in crescita dallo 0,6% di gennaio 2025)
La quota resta contenuta, ma il salto percentuale indica un interesse crescente, probabilmente in vista degli incentivi e delle politiche ESG di filiera.
Rimorchi e semirimorchi: il vero motore del mese
Il +17% dei trainati – con un +19% dei semirimorchi – è il dato più robusto del mese.
Le marche estere crescono del 18,2%, quelle nazionali del 15,4%: un’espansione diffusa, non legata a un singolo player.
Come sottolinea Massimo Menci, Presidente della Sezione Rimorchi ANFIA, «Il 2026 si apre con segnali positivi per il settore dei rimorchi e semirimorchi… Auspichiamo un prosieguo di questo trend di crescita».
Qui il messaggio è chiaro: prima ancora di cambiare la motrice, molte imprese stanno rinnovando e ampliando la capacità di trasporto.
Il quadro complessivo: prudenza sì, immobilismo no
Il mercato di inizio 2026 offre una fotografia meno scontata del previsto:
- l’economia è prudente, ma non ferma;
- gli incentivi in arrivo non hanno ancora congelato gli investimenti.
- il Centro e il Nord-Est trainano;
- i leggeri esplodono e i pesanti tengono in quasi tutte le principali fasce di mercato;
- i trainati accelerano con decisione.
In un contesto internazionale distratto e carico di incognite, il trasporto merci italiano dimostra una cosa: chi vive di logistica non può permettersi di restare alla finestra troppo a lungo.
E quindi il mercato cresce. Ora la domanda è se gli incentivi futuri rafforzeranno questa traiettoria o ne moduleranno il ritmo.


