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Ricariche in pochi minuti e più autonomia: perché le batterie allo stato solido possono cambiare l’autotrasporto

Dal CES 2026 arriva un segnale che il settore non può ignorare: le batterie allo stato solido entrano in produzione industriale. Più densità energetica, ricariche in pochi minuti e maggiore sicurezza promettono di superare i limiti dei camion elettrici. Non è ancora il traguardo, ma potrebbe essere l’inizio del vero cambio di paradigma

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Il CES 2026 di Las Vegas ha segnato un passaggio rilevante per la mobilità elettrica: per la prima volta una batteria completamente allo stato solido entra ufficialmente in produzione industriale, superando la fase di prototipo. L’annuncio arriva da Donut Lab, startup finlandese già nota per i motori elettrici «a ciambella», che ha avviato la produzione in serie della Donut Battery, destinata inizialmente a motocicli e veicoli leggeri, ma progettata fin dall’origine per applicazioni più gravose.

Il debutto su strada avverrà nel primo trimestre 2026 sulla moto elettrica Verge TS Pro, ma l’interesse del settore dei trasporti pesanti è immediato: molte delle caratteristiche dichiarate rispondono proprio ai limiti che oggi frenano l’elettrificazione dei camion.

Cos’è una batteria allo stato solido (e perché è diversa)

A differenza delle attuali batterie agli ioni di litio, le batterie allo stato solido eliminano completamente l’elettrolita liquido, sostituendolo con un materiale solido. Questo cambiamento strutturale consente:

  • maggiore densità energetica
  • sicurezza intrinseca (niente incendi o runaway termico)
  • cicli di vita molto più lunghi
  • funzionamento stabile in un ampio range di temperature

Nel caso della Donut Battery, i dati dichiarati sono particolarmente avanzati.

Caratteristiche tecniche dichiarate

Secondo Donut Lab, la nuova batteria raggiunge:

  • 400 Wh/kg di densità energetica, contro i 250–300 Wh/kg delle migliori celle agli ioni di litio
  • ricarica completa in 5–10 minuti con potenze fino a 200 kW
  • fino a 100.000 cicli di carica, un ordine di grandezza superiore agli standard attuali
  • funzionamento stabile da -30 °C a +100 °C
  • riduzione del peso fino al 30% a parità di energia

Sulla Verge TS Pro, un pacco da 33,3 kWh consente un’autonomia dichiarata fino a 600 km, valore che – pur riferito a una moto – dà la misura del salto tecnologico.

Perché questa tecnologia interessa l’autotrasporto

Traslando queste caratteristiche sui veicoli industriali, l’impatto potenziale è significativo:

  1. Tempi di ricarica compatibili con l’operatività
    Ricariche inferiori ai 10 minuti avvicinano l’elettrico ai tempi di una sosta tecnica o di cambio autista, riducendo drasticamente i tempi morti.
  2. Più autonomia senza penalizzare il carico
    La maggiore densità energetica consente pacchi batteria più leggeri e compatti, limitando la perdita di payload, uno dei principali problemi dei camion elettrici attuali.
  3. Durata compatibile con la vita del mezzo
    Cicli di vita così elevati aprono alla possibilità che la batteria non sia più un componente “a scadenza”, ma duri quanto il veicolo.
  4. Sicurezza e ADR
    L’assenza di elettroliti liquidi e il ridotto rischio di incendio sono particolarmente rilevanti per il trasporto merci, anche in ambito ADR.

Dallo scooter al camion: a che punto siamo davvero

È importante distinguere tra disponibilità industriale e adozione sui camion.
Oggi la Donut Battery è in produzione per applicazioni relativamente compatte, ma Donut Lab dichiara apertamente di puntare a:

  • forniture OEM per veicoli commerciali
  • moduli batteria integrabili in chassis di veicoli pesanti
  • applicazioni su trailer elettrificati e power axle, come nel caso di piattaforme tipo Cova Power

In questi scenari, l’elettrificazione del rimorchio potrebbe ridurre i consumi di gasolio anche oltre il 50%, senza attendere il passaggio completo al camion elettrico puro.

Implicazioni per la logistica e i corridoi europei

Se confermate su scala industriale, le batterie allo stato solido potrebbero rendere realistico l’uso di camion elettrici su:

  • corridoi ad alta percorrenza
  • collegamenti portuali e intermodali
  • tratte internazionali oggi penalizzate dai tempi di ricarica

Per l’autotrasporto italiano ed europeo significherebbe ridurre il costo operativo per km, abbassare le emissioni senza sacrificare produttività e avvicinarsi agli obiettivi UE senza soluzioni tampone.

Ovviamente, non parliamo di una tecnologia pronta già per «domani mattina», ma è la prima ad avere caratteristiche in grado di poter cambiare le regole del gioco in un orizzonte di medio periodo. Abbiamo provato anche a ipotizzarlo

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