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Distribuzione del vaccino: quali sfide per la logistica

L’annuncio dell'americana Pfizer e della tedesca BioNTech di aver chiesto l’autorizzazione per il vaccino antiCovid ha generato due contagi: quello che ha investito i mercati finanziari sull’onda di un’eccitazione propagatasi in tutto il mondo e quello che ha toccato altre aziende farmaceutiche che si sono affrettate a comunicare di essere anch’esse allo stadio finale della sperimentazione. Un attimo dopo, però, sono sorti i primi dubbi, relativi al tipo di logistica da organizzare per stoccare a basse temperature e quindi a distribuire in tempi brevi milioni e milioni di dosi. Mi piacerebbe avere una sua opinione sulla vicenda. Giuseppe F_Bergamo

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Premesso che, in linea generale, alla distribuzione dei medicinali si applicano le Linee guida adottate dalla Commissione europea il 5 novembre 2013 (2013/C 343/01), relative agli standard da osservare per far sì che i farmaci siano trattati in modo da rispettarne le caratteristiche e non comprometterne la sicurezza, è innegabile come la problematica relativa all’organizzazione e al coordinamento della logistica distributiva dei vaccini antiCovid presenti aspetti di complessità mai visti prima: la cosiddetta «filiera della salute», infatti, è già di per sé articolata, a causa della presenza di svariati e diversificati attori, che vanno dalle aziende dell’industria farmaceutica alla distribuzione primaria e a quella intermedia, per arrivare fino al sistema sanitario nazionale. Si tratta di un servizio particolarmente delicato non solo per il trasporto, ma anche per lo stoccaggio e il tracciamento continuo di prodotti che, anche in periodi non connotati da grandi emergenze come quello attuale, richiedono spesso il mantenimento di una temperatura controllata.

Quanto ai vaccini antiCovid19, risulta che quelli attualmente in fase finale di sperimentazione siano di quattro tipi e richiedano temperature diverse per il trasporto e lo stoccaggio, che potrebbero andare da -70 a +8 gradi Celsius. E questa è già una prima, grande sfida cui dovrà far fronte il settore della logistica. La seconda riguarda la quantità di dosi da distribuire in Italia, stimate in 80 milioni, in quanto destinate a 40 milioni di cittadini, ma da somministrare in due fasi. La terza riguarda l’assoluta capillarità con cui i vaccini dovranno essere distribuiti su tutto il territorio nazionale, con una sorta di staffetta tra mezzi pesanti e furgoni adibiti all’ultimo miglio.

Con l’attuale organizzazione, sarebbe forse possibile fronteggiare la prima fase, per la quale è prevista l’assegnazione all’Italia di oltre il 13% dei 300 milioni di dosi del vaccino Pfizer, già ordinato dalla Commissione europea, che ha comunque invitato gli Stati membri a definire con largo anticipo tutti gli aspetti logistici legati alla conservazione, distribuzione e somministrazione dei vaccini.

Peraltro, come ha evidenziato Assoram, l’associazione che raccoglie le imprese che distribuiscono farmaci e articoli sanitari, nessuna catena logistica al momento attuale è in grado di gestire in un’ottica di sostenibilità ed efficienza il trasporto e la distribuzione in una cold chain “estrema” di farmaci così vitali, delicati e in quantità così massicce (20-30 milioni di dosi solo nel primo trimestre 2021), senza disporre di un piano strategico adeguato e predefinito, che implichi un’efficace sinergia tra pubblico e privato. Se consideriamo che nel 2019 sono state circa 9 milioni le dosi di vaccino antinfluenzale distribuite a circa il 15,6% della popolazione, mentre quest’anno le Regioni hanno fatto acquisti per 17 milioni di dosi, la supply chain dovrà sostenere uno sforzo logistico e organizzativo che potremmo definire «epocale».

«Ci sono 20-30 milioni di dosi da distribuire nel primo trimestre 2021 (80 milioni nel complesso), gestendo temperature diverse per il trasporto e lo stoccaggio, che potrebbero andare da -70 a +8 gradi Celsius. Nel 2019 le dosi di vaccino antinfluenzale distribuite a circa il 15,6% della popolazione sono state circa 9 milioni, mentre quest’anno le Regioni hanno fatto acquisti per 17 milioni di dosi»

Per di più, la vera e propria attività distributiva comporta analisi e valutazioni, da svolgere a tappe forzate, sui diversi aspetti e nodi critici da affrontare e risolvere preliminarmente, quali la ricognizione degli spazi nei magazzini di stoccaggio, la disponibilità dei contenitori per i vaccini e dei mezzi di trasporto (pesanti e leggeri) in grado di garantire le necessarie temperature, l’attivazione di sistemi di prenotazione digitale, la predisposizione di un’anagrafe di tutti gli aventi diritto, in modo da arrivare all’individuazione dei modelli di distribuzione ottimale dagli stabilimenti di produzione del vaccino ai punti deputati alla sua somministrazione.

Tutto ciò implica l’immediata attivazione di un tavolo di coordinamento a livello tecnico, in grado di porre al centro dei suoi lavori, senza ovviamente tralasciare gli aspetti più sanitari, il tema di una vera e propria strategia di logistica industriale, nella quale coinvolgere tutti i soggetti interessati e ricomprendere esperti di provata capacità nei diversi ambiti di competenza (come medicina territoriale, logistica distributiva del farmaco, conservazione e trasporto di prodotti refrigerati, sistemi di comunicazione digitale, sicurezza dei magazzini e dei trasporti). In definitiva, se si vuole raggiungere in tempo utile l’obiettivo di far arrivare a ciascun cittadino che ne ha diritto la sua dose di vaccino, occorre puntare da subito su un’ampia convergenza, oserei dire su una grande alleanza fra i vari attori di una filiera tanto frammentata come quella logistica: non solo operatori del trasporto, dello stoccaggio e della distribuzione, ma anche hub logistici come porti e interporti, per supportare le scelte, certo non facili, degli organi chiamati a decidere.

Clara Ricozzi
ex direttore di dipartimento c/o ministero Trasporti
Scrivete a Clara Ricozzi: ministerieco@uominietrasporti.it

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