C’è auna parte della storia italiana dei veicoli industriali che passa dall’Umbria, e in particolare dall’area compresa tra Spoleto e Foligno. È una storia fatta di aziende nate in epoche diverse, di rimorchi e semirimorchi ribaltabili, veicoli da cantiere e allestimenti speciali, ma anche di crisi industriali, acquisizioni e rilanci. Al centro di questo percorso c’è oggi Tecnokar Trailers, che in quarant’anni ha costruito una propria identità industriale raccogliendo anche una parte dell’eredità di tre nomi storici: Industrie Minerva, Adige ed Emilcamion.

Semirimorchio a piano mobile in acciaio progettato per il trasporto di rottami metallici.
Tecnokar nasce a Spoleto nel 1986 per iniziativa di Graziano Luzzi, Fausto Martinelli e Fabrizio Piccioni. I primi passi sono nella zona industriale di Santo Chiodo, con le trasformazioni di veicoli industriali, dalle gru agli scarrabili, fino alla costruzione di rimorchi e semirimorchi. La specializzazione nei ribaltabili diventa rapidamente uno dei tratti distintivi dell’azienda.
Quarant’anni dopo, Tecnokar sceglie di festeggiare il traguardo mostrando direttamente dove e come nascono i suoi veicoli. Sabato 29 agosto, a partire dalle 11, il costruttore di Spoleto aprirà al pubblico i propri stabilimenti con un Open House patrocinato dal Comune e rivolto a operatori, clienti e stampa specializzata.
«Per il nostro quarantesimo anniversario abbiamo scelto di aprire gli stabilimenti e mostrare direttamente come nascono i nostri veicoli», spiega Marco Luzzi, Marketing Manager del Gruppo. «Sarà un’occasione per raccontare non soltanto i prodotti, ma anche il lavoro di progettazione, produzione e personalizzazione che accompagna ogni soluzione Tecnokar».
A raccontare la storia dell’azienda è soprattutto Graziano Luzzi, che insieme agli altri due soci ne ha seguito lo sviluppo fin dall’inizio. «Da quando abbiamo mosso i primi passi abbiamo fatto un po’ di strada», osserva. Una strada che passa anche dall’esperienza maturata alla Minerva, dove Luzzi lavorava nell’ufficio tecnico e ricerca e sviluppo, mentre l’altro socio, Martinelli, operava nell’area commerciale. L’opportunità di costruire cassoni scarrabili per un gruppo industriale rappresentò il punto di partenza per entrare nella produzione di allestimenti e semirimorchi.
Da allora Tecnokar ha costruito la propria identità soprattutto nel settore dei veicoli destinati agli impieghi più gravosi, sviluppando soluzioni per cave e cantieri, trasporto di rottami, comparto agro-industriale, logistica intermodale e applicazioni speciali. Una crescita accompagnata dall’ampliamento progressivo delle attività interne e dagli investimenti negli stabilimenti.

Telaio estensibile per container, progettato per adattarsi a diverse lunghezze e configurazioni. Un esempio della filosofia Tecnokar basata su versatilità e personalizzazione.
La nuova fabbrica
Proprio gli stabilimenti saranno al centro della giornata del 29 agosto. Le visite guidate permetteranno di seguire le diverse fasi della produzione, dalla progettazione alla carpenteria, fino alle lavorazioni finali. Tra le novità dell’Open House ci sarà l’inaugurazione della nuova area dedicata a verniciatura e carpenteria, un investimento con cui Tecnokar punta a rafforzare il controllo interno dei processi, aumentare l’efficienza produttiva e mantenere elevati gli standard qualitativi.
Tornando alla storia, nel 1996 arriva un prodotto destinato a segnare la vita dell’azienda: il primo semirimorchio ribaltabile a vasca tonda, denominato Top. Da quella soluzione nascerà successivamente la famiglia Supertop, ancora oggi uno dei prodotti simbolo del marchio e destinata soprattutto al trasporto di materiali sfusi, ai cantieri e alle cave.
La crescita, però, non avviene soltanto attraverso lo sviluppo interno. Nel 2011 Tecnokar acquisisce Emilcamion, costruttore bolognese fondato nel 1977 da Marco Bettini e specializzato negli allestimenti ribaltabili, compresi quelli destinati agli impieghi più gravosi. A Bologna rimane invece Centro Gru, concessionaria specializzata negli allestimenti di autocarri con gru, oggi con il marchio Palfinger dopo la precedente esperienza come concessionaria Effer.
Tre anni dopo arriva un’altra operazione destinata a cambiare la dimensione industriale del gruppo: Tecnokar rileva Adige, storico costruttore fondato nel 1919, che da Verona si trasferisce a Foligno.
Adige è una delle aziende più longeve del comparto italiano. Nel corso della sua storia ha costruito rimorchi e semirimorchi, allestimenti per autocarri e veicoli speciali, accumulando competenze che Tecnokar decide di conservare e integrare nella propria organizzazione. L’operazione del 2014 assume anche un significato territoriale, perché consente di riportare attività produttive nell’area dello stabilimento folignate.
Ancora più legato a Spoleto è il capitolo Industrie Minerva. L’azienda, sviluppatasi a partire dagli anni Settanta, diventa una delle grandi realtà industriali del territorio. La produzione comprende autobus e veicoli industriali, tra cui ribaltabili e semirimorchi. Nel periodo di massima espansione Minerva arriva a occupare circa 800 persone, diventando un riferimento importante per l’economia locale.
La parabola di Minerva si conclude però con la crisi e il fallimento nel 2007. La storia industriale dell’area non finisce con la chiusura dell’azienda. L’ex area Minerva viene infatti successivamente recuperata e utilizzata da Tecnokar, contribuendo alla crescita della superficie produttiva del gruppo.
Nel 2019 Tecnokar acquisisce dal Tribunale l’area dello stabilimento, ormai abbandonato e fortemente degradato.
«Dell’attività produttiva non rimaneva praticamente nulla: spazzatura, alberi cresciuti nei piazzali e tutti i macchinari rubati», racconta Luzzi. «La struttura è stata recuperata, mantenendo lo scheletro in acciaio ancora in buone condizioni, riqualificandola dal punto di vista energetico e aggiungendo circa 7.000 metri quadrati coperti. Oggi il sito ospita lavorazioni dedicate alla lamiera e ai profilati in alluminio e, soprattutto, 14 linee di produzione e assemblaggio per casse e allestimenti in acciaio, alluminio e altri materiali».
È questo intreccio a rendere particolare la vicenda Tecnokar. L’azienda non ha semplicemente acquisito società e marchi: ha ricomposto una parte della memoria industriale umbra e italiana dei veicoli trainati, mantenendo in attività competenze maturate in decenni di produzione.
1.500 veicoli l’anno
Oggi il gruppo dispone di più siti produttivi e propone una gamma che comprende semirimorchi ribaltabili, veicoli per cave e costruzioni, soluzioni per il trasporto di rottami, applicazioni agricole, intermodali e ambientali, oltre a configurazioni speciali. La personalizzazione rimane uno degli elementi distintivi, soprattutto per strutture, vasche e impianti oleodinamici.
La dimensione raggiunta è ormai industriale. Tecnokar si avvicina ai 400 collaboratori e supera gli 80 milioni di euro di fatturato.
«La produzione si attesta intorno ai 1.500 veicoli l’anno, ai quali si aggiungono circa 350-380 allestimenti di autocarri realizzati nell’area Emilcamion, soprattutto mezzi a tre e quattro assi destinati ai lavori in cava e cantiere», spiega Luzzi.
Numeri che spiegano anche la necessità di una nuova scala dimensionale. Gli investimenti avviati dal 2018 superano i 50 milioni di euro e rientrano in un piano industriale pluriennale ormai nelle sue fasi finali. «Abbiamo fatto investimenti ragguardevoli per proiettarci verso i 100 milioni di fatturato», sottolinea Luzzi. La nuova capacità produttiva e la disponibilità di attrezzature consentono oggi di affrontare il prossimo passaggio del piano, con l’obiettivo di sostenere ulteriormente i volumi.
Sul fronte commerciale, l’export rappresenta circa il 20% del fatturato. I mercati più continuativi sono Francia e Spagna, ma Tecnokar sta sviluppando la propria presenza anche in Svezia, Romania, Ungheria e Albania.
Un ruolo importante sarà affidato anche alla partecipazione alla IAA di Hannover, dove l’azienda torna dopo diversi anni con due prodotti di punta: una vasca in alluminio e il Supertop, destinato al settore cava-cantiere e tra i prodotti di maggior successo della gamma.

Semirimorchio ribaltabile progettato per gli impieghi più gravosi nel trasporto di materiali e nei settori cava e cantiere. Una soluzione che porta nel gruppo Tecnokar l’esperienza storica del costruttore bolognese
Crescere perché si deve
La gamma, intanto, continua ad ampliarsi. Accanto ai portacontainer tradizionali trovano spazio le soluzioni per l’agroindustria, i rimorchi destinati al mondo agricolo, le casse mobili per il trasporto strada-rotaia e i piani mobili, sviluppati sia per applicazioni agricole sia industriali. Tra le proposte più recenti figura il Moonwalk.
È proprio l’evoluzione del portafoglio prodotti a raccontare la trasformazione di Tecnokar: da costruttore fortemente legato ad alcune nicchie a realtà con una gamma sempre più articolata. Ma, secondo Luzzi, la crescita dimensionale non è più soltanto una scelta. È una necessità. «Bisogna crescere per rimanere competitivi», afferma.
Il mercato europeo dei semirimorchi deve infatti confrontarsi con nuovi competitor, in particolare turchi. E se la concorrenza aumenta, secondo Luzzi tra i costruttori europei ci sono anche margini per collaborazioni e sinergie. La strada, quindi, non passa necessariamente soltanto dalla contrapposizione, ma anche dalla capacità di costruire nuove alleanze.
Il problema non riguarda però soltanto la capacità produttiva. A pesare sono sempre di più i costi indiretti, la burocrazia, la normativa e la complessità della gestione industriale. Per un’azienda di dimensioni medio-grandi, mantenere strutture organizzative e costi generali elevati senza poterli distribuire su volumi sufficienti rischia di comprimere ulteriormente le marginalità. Da qui la necessità di una dimensione europea più ampia.
«Quando abbiamo iniziato gli investimenti, nel 2018, la dimensione che stiamo raggiungendo oggi era adeguata alle prospettive europee. Oggi quelle prospettive sono cambiate», spiega Luzzi. E con esse è cambiata anche la scala necessaria per competere.

Semirimorchio a piano mobile in alluminio, presentato al Transpotec 2024. Il sistema di carico e scarico orizzontale lo rende adatto sia alle merci sfuse sia ai colli imballati. Quattro brevetti sono attualmente in corso.
L’inaugurazione dei nuovi spazi produttivi di Spoleto e i quarant’anni di Tecnokar diventano così qualcosa di più di una celebrazione. Sono il punto di passaggio tra due fasi industriali.
I primi quarant’anni hanno costruito competenze, prodotti e dimensioni. I prossimi dovranno trasformare questi asset in una presenza europea più forte, facendo leva su volumi, innovazione e collaborazioni. Perché, nella lettura di Luzzi, nel veicolo industriale fermarsi significa progressivamente perdere competitività. «C’è sempre da inventarsi soluzioni, progredire, mettere in economia».

Rimorchio agricolo a piano mobile per biomasse, cereali, sottoprodotti e materiali sfusi. Telaio in acciaio ad alto limite di snervamento e cassa in lega leggera combinano robustezza e contenimento della tara.
La festa a fine mese
A fine mese l’Open House Tecnokar accenderà i riflettori sull’intera gamma dell’azienda, trasformando lo stabilimento in una vetrina delle soluzioni sviluppate per edilizia, industria, trasporto intermodale e comparto agro-industriale. L’appuntamento sarà anche il momento centrale per raccontare quarant’anni di evoluzione industriale.
In primo piano ci saranno i ribaltabili Supertop, destinati soprattutto alle cave e al settore delle costruzioni, insieme alle soluzioni Talento, Titanic e Universal per il trasporto di rottami e materiali metallici.
L’esposizione comprenderà anche i semirimorchi a piano mobile Moonwalk in alluminio e Genio 2 in acciaio, oltre ai telai TCF, TCR e Galileo per container e trasporto intermodale.
Ampio spazio sarà riservato al comparto agro-industriale, un’area nella quale Tecnokar sta rafforzando la propria presenza. Qui debutteranno Countrywalk, rimorchio agricolo a piano mobile per materiali sfusi, e Countryfox, ribaltabile posteriore con cassa in alluminio.
A completare la gamma esposta saranno i ribaltabili Emilcamion su motrice, i pianali, i telai speciali e le altre configurazioni dedicate.
L’Open House diventerà così il punto d’incontro tra passato, presente e futuro dell’azienda: un percorso che parte dalla progettazione e arriva alla produzione, passando per robustezza, personalizzazione e capacità di innovare. Una storia costruita in quarant’anni e proiettata verso le nuove esigenze di un mercato in continua trasformazione.

Ribaltabile laterale per il trasporto di rottami metallici e carichi extra lunghi. L’apertura idraulica delle sponde facilita le operazioni di scarico.


