L’accordo tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur, firmato sabato 17 gennaio ad Asunción (Paraguay), vale per l’Italia 13,5 milioni di euro, con la prospettiva di una crescita di circa 3,5 miliardi di dollari nel giro di 10 anni. Inoltre, introduce semplificazioni e agevolazioni doganali a favore delle attività legate alla logistica. I flussi di merci che transitano tra il nostro Paese e Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay (che costituiscono dal 1991 il Mercosur) rappresentano un mercato di circa 700 milioni di persone e circa un quarto del Pil mondiale. Il fulcro dell’intesa è la progressiva eliminazione dei dazi sulla maggior parte degli scambi tra le due aree con la conseguente apertura del perimetro commerciale di libero scambio più ampio al mondo. Oltre alle evidenze commerciali, l’accordo ha un forte valore politico in un momento caratterizzato dalla reintroduzione di dazi e restrizioni da parte degli Stati Uniti.
“La firma dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur rappresenta una scelta strategica di grande rilevanza per il futuro competitivo dell’Italia e dell’Europa. – ha affermato Carlo De Ruvo, Presidente di Confetra – Un’intesa che apre definitivamente le porte a un’area di libero scambio di oltre 700 milioni di consumatori e che rafforza il posizionamento internazionale del nostro sistema produttivo e logistico. Il Mercosur è già oggi un partner commerciale di primo piano per il nostro Paese – sottolinea De Ruvo – nel 2024 i flussi commerciali complessivi tra Italia e Mercosur hanno raggiunto i 13,5 miliardi di euro, con una concentrazione significativa verso il Brasile (76,5%), seguito da Argentina (16,6%), Uruguay (5,7%) e Paraguay (1,2%). Numeri che dimostrano l’importanza strategica dell’area e il potenziale di ulteriore crescita che l’accordo è in grado di attivare”.
I vantaggi per l’Europa
Oggi il Mercosur applica dazi elevati ai prodotti provenienti dall’Europa: fino al 35% sulle automobili, circa il 20% sui macchinari industriali, il 18% sui prodotti chimici e il 14% su quelli farmaceutici. Tariffe alte gravano anche su diversi prodotti agroalimentari europei: il vino è soggetto a dazi che possono arrivare al 35%, mentre per i formaggi si arriva fino al 28%. La riduzione delle barriere favorirà soprattutto l’export europeo di beni industriali e trasformati. In cambio, il Mercosur otterrà maggiori quote di accesso al mercato europeo per alcune esportazioni agricole (un punto dell’accordo che sta facendo agitare gli agricoltori in diversi paesi Ue). L’accordo, inoltre, semplifica anche le procedure doganali e riduce gli ostacoli non tariffari.
I vantaggi per l’Italia
Il flusso di import/export tra l’Italia e il Mercosur si aggira intorno ai 13,5 miliardi. Secondo un’analisi del ministero degli Esteri, entro il 2036 l’Italia sarebbe il Paese Ue che trarrebbe i maggiori benefici dall’intesa, con un aumento dell’export stimato in 3,5 miliardi di dollari. A trainare sarebbero soprattutto macchinari, apparecchiature elettriche, automotive e chimico-farmaceutico, settori in cui l’Italia è particolarmente competitiva. Secondo Confetra le esportazioni italiane verso i Paesi Mercosur ammontano a 7,4 miliardi di euro, trainate dai settori di maggiore eccellenza del Made in Italy. In particolare, macchinari e apparecchiature rappresentano il 32,8% dell’export, seguiti dai mezzi di trasporto (12,7%), dalle sostanze e prodotti chimici (9,6%) e dai prodotti farmaceutici (8,7%). “Si tratta – evidenzia De Ruvo – di comparti ad alto valore aggiunto, fortemente integrati con le catene logistiche e industriali, che potranno beneficiare in modo diretto della riduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie. Ampliare le aree di libero scambio significa dunque rafforzare direttamente la capacità del Paese di generare ricchezza, sostenere il tessuto produttivo e redistribuire benefici concreti sull’intera economia, a vantaggio delle imprese e dei cittadini”
“L’accordo UE–Mercosur – conclude il Presidente di Confetra – arriva in una fase complessa per l’economia europea, segnata da una domanda interna debole, dalle difficoltà della Germania, principale partner commerciale dell’Italia, da politiche commerciali internazionali sempre più aggressive e da persistenti tensioni geopolitiche. In questo contesto, l’apertura strutturata verso nuovi mercati rappresenta una leva indispensabile per sostenere export, investimenti, occupazione e per valorizzare il ruolo strategico della logistica e dei trasporti come infrastruttura abilitante della crescita”.


