L’economia italiana continua a passare dai caselli: la rete di Autostrade per l’Italia resta una delle dorsali fisiche su cui viaggiano PIL, filiere manifatturiere e logistica nazionale, mentre la trasformazione digitale (smart road, veicoli connessi) prova a traghettare questo modello nel futuro.
L’Italia che passa dai caselli
Intervenendo agli “Stati generali dei trasporti e della logistica” di Confindustria, l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana, ha rivendicato il ruolo centrale della rete in concessione: «una parte consistente del PIL italiano passa ogni giorno dai principali nodi autostradali nazionali». Non è solo una formula retorica: in Italia la mobilità su strada copre circa il 90% degli spostamenti passeggeri e l’85% del traffico interno delle merci, confermando il peso strutturale della gomma per il funzionamento dell’economia reale.
Per chi opera nella logistica e nei trasporti, il messaggio è chiaro: ogni filiera, dall’export manifatturiero all’e‑commerce, continua a dipendere in modo diretto dalla capacità della rete autostradale di restare accessibile, sicura e fluida.
Manifattura e caselli: un legame strutturale
I numeri portati da Giana quantificano questo legame tra autostrade ed economia reale: quasi l’80% degli addetti del settore manifatturiero lavora in aziende situate a meno di 20 chilometri da un casello autostradale. Significa che la gran parte delle fabbriche italiane – e quindi di produzione, export e indotto – è insediata in prossimità di uno svincolo, a conferma di come le scelte localizzative siano state guidate nel tempo dall’accessibilità alla rete.
Anche sul fronte demografico il legame è evidente: circa il 47% degli italiani, pari a 28 milioni di persone, vive entro 10 chilometri da un’uscita autostradale, concentrando lavoratori, consumatori e servizi lungo il corridoio dei caselli. In pratica quasi un italiano su due organizza quotidianamente vita, lavoro e mobilità intorno agli assi a pedaggio.
La gomma resta l’asse portante
I dati diffusi da Autostrade per l’Italia sono in linea con analisi indipendenti come quelle di Nomisma, che stimano oltre l’87% delle merci movimentate su strada e una quota vicina al 90% degli spostamenti passeggeri affidata a mezzi gommati. Nel 2023, con 86,6 miliardi di veicoli‑km, il traffico autostradale italiano ha toccato un nuovo record, con volumi circa sei volte superiori agli anni Settanta.
Per la logistica questo significa che, nonostante lo sviluppo dell’intermodale e della ferrovia, la gomma resta l’ossatura operativa delle supply chain nazionali, soprattutto nel primo e ultimo miglio e nei collegamenti tra poli produttivi e hub di distribuzione. Ogni interruzione, rallentamento o calo di performance della rete si riflette quindi immediatamente su tempi di consegna, costi e affidabilità dei servizi.
5 NUMERI CHIAVE
DELLA DIPENDENZA ITALIANA DALLA GOMMA
86,6 miliardi
Nel 2023 il traffico autostradale ha raggiunto 86,6 miliardi di veicoli‑km, con un utilizzo sei volte superiore rispetto agli anni Settanta e una crescente concentrazione di veicoli leggeri e pesanti sulla rete a pedaggio
90%
Quasi il 90% dei passeggeri‑km in Italia si muove su strada, confermando la predominanza dell’auto e del trasporto su gomma nella mobilità quotidiana.
87%
Oltre l’87% dei volumi di traffico merci interni è movimentato su gomma, facendo del trasporto stradale l’asse portante della logistica nazionale.
80%
Circa l’80% degli addetti del settore manifatturiero lavora in aziende situate a meno di 20 km da un casello autostradale, segno di un insediamento produttivo costruito intorno agli svincoli.
47% / 28 milioni
Il 47% degli italiani, pari a circa 28 milioni di persone, vive entro 10 km da uno svincolo autostradale, a conferma del peso dei corridoi autostradali nelle scelte insediative e nella vita quotidiana.
Una rete matura che deve rigenerarsi
Giana ha ricordato come la rete in concessione sia tra le più “datate e utilizzate” in Europa, chiamata a gestire un tasso di mobilità in costante crescita. Per rispondere a questa pressione, Autostrade per l’Italia ha avviato un piano di rigenerazione che prevede circa 2,5 miliardi di euro di investimenti l’anno, con oltre 500 milioni già impegnati nel solo primo trimestre 2026 tra manutenzioni e ammodernamento.
Anche le analisi Nomisma stimano un fabbisogno complessivo di investimenti sulla rete nazionale compreso tra 40 e 50 miliardi di euro a partire dal 2024, solo in parte coperto da risorse pubbliche. In altre parole, la capacità dell’economia italiana di restare agganciata ai mercati passa anche dalla disponibilità di capitali per mantenere adeguata un’infrastruttura che sopporta traffici record.
Napoli apre la strada: la prima Smart Road
Nel quadro di questa trasformazione, la Tangenziale di Napoli è diventata la prima Smart Road italiana ufficialmente certificata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ai sensi del DM 70/2018. La certificazione riconosce l’adeguamento agli standard tecnologici per digitalizzare il monitoraggio della rete, gestire il traffico in modo intelligente e abilitare il dialogo in tempo reale con i veicoli connessi.
Secondo Giana, l’obiettivo è rendere la circolazione sempre più sicura e supportare in modo più efficace chi utilizza la rete, a partire dagli operatori della logistica, grazie a infrastrutture in grado di fornire informazioni dinamiche su traffico, cantieri, incidenti e condizioni meteo. In prospettiva, il paradigma è quello di veicoli che dialogano con l’infrastruttura (V2I), anticipando scenari di guida assistita e, nel medio periodo, di automazione più spinta.
Digitalizzazione e controllo in tempo reale
La digitalizzazione, nelle parole dell’AD, non sostituisce il presidio umano ma lo amplifica, offrendo una visione più tempestiva e granulare di ciò che accade sulla rete. Grazie a sensori distribuiti, piattaforme di controllo e sistemi di analisi, diventa possibile conoscere in tempo reale lo stato dell’infrastruttura, intervenire più rapidamente in caso di criticità e ottimizzare i flussi di traffico.
Per il sistema produttivo e logistico, questo si traduce in una maggiore prevedibilità dei tempi di percorrenza, in minori congestioni e in un incremento complessivo di sicurezza e qualità del servizio, elementi chiave per programmare trasporti just‑in‑time e ridurre i costi indiretti legati alle attese.
Un’economia ancora autostradale
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un’Italia ancora profondamente autostradale: quasi metà della popolazione vive a ridosso dei caselli, l’80% della manifattura opera entro 20 km da uno svincolo e oltre l’85% delle merci viaggia su gomma. Ogni giorno, una parte consistente del PIL nazionale transita fisicamente attraverso i varchi della rete in concessione.
La sfida, per Autostrade per l’Italia e per l’intero sistema, è tenere insieme questa dipendenza strutturale dalla strada con la necessità di rigenerare infrastrutture mature, ridurre l’impatto ambientale e integrare la rete autostradale con ferrovie, porti e interporti in chiave realmente multimodale. Finché questa transizione non sarà compiuta, l’Italia continuerà a passare, letteralmente, dai caselli.


