HomeProfessioneLeggi e politicaAnita e le destinazioni del trasporto di domani. Morelli: «Più grandi, più forti»

Anita e le destinazioni del trasporto di domani. Morelli: «Più grandi, più forti»

Anita rilancia la centralità del trasporto con l’Agenda di Sorrento: transizione energetica e digitale, legalità e diffusione del franco destino. Il presidente Riccardo Morelli: «La crescita è la leva per rendere più competitive le imprese». E sulla collaborazione con Alis chiarisce: «Nessuna fusione, solo obiettivi comuni»

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Arriva anche da Anita il messaggio che negli ultimi mesi caratterizza il dibattito su trasporto merci e logistica: il riconoscimento del valore di questo settore per lo sviluppo dell’economia e dell’export italiano. Anticipata sui social dalle campagne L’Italia che muove e Anche questo è trasporto, l’assemblea di Anita, svoltasi il 3-4 luglio a Sorrento, ha indicato la rotta dei prossimi mesi. Transizione energetica e digitale, nuove regole europee, infrastrutture, competenze, legalità e sicurezza stradale sono i pilastri dell’Agenda di Sorrento, a cui il presidente Riccardo Morelli aggiunge, in questa intervista a Uomini e Trasporti, altri temi centrali: la diffusione del franco destino e la crescita dimensionale delle imprese come leve per aumentare efficienza e competitività.

L’Italia che muove è il tema dell’Assemblea che si è svolta a Sorrento a inizio luglio.

«C’è la volontà di affermare il ruolo del trasporto merci e della logistica come fattori abilitanti per l’industria e per il sistema Paese. La congiuntura economica e gli eventi degli ultimi anni hanno reso ancora più evidente il contributo delle nostre imprese, protagoniste della crescita delle filiere produttive e della loro capacità di raggiungere i mercati. Trasporto e logistica sono l’infrastruttura che permette a tutti gli altri settori di funzionare: muovono l’economia e, per questo, devono essere riconosciuti come asset strategici per il Paese».

Claudi Morelli, presidente Anita

Molte istituzioni e associazioni, Confindustria in primis, iniziano a riconoscere il ruolo fondamentale di logistica e autotrasporto per l’economia italiana. Fuori tempo massimo?

«Meglio tardi che mai. Gli eventi che stanno segnando il nostro tempo favoriscono il consolidamento di una filiera logistica efficiente ed evoluta, capace sia di rispondere in modo tempestivo e capillare alle esigenze dei cittadini, sia di competere in un mercato sempre più sfidante, mettendo a disposizione dell’economia una supply chain in grado di sostenere le attività produttive e portare le merci dove e quando servono».

Oltre al riconoscimento, cosa sarebbe utile fare per far crescere questo comparto?

«Considerati il know-how e il livello di innovazione raggiunto dalle nostre imprese, fortemente impegnate nella transizione ambientale e nella trasformazione digitale, integrare servizi di trasporto e logistica di qualità nei processi produttivi significa rafforzare un anello fondamentale della catena del valore e aumentare la competitività dell’intera filiera industriale. In quest’ottica sarebbe opportuno promuovere maggiormente il franco destino, affinché le imprese produttrici possano governare anche la fase logistica, affidandola a operatori qualificati e trattenendo nel sistema economico nazionale una quota più ampia del valore generato dagli scambi».

Autotrasporto e logistica sono interessati da un’onda crescente di fusioni e acquisizioni. La concentrazione è un trend positivo?

«Oggi – come detto – la forza del sistema Paese passa anche da un trasporto forte. La crescita deve essere considerata una leva fondamentale per l’efficienza e lo sviluppo del sistema economico. In tale prospettiva fusioni, acquisizioni e aggregazioni possono rappresentare un’evoluzione positiva quando rispondono a un progetto industriale capace di rafforzare struttura, solidità finanziaria e capacità di investi mento delle aziende. Più in generale, riteniamo che il mercato premi imprese con un’organizzazione solida e moderna, indipendentemente dalle loro dimensioni».

Bisogna rimodulare i rapporti all’interno delle filiere, rivedendo, per esempio, le norme sul subappalto?

«Esternalizzare un’attività non è una patologia del sistema, ma una scelta imprenditoriale che risponde a modelli organizzativi differenti e non solo a esigenze di flessibilità o di costo. Detto questo, il mercato va letto anche sott o il profilo della legalità: occorre sanzionare chi opera al limite delle regole, ottenendo vantaggi competitivi indebiti. Serve ristabilire la certezza del diritto, estromettendo imprese irregolari e tutelando quelle corrette. È un compito che riguarda gli operatori, ma anche i committenti, chiamati a selezionare i fornitori privilegiando la legalità. In un mercato realmente regolare potrebbe persino non essere necessario intervenire sul subappalto con nuove norme».

Non crede che per affrontare la carenza di autisti si debbano percorrere più strade, come il reclutamento dall’estero e la semplificazione della formazione?

«In sede europea abbiamo ottenuto risultati concreti sul fronte della formazione, dalla digitalizzazione delle licenze alla riduzione dell’età minima per conseguire la patente. Resta da sciogliere il nodo della Carta di Qualificazione del Conducente, che impedisce agli autisti provenienti da Paesi extra-Ue di ottenere il titolo anche quando possiedono una certificazione equivalente rilasciata nel Paese d’origine e una patente riconosciuta. È una barriera che limita l’ampliamento del bacino occupazionale del settore. Per questo continuiamo a chiedere il riconoscimento delle certificazioni aggiunti ve degli autisti stranieri e, sul piano nazionale, lavoriamo con il MIT per semplificare le procedure di rilascio della CQC e consenti re lo svolgimento degli esami anche in lingua inglese. Prosegue poi la collaborazione con Sviluppo Lavoro Italia per l’inserimento professionale di lavoratori provenienti dall’estero, mentre di recente abbiamo dato vita a una piattaforma interassociativa con Anav, Unasca e Confarca per contrastare la carenza di conducenti».

La menzione per la sicurezza stradale è stata conferita a Luigi Palmiero, autista dell’azienda Sabel. Nella foto insieme a: Antonio Iannone, Sottosegretario al MIT; Rosario Bellopede, Consigliere di Amministrazione Sabel; Riccardo Morelli, Presidente Anita; Santo Puccia, Direttore del Servizio Polizia Stradale.

Parliamo di rappresentanza. Molti criticano la proliferazione delle sigle. Avete siglato un accordo con Alis, associazione che non firma il Ccnl né siede nel Comitato centrale dell’Albo. Qual è l’obiettivo della partnership? È ipotizzabile una fusione?

«L’accordo con Alis, così come quelli con altre associazioni, individua gli ambiti nei quali è utile uno sforzo comune, rafforzando la rappresentatività e la capacità di azione di entrambe. Anita rappresenta il mondo dell’autotrasporto merci e della logisti ca, mentre Alis riunisce anche le altre modalità di trasporto che contribuiscono alla mobilità delle merci. La partnership, dunque, non prevede alcuna fusione, ma un percorso condiviso».

Infine, il ruolo dell’Albo: alcuni propongono una divisione in due sezioni, distinguendo gli operatori strutturati dalle aziende più piccole che lavorano come fornitrici dei primi. Cosa ne pensa?

«La dimensione aziendale non deve rappresentare un criterio di regolamentazione dell’attività d’impresa. Non vediamo quindi la necessità di creare due sezioni dell’Albo che rischierebbero di essere percepite come una di serie A e una di serie B».

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