Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno tornando a riflettersi rapidamente sui prezzi alla pompa in tutta Europa. L’impennata delle quotazioni petrolifere degli ultimi giorni, legata all’instabilità nell’area tra Iran e Golfo, sta già spingendo diversi governi europei a valutare interventi per contenere l’impatto sui costi energetici e sul settore dei trasporti.
Se in Italia le prossime ore potrebbero chiarire la strategia dell’esecutivo, con l’ipotesi di un intervento sulle accise attraverso il meccanismo delle cosiddette «accise mobili» (ne abbiamo parlato qui), nella penisola iberica ci si è già mossi con soluzioni concrete.
Il modello portoghese
Uno degli esempi più citati in queste ore è quello del Portogallo. Il governo guidato dal primo ministro Luís Montenegro ha introdotto un «meccanismo di protezione automatica»: se il prezzo dei carburanti aumenta di oltre 10 centesimi al litro nell’arco di una settimana, scatta uno sconto straordinario e temporaneo sulla tassa sui prodotti petroliferi, la ISP (Imposto sobre Produtos Petrolíferos), equivalente alle accise italiane.
Il sistema è già stato applicato al diesel, con una riduzione di circa 3,5 centesimi al litro per attenuare l’effetto dei rincari internazionali. Si tratta di un modello di compensazione fiscale pensato per neutralizzare almeno in parte l’aumento del gettito IVA che si genera automaticamente quando i prezzi dei carburanti salgono.
La pressione degli autotrasportatori in Spagna
Il modello portoghese è diventato anche un punto di riferimento nel dibattito politico spagnolo. La federazione nazionale degli autotrasportatori Fenadismer ha chiesto al governo di Madrid di adottare un meccanismo simile, denunciando il forte aumento registrato negli ultimi giorni: in molte regioni della Spagna i prezzi del carburante sarebbero cresciuti di oltre 15 centesimi al litro in meno di una settimana.
Secondo l’associazione, senza interventi fiscali rapidi il settore rischia di trovarsi in una condizione di svantaggio competitivo rispetto ai Paesi vicini. «Non chiediamo privilegi, chiediamo di non trovarci in una situazione di svantaggio rispetto ai nostri vicini e che venga protetta un’attività essenziale, che non può assorbire ulteriori aumenti dei prezzi e potrebbe essere costretta a chiudere», ha dichiarato la federazione.
Il trasporto su strada rappresenta infatti la spina dorsale della logistica e della distribuzione delle merci. Per questo, secondo Fenadismer, un aumento prolungato del costo del carburante rischierebbe di mettere in difficoltà soprattutto le piccole e medie imprese dell’autotrasporto, con effetti a catena sulla stabilità dei prezzi e sull’approvvigionamento delle merci.
Il ricorso a strumenti fiscali per calmierare i prezzi non è una novità in Europa. In passato diversi Paesi hanno adottato misure analoghe, tra cui riduzioni temporanee delle accise, sospensione degli aumenti delle tasse ambientali o sussidi mirati per i settori più esposti come trasporti, agricoltura e trasporto pubblico.


