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Intervista al presidente dell’albo degli autotrasportatori, Enrico Finocchi. Operazione regolarizzazione

Parliamo di lenta scomparsa dei padroncini e delle tante iniziative da intraprendere per colmare la carenza di autisti. Alla fine, però, i numeri più interessanti che ci illustra Enrico Finocchi riguardano quella marea di aziende iscritte all’Albo, ma prive di veicoli e che odorano tanto di intermediazione. Il loro numero va lentamente scemando. «Non per fare pulizia – sottolinea il presidente – ma per fare in modo che il settore rispetti le regole e le faccia rispettare a tutti coloro con cui interagisce»

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Piccole imprese in calo, autisti introvabili, forse anche a causa degli eccessivi tempi di attesa. E poi l’intermediazione, celata molto spesso dietro quella marea di aziende iscritte all’Albo degli autotrasportatori seppure prive di veicoli e che quindi sarebbe opportuno cancellare, ma di fatto risulta in qualche modo complicato. Mai come in questa fase l’Albo degli autotrasportatori, quel registro professionale in cui sono conservate le informazioni di tutti coloro che in Italia sono attivi nel settore, ha il suo bel da fare per affrontare una serie di criticità destinate a modificarne pelle e assetto organizzativo. Lo si capisce chiaramente ascoltando il suo presidente, Enrico Finocchi, che su ogni questione stila un lungo elenco di iniziative. Tutte insieme però sembrano puntare su un obiettivo superiore, quello di rendere il «settore regolare – come sottolinea – di fare in modo che rispetti le regole e le faccia rispettare a tutti coloro con cui interagisce».

Partiamo dalla scomparsa delle piccole aziende: secondo i nostri calcoli ne sono sparite circa 31 mila in dieci di anni. È un dato positivo o negativo? Vale a dire va letto con soddisfazione, perché è il sintomo di un contenimento di quella polverizzazione da sempre considerata fattore di debolezza del settore, oppure è un trend preoccupante perché rimuove dal mercato un fondamentale elemento di flessibilità?

È vero, il trend esiste e da diversi anni. Credo però che vada guardato con favore, nel senso che in Italia abbiamo ancora quasi 100mila imprese e di queste 21mila sono padroncini e circa 32mila riguardano imprese fino a 5 veicoli. Quindi, ne abbiamo ancora un numero ragguardevole e quindi la flessibilità, che è la grande forza dell’autotrasporto, è ancora ben salvaguardata. Forse più che in altri paesi europei, come per esempio la Germania, dove c’è un numero di imprese che è meno della metà di quelle italiane. Ciò detto, seppure le imprese piccole e artigiane hanno fatto e fanno ancora la ricchezza dell’Italia, è anche vero che una struttura più grande fornisce alle aziende una forza maggiore. Perché l’autotrasportatore, spesso, è l’ultima ruota del carro e la sua debolezza consente ad altri di sfruttarlo e di farlo lavorare in maniera non corretta.

Cosa fa l’Albo per colmare la carenza di autisti?

Tante cose. Intanto, lanceremo molto presto una campagna di comunicazione che interesserà anche i social in modo massiccio e sarà diretta non solo agli operatori del settore, ma al pubblico generalista. Una campagna di comunicazione istituzionale finalizzata a far conoscere il settore e le sue potenzialità. In secondo luogo, per migliorare la qualità di vita degli autisti puntiamo a realizzare nuove aree di sosta, ulteriori a quelle costruite in passato. A tale scopo facciamo ricorso a fondi europei, attiviamo studi e, prossimamente, anche un bando, con fondi del Comitato centrale, per realizzare aree sicure e dotate dei servizi necessari. Inoltre, siccome il ministero ha stanziato fondi pubblici per la campagna giovani conducenti, il Comitato, insieme a una commissione creata appositamente, sta valutando come utilizzare tale contributo. Poi, stiamo lavorando col ministero dell’Istruzione e, probabilmente già dal prossimo anno scolastico, attiveremo borse di studio per i CPIA (Centri di istruzione professionale per adulti), dove chi sta prendendo il diploma potrebbe avere una borsa di studio, se nel contempo acquisisce anche la patente e la CQC. Nello stesso tempo stiamo cercando di semplificare la normativa europea sulle patenti e sulle qualificazioni, mentre, insieme alla direzione generale della motorizzazione, stiamo studiando la possibilità di modificare il codice della strada per consentire di guidare con la patente B i veicoli fino a 4,5 ton, cioè i veicoli per la distribuzione urbana elettrici, che stanno prendendo piede ma pesando più di 3,5 ton richiedono una patente superiore. Insomma, lavoriamo a tutto campo con interventi di breve periodo, legati a patenti e semplificazione, di medio periodo, espressi con incentivi e borse di studio, e di lungo periodo, mirati a realizzare aree di sosta.

Dalle aziende che scompaiono e quelle che si fatica a far scomparire. Parlo delle aziende senza veicoli per le quali un anno fa è stata lanciata un’operazione pulizia. A che punto è?

Premesso che il nostro obiettivo non è di fare pulizia, ma di regolarizzare l’iscrizione, devo riconoscere che il dato è inquietante. L’anno scorso a novembre le aziende senza veicoli erano più di 20 mila, a fine aprile ne gestiamo 18 mila. Sono tantissime, ma in realtà la normativa, anche europea, non ci aiuta, nel senso che per accedere al mercato basta avere un veicolo, a qualunque titolo lo si possegga. Quindi anche in noleggio. La mia idea, da concordare con le associazioni di categoria, è quella di registrare al CED della motorizzazione i contratti di noleggio, per avere almeno un elemento con data certa, un riscontro per distinguere chi agisce senza veicoli, da chi invece dispone ne ha in disponibilità tramite noleggio. Inoltre, fin dall’anno scorso abbiamo iniziato a verificare anche le imprese non iscritte alla Camera di Commercio. E ne abbiamo trovate una marea. Solo nel 2021 ne abbiamo cancellate 9.500 – delle quali circa 8.000 senza veicoli – per arrivare oggi a circa 10.000. Tra queste ci sono alcune aziende che avevano veicoli e li revisionava pure, ma le abbiamo cancellate perché abusive a tutti gli effetti. Di quelle senza veicoli abbiamo avviato una verifica a tappeto sulla regolarità della loro iscrizione all’albo e al registro elettronico nazionale, ma anche dei veicoli, del rapporto di lavoro degli autisti e così via. Ebbene, abbiamo attivato quasi 17.000 verifiche ed è risultato che circa 5.500 non esistono, nel senso che o sono fallite, in liquidazione oppure sospese, però risultano ancora iscritte e quindi le stiamo monitorando in attesa di cancellarle. Infine, un altro dato allarmante riguarda il fatto che delle 17.000 aziende verificate, quasi 6.000 non hanno implementato in maniera corretta il requisito di stabilimento, uno dei tre requisiti richiesti, insieme all’idoneità professionale e finanziaria, per esistere come impresa. Quindi, stiamo svolgendo le ultime verifiche insieme agli uffici della motorizzazione, in quanto titolari degli albi provinciali, e poi vedremo. Ripeto, il fine è di regolarizzarle, se ci non riusciamo le cancelleremo. E comunque, tra il 2022-2023 conto di verificare quasi tutte le imprese e spero di ottenere non una moria, ma una struttura migliore del settore.

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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