Il segreto sta nella rete. Tante aree di sosta sicure sparse per l’Europa, in punti strategici in cui il traffico pesante è intenso e gli autisti hanno bisogno di trovare un posto piacevole dove riposare, ma anche fare cose, come lavare gli indumenti o il mezzo, guardare un film o noleggiare un’auto per trascorrere un weekend da turista. Insomma, riappropriarsi di una condizione di normalità pur a tanti (a volte tantissimi) chilometri da casa.
È il modello di Pere Padrosa Pierre, patron di una delle aziende di autotrasporto più importanti della Catalogna con sede a Figueras, città di Salvador Dalì, e con circa 100 anni di storia alle spalle. Da una costola della capogruppo è nata Truck Parking Network con in pancia un piano ambizioso: pensare alla sosta sicura per gli autisti in tutt a Europa. Il brand si chiama Nection e presto diventerà familiare a chi guida un camion: sono già operative due aree, una a Llers, vicino a Girona in Spagna, l’altra a Calais, in Francia, entro luglio entrerà in rodaggio Ronchis (Latisana) in Friuli, prima di tre infrastrutture previste in Italia, una ad Alessandria e l’altra a Bologna, salvo in una seconda fase prendere in considerazione anche un punto al sud. Gli abbiamo chiesto perché un imprenditore privato investe in un business che in Italia non sembra decollare. Ci ha risposto con metodo: puntiamo sulla rete, abbiamo un modello. Ecco qual è.

Perché ha deciso di investi re in aree di sosta sicure per mezzi pesanti?
La catena logisti ca è molto ben progettata per l’ultimo miglio e per tutto ciò che riguarda i contratti di magazzinaggio. Ma normalmente il camion è visto come una commodity per spostarsi dal punto A al punto B. Del percorso tra i due punti , però, nessuno si è mai occupato. In linea di principio, le autorità pubbliche investi vano in strade e autostrade, ma non in infrastrutture specifiche per il trasporto su strada o intermodale. Ormai siamo consapevoli che non può essere un’infrastruttura pubblica, perché parliamo di economia di mercato, fatta da privati. E quindi deve esserci un investimento privato, magari sorretto da sovvenzioni come sta facendo l’Europa.
Avete ricevuto finanziamenti dall’Europa?
Sì, ne abbiamo avuti per alcuni progetti, in particolare per l’area di sosta che stiamo realizzando in Italia. Sono molto importanti perché ci aiutano ad andare più velocemente. Anche perché i fondi privati sono limitati.





Quanto avete avuto per l’investimento italiano?
Il finanziamento CEF prevede una sovvenzione del 50% per la costruzione, ed è quella che abbiamo ricevuto. Ma noi abbiamo investito sul totale della realizzazione, compresi i terreni. Quindi non possiamo dire di aver ricevuto metà dell’investimento, ma solo il 50% dei fondi per la costruzione dell’area di parcheggio.
Il vostro è un business plan molto ambizioso…
È nostra intenzione realizzare una rete di 48 aree di sosta in tutta Europa, sui 7 corridoi paneuropei. L’abbiamo divisa in quattro fasi e la prima, quella in corso, prevede 18 aree di sosta. Attualmente stiamo completando la quarta, altre 7 sono in fase di permessi e prime realizzazioni. Contiamo di terminare questa fase entro il 2027 e l’intera rete entro il 2030.
Le prime due sono in Italia, Lati sana e Alessandria?
C’è anche un’area a Bologna, che rientra nel primo gruppo insieme ad Aix-en-Provence, Montélimar, Calais e Metz in Francia, Llers e La Jonquera in Spagna, Saint Paul in Austria, Lipsia in Germania, Moerdijk in Olanda, Hoce e Maribor in Slovenia.
Avete un business plan per ogni area?
Sì, ma in genere cominciano a diventare redditizie a partire dal terzo anno.
Qual è il modello?
Partiamo dal presupposto che ogni area deve trovare il proprio punto di redditività. Sono tutte a pagamento, ma il costo viene compensato all’azienda dalle riduzioni del premio assicurativo, da migliore assistenza, da maggiore sicurezza ed efficienza ottenuta riducendo le ore perse. Puntiamo a un modello unico replicato nelle 48 aree: abbiamo capito che non valeva la pena investire in una o due aree di sosta; quello che funziona è la rete che offre un servizio completo ai clienti che viaggiano in Europa. Ci occupiamo del benessere dei conducenti che troveranno le stesse modalità e gli stessi servizi in ogni area. Infrastrutture uguali, ma personale locale per creare occupazione e per portare in questi luoghi la cultura del posto tramite lingua e gastronomia.
Il governo spagnolo vi ha supportato?
No, i finanziamenti sono stati solo europei.
Spesso si dice che le aree di sosta sicure e certi ficate evitano le periferie d’Europa come il Sud…
Abbiamo previsto di estendere la nostra rete anche all’Italia meridionale. Questo succederà nella fase conclusiva del nostro progetto.
Ci può dire in quale regione del Sud pensate di costruire un’area di sosta?
Per il momento no, per ora partiamo dal Nord dove c’è più traffico. Del resto, siamo imprenditori…
Quando aprirete l’impianto di Ronchis (Lati sana)?
Ufficialmente a settembre, ma nella seconda metà di luglio è partito il rodaggio.
E allora, buon lavoro, anzi, buona strada!
Questo articolo fa parte del numero di luglio/agosto 2025 di Uomini e Trasporti: un numero che contiene un’ampia inchiesta sulle aree di sosta per camion.
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