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Le critiche della UIR al decreto Monti: «ma dove sono gli interporti?»

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Il mondo dei trasporti freme. E mentre dalla strada arriva la proclamazione del fermo, primo grande impegno per il viceministro Ciaccia (fresco di delega per l’autotrasporto) e il decreto Monti allarga alla modalità stradale l’ambito di competenza delle nascente Authority dei Trasporti, un altro articolo dello stesso decreto – l’art. 46 – fa un po’ di confusione sul ruolo degli interporti, suscitando le critiche di questo settore. In particolare, l’Unione Interporti Riuniti ritiene che l’articolo in questione «affidi materie inerenti proposizioni di ordine politico-strutturale a un Decreto Legge, tra l’altro in una tempistica estremamente emergenziale, che oltre ai contenuti, anche sul piano terminologico, lascia profondi dubbi sulla validità delle ricadute funzionali ed economiche per il Paese». Inoltre, così facendo si vanno a contraddire gli indirizzi normativi europei già fatti propri dal nostro Paese.
L’Unione Interporti Riuniti argomenta come «il criterio di retro-porto non chiarisce quanto ad oggi le stesse Commissioni Parlamentari, ancora in operatività, hanno all’unanimità delle componenti politiche, indicato quale migliore coniugazione fra porti e interporti per il potenziamento quali-quantitativo dei porti nel sistema complessivo della logistica Italo-Europea». Ragion per cui tanto vale che la riforma del sistema della logistica sia lasciato al Parlamento che ad oggi – spiega la UIR – «ha mostrato competenze e sensibilità uniche in Europa e da essa riconosciute».
In più l’Unione presieduta da Alessandro Ricci si dice contraria anche all’estemporaneo finanziamento CIPE di 20 milioni di euro a una non meglio definita piattaforma logistica di Fiumicino, «finanziamento che assolutamente non può essere attribuito al comparto degli interporti italiani che ad oggi hanno solo richiesto definizioni normative e non economiche».

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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