Il caro gasolio mette soltanto in ginocchio i bilanci delle imprese di autotrasporto e sta esasperando la categoria, dividendola tra chi sceglie la protesta e chi ritiene che le soluzioni debbano essere cercate attraverso il confronto con il Governo. Una frattura esplosa nel Mezzogiorno, dove da giorni si susseguono presidi e manifestazioni spontanee, e che ora arriva sul tavolo del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Con una lettera inviata via PEC oggi, undici sigle nazionali dell’autotrasporto hanno chiesto un intervento urgente per garantire la sicurezza dei conducenti e la libera circolazione delle merci nelle province di Brindisi e Foggia, denunciando episodi che, secondo le segnalazioni ricevute dalle imprese associate, avrebbero superato i confini della protesta pacifica. A firmare il documento sono ANITA, CNA-FITA, Confartigianato Trasporti, FAI, FEDIT, FIAP, SNA Casartigiani, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi, UNATRAS e ASSOTIR che tuttavia qualche giorno fa avevano inviato un’altra lettere alla Premier Giorgia Meloni per richiamare l’attenzione sull’emergenza dei costi del carburante. La lettera di oggi è stata inviata per conoscenza anche al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, ai prefetti e ai questori di Brindisi e Foggia.
Le denunce: camion fermati e conducenti intimiditi
Il passaggio più grave della lettera riguarda quanto sarebbe accaduto nella notte tra il 12 e il 13 ottobre. Secondo le associazioni, alcuni conducenti sarebbero stati affiancati da altri veicoli e indotti a entrare in aree di servizio, dove sarebbero poi stati bloccati da mezzi pesanti disposti di traverso. Le segnalazioni riferiscono anche di un clima intimidatorio, con persone che avrebbero brandito oggetti contundenti. Si tratta di episodi denunciati dalle associazioni sulla base di testimonianze e materiale fotografico e video, la cui ricostruzione non risulta ancora accertata dalle autorità. I conducenti coinvolti, sottolineano le rappresentanze, sarebbero lavoratori dipendenti di imprese che non hanno aderito alla mobilitazione, costretti a interrompere il servizio contro la propria volontà, con conseguenze anche sul rispetto dei tempi di guida e di riposo e sulla sicurezza delle merci. «La sicurezza delle persone viene prima di tutto: per chi sceglie di fermarsi, come per chi sceglie di lavorare», scrivono le undici organizzazioni, che chiedono a Piantedosi un presidio costante delle aree di servizio e delle principali arterie interessate, la rimozione degli eventuali ostacoli e la liberazione dei mezzi trattenuti. Le associazioni sollecitano inoltre un monitoraggio della situazione nei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, con l’individuazione di un referente a cui trasmettere tempestivamente le segnalazioni. La richiesta è di ricevere una risposta entro 24 ore, anche alla luce del possibile ampliamento della mobilitazione nei prossimi giorni.
FIAP: rispettare che protesta, ma garantire chi vuole lavorare
Sulla stessa linea si colloca FIAP, che in una nota distingue nettamente il diritto alla protesta dalla possibilità di impedire ad altri operatori di svolgere la propria attività. L’associazione afferma di rispettare la scelta di chi decide di fermarsi, ma ribadisce che i problemi strutturali del settore devono essere affrontati nei tavoli istituzionali, dove sostiene di portare quotidianamente le richieste delle imprese. «Chi sceglie di lavorare deve però poterlo fare, e la sicurezza delle persone viene prima di tutto», sottolinea FIAP, che ha scritto direttamente ai prefetti e ai questori di Brindisi e Foggia dopo aver ricevuto segnalazioni di imprese impossibilitate a effettuare i trasporti a causa dei blocchi. «Nessuna protesta deve mettere a rischio una vita», avverte l’associazione. FIAP richiama anche due novità sul fronte degli aiuti. Secondo le informazioni acquisite presso il MIT, il Ministero avrebbe avviato la raccolta della documentazione necessaria al pagamento del saldo della prima annualità 2023-2024 del Sea Modal Shift, lavorando anche alla seconda annualità, con l’obiettivo di effettuare i pagamenti già a novembre. Inoltre, il credito d’imposta sul gasolio acquistato tra marzo e agosto 2026 dovrebbe essere disponibile nel cassetto fiscale delle imprese nelle prossime settimane.


