Continua la corsa al rialzo dei prezzi dei carburanti dopo lo shock della guerra in Iran, la crisi in Medio Oriente e la paralisi del traffico nello Stretto di Hormuz. Secondo la rilevazione di Federpetroli, oggi è atteso un nuovo rialzo dei prezzi alla pompa con il gasolio venduto a 1,889 al litro in media e la benzina super a 1,729 euro. Anche il gas arriva a 64,34 Euro/MWh al TTF di Amsterdam, mentre il Brent sfonda la soglia psicologica dei 100 dollari al barile attestandosi a 106,70 $/B. Contro gli aumenti repentini (leggi anche l’articolo sulle rilevazioni del costo del gasolio extrarete) si sono levate molte voci provenienti dal mondo dell’autotrasporto, ma anche dell’economia in generale e dei consumatori. Tanto da indurre l’esecutivo a delineare una strategia correttiva con il taglio delle accise che potrebbe arrivare già a partire da domani.
Durante il weekend, anche sollecitato dall’opposizione, il governo ha aperto all’ipotesi di tagliare le accise sui carburanti (dopo averle aumentate a inizio anno) ma, come si apprende da fonti vicine al dossier, sotto il profilo giuridico, servirebbe un decreto da approvare in Consiglio dei ministri. E dunque un provvedimento urgente ma con il consueto iter dei decreti-legge governativi. Il meccanismo sarebbe quello delle accise mobili, introdotto con una norma del 2023, secondo la quale Mef e Mase, se i prezzi aumentano molto sulle media di bimestre precedente, possono abbassare le accise che pesano sui prezzi dei carburanti e far così scendere i listini alla pompa, compensando con l’extra gettito Iva garantito dai rincari dei carburanti. Il passaggio, però, deve essere incluso in un decreto legge d’urgenza che domani potrebbe arrivare al Consiglio dei ministri, precedentemente convocato per l’approvazione del Piano casa, con il quale l’effetto sui prezzi finale dovrebbe essere immediatamente visibile, seppure è difficile capire l’entità del ribasso.
Quotazioni in salita
I prezzi del greggio sono in continua salita e le quotazioni sono fuori dalla scala della normalità – il Presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia – Senza intervento del Governo, la situazione diventa difficile. Parliamo di prodotti necessari ai consumi quotidiani. Il nostro Paese necessita di una Strategia Energetica Nazionale che oggi non esiste, una politica energetica che permetta, in qualsiasi contesto economico e di criticità estera, di rendere l’Italia indipendente ed evitare situazioni di difficoltà per i consumatori italiani”.
Autotrasporto il primo a pagare il conto
Proprio sulle ricadute dell’aumento del gasolio sui costi del trasporti era intervenuto anche Paolo Uggè, numero uno di FAI, ribadendo che “il prezzo della pasta non la fanno i camion”, in quanto il peso delle tariffe di trasporto sul costo finale dei prodotti è riconducibile all’8-9 percento. Uggè ha quindi puntato il dito contro chi vuole speculare imputando all’autotrasporto aumenti generalizzati. “Per questo Fai ha chiesto al Governo una cabina di regia per affrontare la situazione – si legge in una nota – Servono interventi chiari: agire in sede europea per sospendere i vincoli sugli aiuti di Stato, eliminare norme distorsive come l’ETS e fermare le derive ideologiche del Green Deal. Serve inoltre aggiornare subito i costi della sicurezza definiti dal Ministero dei Trasporti e rafforzare i controlli contro le pratiche che
falsano la concorrenza. Perché una cosa deve essere chiara: gli autotrasportatori non sono il
problema. In molti casi sono i primi a pagare il conto”.


