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Lituania: autisti di Paesi terzi trattati come schiavi

Un documentario lituano dell’emittente LaisvesTV denuncia la condizione di schiavitù in cui versano autisti di Paesi terzi impiegati in grandi società di trasporti internazionali lituane. Situazioni allucinante, in parte note, che raggiungono livelli difficili da immaginare

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A soli nove mesi dall’uscita del Pacchetto Mobilità, il documentario «Lorry Slaves: Immigrant Exploitation in Lithuania», condotto dall’emittente lituana LaisvesTV, sta creando molto scalpore in Europa. Le ragioni? Vengono denunciate e documentate attraverso un video di due ore le condizioni di schiavitù in cui versano autisti provenienti da Paesi terzi al servizio di grandi società di trasporti internazionali lituane. Le immagini sono molto forti e, anche senza conoscere la lingua lituana, parlano da sole.

Ciò che si evince è una sorta di grande truffa sostenuta tramite riduzione in schiavitù di esseri umani e sul traffico con cui vengono movimentati. Si dirà, argomenti già sentiti in passato, ed è vero. Però vederli documentati in modo così crudo e attraverso immagini inequivocabili fornisce la prova che il fenomeno abbia assunto dimensioni maggiori di quanto si potesse immaginare.

Perché dalle testimonianze degli autisti emerge in modo evidente che:

  • i salari degli autisti non sono pagati o lo sono soltanto in parte, dopo averli assoggettati a massicce detrazioni spesso frutto di pesanti sanzioni che vengono applicate agli uomini alla guida per inezie di ogni tipo;
  • i documenti dei conducenti – quali carte di identità o passaporti – vengono di fatto sequestrati, per essere utilizzati come strumento di ricatto o di pressione nel momento in cui rivendicano retribuzioni maggiori;
  • gli autisti vengono costretti a violare normative di vario tipo, ma soprattutto viene loro richiesto di infrangere le disposizioni europee in materia di tempi di guida e di riposo;
  • il riposo obbligatorio lungo – sempre a proposito di violazioni di normative – non viene quasi mai rispettato e, se anche dovrebbe essere consumato lontano dal camion, viene trascorso all’interno della cabina, anche se l’azienda fornisce agli autisti una finta fattura con cui provare di aver usufruito per la notte di una struttura alberghiera;
  • l’unica formazione impartita ai conducenti è quella con cui insegnare loro a conducenti vengono chiaramente istruiti su come infrangere la legge e come reagire se scoperti dalla polizia. In particolare, gli autisti vengono istruiti a registrare in modo anomale i tempi di lavoro, nel senso che, per esempio, le attività di carico e di scarico vengono considerate come pausa o riposo;
  • in diversi casi, in particolare quando pretendono di ottenere il rispetto dei propri diritti o quando si rifiutano di infrangere la legge, gli autisti vengono picchiati e trattati in modo animale.

Altro aspetto inquietante che emerge dal documentario riguarda l’elevato tasso di mortalità tra i conducenti causato dagli incidenti stradali. In qualche caso si sono registrati decessi in area di sosta, per ragioni non meglio precisate. Un ipotetico complice, in tal senso, potrebbe essere stato in qualche caso anche l’esposizione a ritmi di lavoro pesanti, spesso in condizioni climatiche proibitive.

Dopo la pubblicazione del documentario, la federazione europea dei lavoratori dei trasporti ETF ha inviato una lettera all’Unione europea chiedendo di farsi carico del problema. Anche in considerazione del fatto che dai dati pubblicati dalla Commissione risulta proprio che la Lituania è tra i due principali Stati membri che “importano” cittadini di paesi terzi per impiegarli nell’autotrasporto comunitario. Per la precisione, nel 2019 c’erano 200.000 cittadini di paesi terzi impegnati nel trasporto internazionale su strada all’interno dell’UE, molti di più rispetto a circa 150.000 nel 2018. Il 70% di questi conducenti lavorava grazie ad attestati di conducente rilasciati da Polonia e Lituania.

Redazione
La redazione di Uomini e Trasporti

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