HomeProfessioneLogisticaIl cibo c'è, ma non arriva. Oppure arriva e va buttato: il rischio cyber nella distribuzione alimentare

Il cibo c’è, ma non arriva. Oppure arriva e va buttato: il rischio cyber nella distribuzione alimentare

In Francia un attacco informatico manda fuori controllo i frigoriferi di centinaia di supermercati, distruggendo le scorte. Nei Paesi Bassi un diverso incidente blocca centri distributivi e consegne a domicilio. Due episodi distinti rivelano la stessa vulnerabilità: la catena alimentare dipende sempre più da sistemi digitali che, se compromessi, possono interrompere la distribuzione delle merci

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Per distruggere tonnellate di prodotti alimentari non serve fermare un camion, bloccare un magazzino o interrompere una fornitura elettrica. Può bastare modificare da remoto la temperatura di un frigorifero. È quanto accaduto in Francia nella notte tra l’11 e il 12 ottobre, quando un attacco informatico ha compromesso i sistemi di refrigerazione di centinaia di supermercati, facendo salire in alcuni casi le temperature fino a 50 gradi. Il risultato: prodotti freschi e surgelati da eliminare, impianti da ripristinare e scaffali da rifornire nuovamente.

Secondo le autorità francesi, i punti vendita coinvolti sono circa 700, tra cui supermercati delle insegne Intermarché, Netto, Carrefour, Coopérative U e Monoprix. Le perdite dichiarate da Intermarché ammontano a decine di milioni di euro.

Ma la vicenda assume un significato ancora più ampio se si considera quanto accaduto, quasi contemporaneamente, nei Paesi Bassi. Qui Albert Heijn, la principale catena di supermercati olandese, ha dovuto disattivare precauzionalmente alcuni sistemi informatici a seguito di un incidente di cybersecurity. Il blocco ha interessato anche la logistica, interrompendo temporaneamente le attività di alcuni centri distributivi e le consegne a domicilio. Il 14 ottobre l’azienda ha annunciato il ritorno in funzione dei centri, mentre le consegne online risultavano ancora sospese.

Le autorità olandesi escludono, allo stato delle indagini, elementi che facciano pensare a un collegamento tra i due episodi. Ma la loro coincidenza temporale mette in evidenza due punti deboli della stessa filiera: la capacità di conservare la merce e quella di movimentarla.

La catena del freddo si interrompe anche a camion fermo

Il caso francese dimostra quanto sia cambiato il significato stesso di catena del freddo. Non basta più garantire che un prodotto viaggi alla temperatura corretta dal produttore al magazzino e da qui al supermercato. La continuità deve essere assicurata anche nell’ultimo anello, dove frigoriferi e celle sono governati da sistemi elettronici spesso accessibili da remoto.

Gli hacker hanno alterato i comandi di sbrinamento degli impianti, prolungandone il funzionamento e provocando aumenti anomali delle temperature. L’agenzia francese per la sicurezza informatica, ANSSI, ha segnalato numerose compromissioni di controller utilizzati negli impianti di refrigerazione, tra cui quelli prodotti da Danfoss, Copeland e Dixell. Molti dispositivi interessati erano obsoleti, non aggiornati o raggiungibili attraverso Internet.

La conseguenza non è stata soltanto informatica. Una volta compromessa la conservazione, la merce deve essere sottoposta a verifiche e, quando non è più garantita la sicurezza alimentare, eliminata. Anche ripristinando immediatamente il sistema, il prodotto deteriorato non può essere recuperato.

È qui che il danno si propaga lungo la filiera. Lo smaltimento delle merci, il riassortimento straordinario, la possibile riprogrammazione dei trasporti e il lavoro supplementare nei magazzini diventano componenti di un costo che va ben oltre quello della riparazione dell’impianto.

Quando si ferma il software, si ferma la distribuzione

Nei Paesi Bassi il problema si è manifestato in modo diverso. Albert Heijn ha disattivato preventivamente alcuni sistemi dopo aver rilevato un incidente di sicurezza informatica. I supermercati sono rimasti aperti, ma l’interruzione delle attività logistiche ha provocato difficoltà nei rifornimenti, particolarmente visibili sui prodotti freschi.

È un esempio concreto di quanto la distribuzione moderna dipenda dal coordinamento digitale. Ordini, disponibilità di magazzino, preparazione delle spedizioni, assegnazione dei carichi e organizzazione delle consegne sono processi integrati. Se viene meno il sistema che li governa, la presenza fisica delle merci non garantisce più la loro disponibilità sugli scaffali.

Il problema è particolarmente delicato nel settore alimentare, dove la riduzione delle scorte, la frequenza dei rifornimenti e la ricerca della massima freschezza hanno reso le filiere estremamente efficienti, ma anche sensibili alle interruzioni.

Nel suo aggiornamento del 14 ottobre Albert Heijn ha confermato la ripresa delle normali forniture di prodotti a lunga conservazione e il progressivo riavvio di quelle dei freschi. Un ripristino che richiede tempo e coordinamento anche quando i sistemi informatici tornano disponibili.

La nuova sfida: rendere resiliente una filiera sempre più efficiente

I due episodi europei sollevano una questione che riguarda direttamente operatori logistici, trasportatori a temperatura controllata e grande distribuzione organizzata. Negli ultimi anni l’innovazione ha puntato soprattutto a rendere più visibile e controllabile il flusso delle merci: monitoraggio delle temperature, tracciabilità in tempo reale, gestione automatizzata delle scorte, piattaforme condivise tra committenti e trasportatori. Strumenti che hanno migliorato efficienza e qualità del servizio, ma che richiedono anche nuove forme di protezione.

Il tema non è ovviamente di rinunciare alla digitalizzazione, quanto di evitare che un guasto, un’intrusione o il blocco precauzionale di un sistema possano trasformarsi rapidamente in un’interruzione della distribuzione. Questo significa proteggere i dispositivi connessi, prevedere allarmi termici indipendenti dai sistemi di controllo e predisporre procedure alternative per continuare a gestire merci e consegne durante un’emergenza informatica. Significa soprattutto considerare la cybersecurity una componente della continuità operativa, non una competenza confinata agli uffici informatici. Perché la distribuzione alimentare ha una caratteristica che la distingue da molte altre filiere: non può semplicemente aspettare che il problema venga risolto. Ogni ora di fermo può incidere sulla conservazione dei prodotti, sulla loro vita commerciale e sulla possibilità di recapitarli in tempo.

La vicenda francese e quella olandese restituiscono così un paradosso della logistica contemporanea: abbiamo imparato a conoscere in ogni momento dove si trova una merce, quale temperatura mantiene e quando arriverà a destinazione. Adesso dobbiamo imparare a garantire che tutto questo continui a funzionare anche quando il sistema digitale viene meno. Una sfida molto complessa…

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