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Non basta più la polizza professionale per dimostrare capacità finanziaria: le critiche di CNA-Fita

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Il requisito dell’idoneità finanziaria, richiesto per essere autorizzati all’esercizio della professione di autotrasportatore, fino a ieri poteva essere fornito anche tramite polizza professionale. Nella legge di Stabilità questa possibilità è venuta meno. O meglio le nuove imprese che dal gennaio di quest’anno presentano domanda di autorizzazione all’esercizio della professione di trasportatore possono ancora avvalersi dell’assicurazione di responsabilità professionale, ma soltanto per i primi due anni di esercizio della professione. A decorrere dal terzo anno la dimostrazione del requisito dovrà avvenire mediante la certificazione dei conti annuali dell’azienda di un revisore contabile e con l’attestazione rilasciata sotto forma di fidejussione bancaria o assicurativa.
Ovviamente, chi fino a ieri aveva utilizzato una polizza di responsabilità professionale non deve mettersi in regola da subito, ma alla scadenza della polizza stessa dovrà dimostrare la capacità finanziaria nei modi ricordati.
Questa innovazione non è piaciuta molto a CNA-Fita. Già in corso di approvazione della Legge di Stabilità aveva sollevato perplessità e richiesto di mantenere il precedente sistema e anche adesso che è legge dello Stato continua a esprimere forti perplessità.

In particolare, a essere sgradito all’associazione presieduta da Cinzia Franchini sono due aspetti. Innanzi tutto  il fatto di doversi rivolgere per la dimostrazione del requisito necessariamente al sistema bancario. «Ciò non significa solamente – si legge in una nota –che (le imprese di autotrasporto) dovranno affrontare costi molto elevati per il rilascio di una fidejussione bancaria, ma anche che in molti casi sarà richiesto loro di vincolare un deposito corrispondente alla cifra garantita con la conseguente riduzione della capacità di accesso al credito o, molto più semplicemente e frequentemente, che sarà negata loro qualsiasi fidejussione, con il risultato che dovranno cessare l’attività, considerato che si tratta di imprese che spesso si trovano in una situazione di sotto patrimonializzazione».

Il secondo aspetto sgradito riguarda la diversità di trattamento degli autotrasportatori italiani rispetto a quelli europee, visto che la relativa direttiva comunitaria consente di ricorrere per la dimostrazione della capacità finanziaria anche a polizze professionali.

Il problema ovviamente diventa tanto più critico quanto più è diffuso lo strumento della polizza professionale. Ebbene stando ai conti delle CNA-Fita relativamente a una regione-campione come le Marche, circa il 10-15% delle imprese hanno dimostrato in questo modo la propria idoneità finanziaria.
Una percentuale che, trasformata in numeri, equivale a qualche migliaia di impresa che domani mattina si dovrà porre il problema in questione. E secondo l’associazione artigiana non è assolutamente certo che riesca a trovare una soluzione. Ed ecco perché sta avanzando nuove richieste al governo affinché il provvedimento venga modificato. 

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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