Da oggi, 5 ottobre, e fino a domenica 11 ottobre torna «Focus on the Road», la campagna coordinata da ROADPOL, la rete europea delle Polizie stradali, dedicata alla distrazione alla guida. Nel mirino finiscono in particolare telefoni cellulari e dispositivi elettronici utilizzati mentre il veicolo è in movimento. L’operazione fa parte del calendario 2026 dei controlli coordinati europei e coinvolge anche i conducenti di camion e autobus.
Il telefono, del resto, è diventato il simbolo della distrazione al volante. È visibile, facilmente riconoscibile e soprattutto espressamente disciplinato dal Codice della strada. Ma proprio su Uomini e Trasporti abbiamo cercato negli ultimi mesi di allargare la domanda: siamo sicuri che distrarsi significhi soltanto avere uno smartphone in mano?
Quando siamo saliti sull’auto civetta
Il punto di partenza era stato un episodio della serie video «Check Point – Dentro l’attività di controllo», realizzato da K44 insieme alla Polizia Stradale di Bologna. Siamo saliti sulle pattuglie impegnate sull’A1 per vedere direttamente come viene individuato un conducente che utilizza il telefono alla guida e cosa succede dopo l’accertamento.
Il meccanismo è molto meno casuale di quanto possa sembrare. Una vettura civetta, senza i colori d’istituto, può affiancare camion e altri veicoli e consentire agli agenti di osservare ciò che accade all’interno dell’abitacolo. Se viene accertata una violazione, l’informazione passa alla pattuglia in livrea che segue il servizio e che può fermare il mezzo in sicurezza.
Il video mostrava quindi dall’interno proprio quel tipo di attività che questa settimana torna sotto i riflettori con la campagna ROADPOL.
Ma la distrazione non finisce nello smartphone
Da quel servizio era nata anche una quantità di domande da parte di chi guida per mestiere. E se mangio mentre guido? Se utilizzo il maxi-schermo della plancia? Se indosso un auricolare? Se guardo lo smartwatch?
Domande che abbiamo ripreso nell’inchiesta pubblicata sul numero 410, luglio/agosto 2026, di Uomini e Trasporti. Il punto era proprio distinguere tra ciò che il Codice vieta espressamente e un problema più ampio: tutto ciò che porta il conducente a togliere gli occhi dalla strada, le mani dal volante o, semplicemente, la mente dalla guida.
Il paradosso più evidente riguarda per esempio gli schermi integrati nel veicolo. Il telefono impugnato è espressamente sanzionato; un display di bordo che obbliga a navigare tra menu e funzioni non ricade automaticamente nella stessa fattispecie. Eppure, dal punto di vista dell’attenzione, pochi secondi trascorsi a cercare una funzione sul touchscreen possono produrre un effetto molto simile: la strada, per qualche istante, scompare dallo sguardo.
È anche per questo che l’inchiesta di UeT partiva da un dato pesante: nel 2024 la distrazione risultava associata a oltre 35 mila incidenti, il 15,7% del totale, quasi uno su sei.
Per chi guida un camion la questione assume poi un peso particolare. Non soltanto per massa, dimensioni e spazi di arresto del veicolo, ma perché la patente è uno strumento di lavoro: una sospensione non significa semplicemente rinunciare all’auto per qualche giorno, ma rischiare di non poter svolgere la propria professione.
Dopo il telefono, sotto la lente finisce l’AdBlue
La settimana ROADPOL riporta quindi l’attenzione sui controlli e anche Check Point continuerà a farlo.
Nei prossimi giorni pubblicheremo un nuovo episodio della serie realizzato ancora una volta insieme alla Polizia Stradale. Questa volta il protagonista sarà l’AdBlue: vedremo da vicino come vengono effettuati i controlli sui camion e come gli agenti cercano eventuali anomalie e manomissioni dei sistemi antinquinamento.
Dallo smartphone all’AdBlue cambia l’infrazione, ma resta la stessa domanda alla base di Check Point: quando un camion viene fermato, che cosa controlla davvero la Polizia Stradale e come lo controlla?
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Cellulare al volante? Così la Polizia ti becca all’istante | Check Point EP. 3
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Distratti al volante: ma la colpa è solo dello smartphone?
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