Il bello è che il corriere vero è arrivato. Solo che la merce non c’era più: era già stata caricata e portata via da un altro corriere, che però non era affatto il corriere incaricato.
Sembra una barzelletta da piazzale, ma dietro c’è una truffa da 15 mila euro e un meccanismo decisamente meno improvvisato di quanto possa sembrare. La vicenda ha come protagonista un’azienda che doveva spedire la propria merce. Il truffatore si è inserito nella normale organizzazione del trasporto fingendosi il vettore incaricato del ritiro. Non ha quindi dovuto inventarsi una spedizione, né convincere qualcuno a consegnargli qualcosa che non doveva partire. La spedizione esisteva davvero. Era solo cambiato, all’insaputa del mittente, chi sarebbe venuto a prenderla. Ed è qui che il trucco diventa interessante per chi lavora nella logistica.
Il colpo perfetto, o quasi
Il falso corriere arriva con una storia plausibile, si presenta nel momento giusto e si prende la merce. Dal punto di vista di chi la deve spedire, non c’è apparentemente nulla di strano: c’è una partita pronta, c’è qualcuno che dice di essere venuto a ritirarla e il viaggio deve partire. Il problema è che il nome del vettore non basta a dimostrare che il vettore sia davvero quello.
Il precedente di Castelplanio, nelle Marche, mostra quanto il copione possa essere costruito: nel luglio 2025 un uomo si era presentato in un’azienda tessile fingendosi dipendente del trasportatore incaricato. Aveva con sé documenti di trasporto falsi e, prima ancora, era partita una telefonata per preannunciare l’arrivo del corriere. Risultato: 147 capi d’abbigliamento, per oltre 15 mila euro, caricati e portati via. Solo dopo si era presentato il vero trasportatore.
Insomma, il falso corriere non deve entrare nella filiera. Deve soltanto convincere la filiera che ci sia già dentro.
Il punto debole è la fiducia
È probabilmente questo l’aspetto più interessante della vicenda. Nella logistica si è abituati a verificare documenti, targhe, ordini, destinazioni, vettori e sub-vettori. Ma molte operazioni quotidiane funzionano anche perché, a un certo punto, qualcuno si fida di qualcun altro. E il truffatore si infila esattamente lì.
Non serve nemmeno un attacco informatico particolarmente sofisticato. Basta raccogliere qualche informazione sulla spedizione, presentarsi con un’identità credibile e arrivare prima del camion giusto. Il vero paradosso è che il sistema può funzionare perfettamente e produrre comunque un furto. La merce è quella giusta, l’indirizzo pure così come il ritiro e persino il trasporto esiste davvero. È sbagliato soltanto il corriere. E forse è proprio questa la parte più inquietante della storia: non si tratta di difendersi da qualcuno che vuole entrare nella catena logistica. Bisogna anche evitare che qualcuno possa fingersi parte della catena logistica. Perché stavolta il veicolo è arrivato. Solo che era quello sbagliato.


