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CQC scaduta, il fermo del veicolo può essere revocato anche dall’autorità amministrativa

La Prefettura di Catanzaro ha dato ragione all’azienda Busacca Agenzia Trasporti per quanto riguarda lo sblocco del fermo del veicolo, anche in anticipo sui tempi di legge, in quanto questo risultava strumentale ed indispensabile all’attività lavorativa della ditta coinvolta

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Oggi trattiamo un caso piuttosto raro di un ente della Pubblica Amministrazione che pone in essere un’ordinanza che in parte smentisce un provvedimento di un altro organo sempre della PA.

In altri termini vedremo come una Prefettura abbia deciso di revocare un fermo amministrativo di un veicolo, pena accessoria per una multa per CQC scaduta.

IL FATTO

Un autista dell’azienda Busacca Agenzia Trasporti Giovanni  di Vittoria, in provincia di Ragusa, è stato trovato ad un controllo della Polizia stradale con la CQC scaduta. Di conseguenza è stata inflitta una multa salata di 2.030 euro, accompagnata dalla pena accessoria del classico fermo amministrativo del veicolo per 90 giorni. Ora questa seconda sanzione, come sappiamo, è particolarmente gravosa per un’azienda di trasporto, anche perché se per qualche motivo dopo questo lasso di tempo non interviene un provvedimento di sgravio, non torna tutto a posto automaticamente. In altre parole, se non c’è un’autorità di qualche tipo che revoca il fermo, questo persiste e quindi il veicolo non può essere utilizzato, messo in prevendita, permutato, ecc. In altre parole, anche quando scade il fermo, di fatto il provvedimento resta iscritto nel portale ministeriale e, se non hai l’autorità che te lo sgrava, rimane bloccato.

A cercare di risolvere questa situazione è intervenuta Tania Andreoli, presidente di LAAIS (Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani), specializzata in diritto dei trasporti e della navigazione e con una lunga esperienza negli Stati Uniti dove si è occupata di dumping sociale degli autisti. L’avvocato ha opposto al provvedimento che il camion è un bene strumentale alla produzione del reddito dell’azienda, necessario all’attività d’impresa, citando in questo senso sia un parere della Cassazione che una sentenza del giudice di pace di Modena. In quanto bene strumentale, cioè, il camion non può essere oggetto di un sequestro, ma semmai si dovrà convertire la sanzione accessoria in pecuniaria, come peraltro è poi successo (ci sarà comunque ricorso da parte del LAAIS per dimostrare la buona fede dell’azienda e di conseguenza rivedere anche il quantum inflitto).

LA DECISIONE

In casi come questi solitamente (e qui sta l’originalità della vicenda) è il giudice di pace a decidere di revocare il fermo (se lo ritiene corretto). Ma diversamente la Prefettura di Catanzaro ha deciso che l’argomentazione del ricorrente era valida e cioè che il camion era – lo ripetiamo – un bene strumentale alla produzione del reddito dell’azienda che veniva usato per il suo business e di conseguenza ha revocato il fermo. Decisione insolita quella di un organo del Ministero dell’Interno che «sgrava» un provvedimento di un altro organo del MI come la polizia stradale.

La Prefettura calabrese, in sostanza, elimina con ordinanza il fermo dopo circa due mesi, in anticipo sulle tempistiche di legge, e al posto del giudice di pace che normalmente se ne occupa. Un certo peso su questo risultato l’ha avuta sicuramente una perizia giurata da parte del commercialista dell’azienda che spiega come nel periodo del fermo questa abbia perso volumi di traffico importanti per quasi 30.000 euro di perdita, a cui vanno sommate le penali di clienti che non hanno ricevuto il servizio.

LE CONSEGUENZE

Al di là dunque del disagio provocato e dalle perdite economiche non recuperabili, la decisione della Prefettura apre un nuovo capitolo nella gestione del fermo amministrativo: un’interpretazione più elastica di questi provvedimenti, più pratica e rispettosa del business aziendale. Questa tendenza speriamo venga accolta sia dall’amministrazione che dalla giurisprudenza, in aiuto di attività di trasporto che già hanno mille problemi da affrontare senza dover rinunciare all’utilizzo dei propri camion.

A questo riguardo Andreoli sta preparando una relazione, sollecitata dallo stesso prefetto di Catanzaro, con una serie di suggerimenti per correggere a livello codicistico alcune forzature normative del settore autotrasporto. Tra poco dovrebbe inoltre aprirsi un tavolo tecnico ministeriale di trattativa a Roma che si occuperà di vari temi al riguardo, tra cui quello dell’art.179 CdS che prevede come sanzione anche la sospensione in caso di manomissione tachigrafo, senza peraltro prendere in considerazione l’utilizzo della doppia scheda. Oltre a Catanzaro anche le Prefetture di Salerno e Roma hanno dimostrato grande interesse per queste proposte di modifica.

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