Il petrolio del gasolio è un termometro perfetto per misurare l’illegalità. Ogni qualvolta supera una certa soglia, ecco che cresce automaticamente anche il valore economico dell’evasione fiscale. Accise, IVA e differenze di prezzo diventano infatti il margine sul quale si costruiscono le frodi. Più il carburante costa, maggiore è il guadagno ottenibile introducendo sul mercato prodotto irregolare, agricolo, estero o in qualche modo privo delle imposte dovute.
Non è una novità. È un meccanismo che gli investigatori conoscono da anni e che puntualmente riemerge nei momenti di forte tensione sui mercati energetici. L’attuale fase, segnata dall’aumento delle quotazioni del petrolio e ancora di più dei prodotti raffinati, sembra riproporre esattamente questo schema. Le operazioni condotte dalla Guardia di Finanza nelle ultime settimane sembrano raccontare proprio questa tendenza.
La più rilevante riguarda l‘area milanese, dove è stata scoperta una complessa frode internazionale sull’IVA che avrebbe consentito l’immissione sul mercato di enormi quantitativi di benzina e gasolio a prezzi artificialmente bassi. Il sequestro supera i 60 milioni di euro e il meccanismo contestato avrebbe alterato profondamente la concorrenza tra gli operatori regolari.
Sempre nelle ultime settimane sono emersi diversi episodi legati al gasolio agricolo. Tra Catanzaro e la Germania è stato smantellato un sistema che sfruttava il carburante agevolato destinato all’agricoltura, mentre tra Firenze ed Empoli sono stati sequestrati oltre 30 mila litri di gasolio agricolo miscelato e rivenduto come carburante per autotrazione.
Un’altra direttrice resta quella delle importazioni dall’Est Europa. Numerose cisterne vengono fermate perché il contenuto dichiarato – oli lubrificanti, liquidi tecnici o altri prodotti industriali – nasconde in realtà carburante destinato al mercato nero. Tra gli episodi più recenti figura anche un sequestro di oltre 31 mila litri nell’area romana.
Perché il fenomeno cresce proprio quando aumenta il prezzo?
La risposta è tutta nei numeri. Su un litro di gasolio grava una componente fiscale molto elevata tra accise e IVA. Se un’organizzazione criminale riesce a sottrarsi anche solo a parte di questo carico tributario, può vendere il prodotto a un prezzo inferiore rispetto ai distributori regolari ottenendo comunque margini enormi.
In altre parole, quando il diesel costa poco il vantaggio economico della frode diminuisce. Quando invece il prezzo supera determinate soglie, ogni autocisterna introduce sul mercato un valore illecito molto più elevato. È il motivo per cui, storicamente, le fasi di forte rincaro dei carburanti coincidono spesso con una recrudescenza dei traffici illeciti.
Non è solo evasione fiscale
Il danno non riguarda soltanto l’Erario. Le aziende di trasporto che acquistano carburante regolare si trovano a competere con operatori che possono rifornirsi a prezzi impossibili da praticare legalmente. Si altera così il mercato, premiando chi alimenta circuiti illegali e penalizzando le imprese corrette.
Esiste poi un ulteriore rischio: il carburante oggetto di miscelazioni abusive può non rispettare le specifiche tecniche previste, con conseguenze potenzialmente pesanti per motori, impianti di alimentazione e sistemi di post-trattamento dei veicoli industriali. E qui bisogna fare doppia attenzione, perché le case costruttrici di fronte a questi eventi storcono il naso nel riconoscere la garanzia del veicolo.
QUANDO UN PREZZO È TROPPO BASSO PER ESSERE VERO
Cinque segnali che dovrebbero insospettire di fronte a un’offerta di gasolio:
- sconti di 20-30 centesimi al litro rispetto al mercato;
- pagamenti richiesti esclusivamente in contanti;
- assenza di documentazione fiscale completa;
- carburante venduto da depositi o intermediari sconosciuti;
- fornitori incapaci di dimostrare la provenienza del prodotto.


