La tensione in Medio Oriente ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un vero e proprio collo di bottiglia energetico. Qui passa un quinto del petrolio mondiale e circa un quinto del GNL globale, con i principali Paesi esportatori del Golfo — Arabia Saudita, Iraq, Emirati, Kuwait, Iran e Qatar — che dipendono da questa rotta per vendere il loro oro nero.
Ogni giorno, circa 20 milioni di barili di greggio attraversano lo stretto, insieme a decine di LNG carriers. Con l’escalation militare, più di 150 navi sono ferme in attesa di poter transitare, mentre altre hanno invertito la rotta. Il blocco non è solo una questione geopolitica: rallenta i flussi fisici di energia e aumenta la pressione sui mercati.
PRODUZIONE ED EXPORT: I NUMERI CHIAVE
| Paese | Petrolio (mb/g) | Gas naturale (bcm/anno) | Note export via Hormuz |
| Arabia Saudita | 9–10 | 120–130 | 38–40% del petrolio via Hormuz |
| Iraq | 4–4,5 | 60–65 | Quasi tutto via Hormuz |
| Emirati Arabi Uniti | 3 | 60–65 | Parte bypassa lo Stretto via oleodotto |
| Kuwait | 2,5–2,7 | 40–45 | Dipende quasi totalmente da Hormuz |
| Iran | 3–3,5 | 250–260 | Usa in parte oleodotto Goreh‑Jask |
| Qatar | 1,3 | 175–190 | Export GNL quasi totalmente via Hormuz |
| Oman | 0,9 | 55–60 | Produzione modesta ma crescente |
MERCATI GLOBALI 2026
- Domanda petrolio: 103–104 mb/g
- Domanda GNL: 440–445 milioni tonnellate/anno (~600 bcm equivalenti)
- Prezzi attuali: Brent 77–78 $/bbl, WTI 70 $/bbl, TTF gas 38–39 €/MWh
Navi ferme e rotte alternative
Le compagnie marittime reagiscono: Maersk, Hapag-Lloyd, CMA CGM e MSC stanno evitando Hormuz e scegliendo il giro dell’Africa. L’effetto? Tempi di navigazione più lunghi, costi extra e surcharges, che si riflettono inevitabilmente sui carburanti e sulle forniture europee.
Impatti sull’autotrasporto italiano
L’aumento del petrolio e del gas si traduce direttamente in costi più alti per il trasporto merci:
| Scenario | Brent ($/bbl) | Gas TTF (€/MWh) | Gasolio €/l | Impatto % costi totali bilico | Note operative |
| Base | 80–90 | 40–45 | 1,85–1,95 | +4–6% | Shock contenuto, fuel surcharge gestibile |
| Stress | 90–100 | 50–55 | 2,00–2,10 | +6–8% | Limitazione flussi Hormuz, surcharge necessario |
| Blocco prolungato | 100–110 | 55–60 | 2,10 | +8–10% | Blocchi o deviazioni via Africa, impatto massimo |
ESEMPIO: un bilico che consuma 30.000 litri/anno spenderebbe 6.000–12.000 € in più solo per il gasolio. Per chi usa LNG o elettrico, i costi aumentano meno rapidamente, ma l’energia segue comunque il prezzo del TTF europeo.
L’Italia trema: bollette a rischio aumento fino al 37%
La chiusura dello Stretto di Hormuz genera conseguenze in Italia anche da altri punti di vista, in quanto oltre al petrolio (e quindi al gasolio), oltre al gas naturale potrebbero subire un incremento anche altre tariffe legate a forniture energetiche. Cerchiamo di capire facendo un passo indietro. Ricalcoliamo cioè quanto i volumi di petrolio e GNL
Il motivo di tanta preoccupazione risiede nei numeri impressionanti del traffico che ogni giorno attraversa questo imbuto geostrategico.
| Risorsa energetica | Volumi in transito | Peso sull’offerta globale |
|---|---|---|
| Petrolio | Tra 17 e 21 milioni di barili al giorno. | Circa il 20-25% del consumo mondiale di petrolio. |
| Gas Naturale Liquefatto (GNL) | Circa un quarto delle esportazioni mondiali. | Quasi il 20% del GNL mondiale, in particolare quello esportato dal Qatar. |
Questi dati mostrano come un’azione di blocco in un punto così specifico possa avere ripercussioni a catena su scala mondiale. Per l’Italia, il nervo scoperto è soprattutto il gas naturale. Il nostro Paese, infatti, dipende in modo massiccio da questa risorsa per la produzione di energia elettrica: nel 2024, il 44% dell’elettricità nazionale è stata generata da centrali a gas, una percentuale quasi tre volte superiore alla media dell’Unione Europea, che si ferma al 16%.
Questo squilibrio nel mix energetico ci rende estremamente vulnerabili alle fluttuazioni del mercato del gas. La chiusura di Hormuz colpisce direttamente uno dei nostri principali fornitori di Gas Naturale Liquefatto (GNL), il Qatar, le cui navi metaniere devono necessariamente attraversare lo stretto per raggiungere i mercati occidentali. Non a caso, il Qatar rappresenta il 45% delle importazioni italiane di GNL via mare.
L’impatto di questa crisi si farebbe sentire direttamente sui portafogli degli italiani e delle aziende del paese. Uno shock prolungato a Hormuz potrebbe provocare un aumento delle bollette fino al 30% per l’elettricità e al 37% per il gas. Per una famiglia tipo, ciò significherebbe una spesa aggiuntiva di oltre 250 euro all’anno. A questo si aggiungerebbe l’inevitabile rincaro dei carburanti, con il prezzo della benzina che potrebbe superare la soglia psicologica dei 2 euro al litro. La stabilità di un passaggio a migliaia di chilometri di distanza si rivela, ancora una volta, un fattore determinante per l’economia e la vita quotidiana del nostro Paese.


