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La leva delle accise e il nodo dell’efficienza: le proposte della L.A.A.I.S.N. per l’autotrasporto

Accise, inefficienze logistiche e costi operativi: la Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani Nazionali propone tagli temporanei, crediti d’imposta e una riorganizzazione del sistema per ridurre i chilometri a vuoto e migliorare la competitività del settore

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In un contesto segnato da instabilità geopolitica, volatilità dei costi energetici e crescente pressione sui margini, il tema della libertà operativa delle imprese di autotrasporto torna al centro del dibattito. È da questa premessa che parte la riflessione della Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani Nazionali (L.A.A.I.S.N.), che mette sul tavolo una serie di proposte mirate, con un focus particolare sul nodo delle accise e sull’efficienza strutturale del sistema logistico.

Secondo l’associazione, il comparto continua a muoversi in una logica emergenziale, fatta di interventi tampone e misure che non incidono sulle criticità di fondo. «Si assiste quotidianamente alla divulgazione di falsi proclami che, piuttosto che supportare l’autotrasporto, lo sminuiscono», afferma la presidente Tania Andreoli, sottolineando come la frammentazione del settore e la contrapposizione tra grandi flotte e PMI rischino di indebolire ulteriormente la filiera.

Accise: tra doppia imposizione e inefficienze operative

Il tema delle accise sui carburanti resta uno dei punti più critici. La L.A.A.I.S.N. le definisce una «doppia imposizione fiscale», aggravata da inefficienze strutturali che amplificano l’impatto sui costi operativi: tempi di attesa nei poli logistici, viaggi a vuoto e scarsa ottimizzazione delle rotte.

In questo quadro, la proposta si articola su due livelli:

  • interventi immediati, come tagli temporanei alle accise o crediti d’imposta nei momenti di picco dei prezzi;
  • revisione strutturale del modello, guardando anche al passato, con il richiamo a un sistema in cui parte dell’onere fiscale era sostenuto a monte della filiera.

«Occorre evitare che i rincari si scarichino integralmente sulle imprese e, a cascata, su tutta la catena logistica», evidenzia il vicepresidente Giuseppe Neri.

Il gap con il Nord Europa

Un altro nodo evidenziato riguarda il ritardo italiano rispetto ai modelli del Nord Europa, dove digitalizzazione e pianificazione avanzata dei trasporti consentono una gestione più efficiente dei flussi. L’esempio citato è quello delle piattaforme di orchestrazione logistica come Transporeon, che permettono di ridurre i chilometri a vuoto e migliorare l’utilizzo della flotta.

Per le imprese italiane, questo si traduce in un doppio svantaggio: maggiori costi operativi e minore competitività sui mercati internazionali.

Le direttrici di intervento

La proposta della L.A.A.I.S.N. si inserisce in una visione più ampia di riorganizzazione del sistema logistico nazionale. Tra i punti chiave:

  • potenziamento dell’intermodalità “reale”, con una maggiore integrazione tra gomma, ferro e porti;
  • creazione di hub intermedi (slot logistici) per accorciare le tratte e migliorare la distribuzione;
  • sviluppo degli scali merci, oggi considerati meno prioritari rispetto ad altre infrastrutture;
  • superamento della logica degli aiuti di Stato a favore di interventi strutturali sull’efficienza.

Impatti per le imprese

Per le aziende di autotrasporto, il messaggio è chiaro: la sostenibilità economica del settore non può basarsi esclusivamente su incentivi o compensazioni, ma richiede un cambio di paradigma.

Investire in pianificazione, digitalizzazione e ottimizzazione dei viaggi diventa un fattore competitivo imprescindibile, così come una maggiore integrazione con la filiera logistica.

Allo stesso tempo, resta centrale il ruolo delle istituzioni, chiamate a creare condizioni operative più favorevoli, a partire da una revisione delle accise e da politiche infrastrutturali coerenti.

In un Paese in cui l’85% delle merci viaggia su gomma, il rischio – secondo la L.A.A.I.S.N. – è che senza interventi mirati e competenze adeguate il sistema vada incontro a un progressivo indebolimento. Una prospettiva che il settore non può permettersi, soprattutto in una fase in cui la competitività si gioca sempre più sulla capacità di fare sistema.

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