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Federtrasporti, il valore della rete cambia significato

Conferma di Claudio Villa a presidente, ingresso di una nuova generazione di amministratori e ritorno del Copav: il rinnovo dei vertici del gruppo bolognese racconta molto più di un semplice avvicendamento. È il segnale di un modello aggregativo che evolve, integrando competenze oltre che imprese. E guarda all'intermodalità come leva competitiva

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Federtrasporti rinnova le proprie cariche senza strappi, ma con un disegno che, osservato in profondità, racconta un’evoluzione precisa: rafforzare il modello aggregativo adattandolo a uno scenario competitivo sempre più complesso, dove integrazione e competenze diventano leve decisive.

Nelle realtà associative, più che nelle imprese tradizionali, il cambiamento non può che procedere per gradi, attraverso compromessi e piccoli passi che non lascino indietro nessuno. L’obiettivo, però, non è abbassare l’asticella, bensì creare le condizioni perché tutte le imprese riescano a raggiungere gli standard imposti dal mercato, non quelli discrezionali del management.

È in questa tensione tra inclusione e competitività che si colloca il rinnovo dei vertici deliberato nell’assemblea Federtrasporti di venerdì scorso, chiamata a definire il quadro di governance del prossimo triennio. La conferma di Claudio Villa alla presidenza, dà continuità alla rotta e al ruolo della federazione come piattaforma di servizi e rappresentanza per le strutture aggregate, con un mandato che lui stesso definisce di «traghettamento» oltre l’attuale fase di transizione.

Al suo fianco, nel comitato esecutivo, restano due figure già sperimentate: il lombardo Silvio Camanini (GAM di Mantova) e il pugliese Paolo Morea (Can di Noci), che incarnano due poli territoriali e merceologici storici del gruppo. La prima vera novità è l’allargamento dell’esecutivo a tre invitati permanenti, tre nuovi profili — Massimo Munerati (Cafa di Ferrara), Daniele Lucertini (Carp di Pesaro) e Michele Demi (Cacif di Follonica) — che portano in dote specializzazioni diverse: dai trasporti sfusi e in cisterna alla logistica industriale e alimentare. 

Ancora più evidente il salto se si guarda dentro il consiglio di amministrazione, portato a 14 membri per rappresentare «tutte le anime» di Federtrasporti. Qui la discesa dell’età media di oltre cinque anni è il segnale più immediato, ma il dato più rilevante è l’ingresso di competenze che spostano il baricentro strategico sull’intermodalità e sui traffici containerizzati internazionali.

La conferma di soggetti come Conap di Fiorenzuola d’Arda, oggi guidata da Vincenzo Trombetta, assicura continuità a una delle strutture cooperative più radicate del gruppo, storicamente attiva nel trasporto chimico in cisterna. Allo stesso tempo il ritorno del Copav di Piacenza, rappresentato dal giovane Nicola Illica Magnani, rimette nella costellazione Federtrasporti un player specializzato nel trasporto container e nei servizi logistici integrati, connessi a terminal intermodali e nodi ferroviari.

Sul fronte dell’intermodale “puro” pesa l’ingresso in consiglio di Simon Valvassori, espressione di Giezendanner Italy, filiale italiana di un gruppo svizzero da tempo attivo nei trasporti stradali e intermodali di prodotti chimici liquidi in tutta Europa.

La presenza di queste competenze in consiglio diventa una sorta di testa di ponte: rende più concreta la possibilità per Federtrasporti di operare in chiave intermodale anche per conto di quelle strutture che non hanno ancora maturato esperienza diretta sul ferro, ma che attraverso la rete possono accedere a knowhow, capacità di trazione e relazioni con i terminal. In questo modo l’aggregazione non è più solo condivisione di servizi, ma vero moltiplicatore competitivo.

Dentro questa trama di incarichi e marchi si legge il cambio di paradigma: fino a ieri l’aggregazione si muoveva soprattutto in orizzontale, tra imprese accomunate dalla stessa modalità di trasporto. Oggi, invece, il gruppo comincia a integrare gomma e ferro, lungo corridoi europei dove la competitività dipende dalla capacità di far dialogare porti, terminal, interporti e distribuzione capillare, con il treno efficiente sulle lunghe percorrenze e la gomma insostituibile per il primo e ultimo miglio.

Un’evoluzione silenziosa, senza rotture, ma con una direzione chiara. Perché nelle strutture aggregative il cambiamento raramente è immediato: si costruisce nel tempo, attraverso innesti mirati, nuovi equilibri e la capacità del leader di «tenere l’orecchio a terra». Questa volta, però, i segnali che arrivano dal fondo indicano una traiettoria che guarda lontano.

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