HomeProfessioneLeggi e politicaFIAP cambia pelle. E per crescere va a cercare competenze fuori dal...

FIAP cambia pelle. E per crescere va a cercare competenze fuori dal recinto

Cinque nuovi ingressi raccontano più di un semplice rafforzamento dello staff: FIAP sembra voler cambiare il modo di fare rappresentanza, pescando competenze dal territorio, dal sindacato e soprattutto dall’industria. Perché per capire meglio l’autotrasporto, forse, bisogna anche imparare a guardarlo da fuori

-

C’è un modo abbastanza semplice per leggere i cinque nuovi ingressi nella struttura FIAP: un’associazione di categoria che cresce, ha più imprese da seguire e quindi ha bisogno di più persone. Tutto vero. Ma probabilmente troppo lineare e semplicistico.

Perché a guardare da dove arrivano queste persone, più che una campagna di rafforzamento quantitativo si intravede una precisa scelta qualitativa: FIAP sta cercando competenze fuori dal tradizionale recinto della rappresentanza dell’autotrasporto.

Il primo elemento è il territorio. Dopo l’arrivo di Marco Baldan, impegnato nello sviluppo associativo e nella consulenza alle imprese del Nord Italia, è entrato Giovanni Rinzivillo, figura già conosciuta nel comparto e nel mondo associativo, con il compito di rafforzare la presenza della Federazione nel Sud e nelle Isole.

Fin qui, nulla di sorprendente. Un’associazione che cresce ha bisogno di radicarsi. Poi però arrivano gli altri tasselli e il disegno diventa più interessante.

Sul fronte delle relazioni industriali FIAP ha inserito Massimiliano Pischedda e Maria Stella Vannacci, entrambi provenienti da UIL Trasporti. Non è un dettaglio di curriculum. È un patrimonio di conoscenze che arriva dall’altra parte del tavolo: quella sindacale, dove si sono formate competenze sulla contrattazione, sul lavoro, sulle dinamiche tra imprese e dipendenti e sui meccanismi della rappresentanza. In un settore nel quale la carenza di autisti e di personale è ormai una questione industriale prima ancora che occupazionale, sapere come ragiona il sindacato può essere utile quanto conoscere una norma sul trasporto.

Poi c’è Alessandro Ferri. E qui il salto è ancora più evidente. Ferri non arriva da un’associazione di categoria e nemmeno dal mondo sindacale. Arriva dall’industria, con una lunga esperienza nella supply chain e in una realtà come Ferrero. Ma ancora prima è stato responsabile Trasporti Italia per Carrefour e per una realtà di Ceva Logistics. Oggi porta questa esperienza dentro FIAP e si occupa delle relazioni con la committenza. È quasi un cambio di prospettiva: per rappresentare meglio il trasporto, FIAP mette dentro casa qualcuno che conosce il mondo di chi il trasporto lo compra.

È un passaggio tutt’altro che secondario. Per anni il rapporto tra autotrasporto e committenza è stato raccontato soprattutto attraverso la contrapposizione: tariffe, costi, clausole, tempi di pagamento, responsabilità. Ma la relazione industriale è diventata molto più complessa. Il trasporto è ormai parte della supply chain e chi lo acquista ragiona in termini di continuità, qualità, affidabilità, dati, sostenibilità, produttività.

Avere nella propria struttura qualcuno che abbia vissuto quelle logiche dall’interno significa poter parlare con la committenza non soltanto da rappresentante dell’autotrasporto, ma anche comprendendo il linguaggio e le esigenze dell’industria. Senza dimenticare che Ferri aveva già incontrato FIAP sul terreno della compliance: attraverso la collaborazione con l’Osservatorio TCR aveva avuto modo di confrontarsi con la Federazione e con il mondo dell’autotrasporto, in una posizione che gli consentiva di osservare le esigenze delle imprese anche dalla prospettiva della committenza industriale.Ed è proprio qui che i cinque ingressi sembrano comporre un disegno.

Non sono competenze casuali. Sono alcuni dei mondi con i quali oggi un’impresa di autotrasporto deve necessariamente confrontarsi. Forse è anche questo il motivo per cui FIAP insiste tanto sul concetto di crescita delle imprese associate. Se la rappresentanza vuole continuare ad avere un ruolo, non può limitarsi a portare le istanze della categoria verso la politica. Deve essere capace di aiutare le imprese a leggere un mercato che cambia. E allora anche il modo in cui FIAP sta crescendo diventa interessante.

Gli eventi organizzati fuori dalle proprie sedi, in alberghi e altre location, continuano a raccogliere partecipazione. L’ultimo webinar ha sfiorato le 450 imprese collegate. Sono numeri che raccontano una capacità di aggregazione, ma soprattutto suggeriscono che esiste una domanda di relazione che va oltre il tradizionale rapporto associativo. La frase di Alessandro Peron, quando parla di «un modo diverso di relazionarsi con la politica» e di «un focus costante sulla crescita delle imprese associate», può quindi essere letta anche in questa chiave.

La rappresentanza, in definitiva, non equivale più soltanto a raccogliere una delega. Significa costruire competenze (quello che drammaticamente la politica – ahinoi! – sempre più spesso non riesce a fare). Ed è probabilmente questa la parte più interessante della scelta FIAP.

In un autotrasporto nel quale le organizzazioni di rappresentanza rischiano talvolta di parlare con linguaggi e formule ereditati da qualche decennio fa, cercare persone che arrivano dal sindacato, dall’industria, dalla supply chain e da esperienze associative differenti significa provare a contaminare quel modello. Non è detto che basti. E non è detto che produca automaticamente una rappresentanza migliore. Ma è una direzione. Perché se vuoi cambiare il modo in cui rappresenti le imprese, prima o poi devi cambiare anche le competenze con cui le rappresenti. E forse la vera notizia contenuta nei cinque nuovi ingressi FIAP è proprio questa: la nuova linfa non viene soltanto da dentro il settore. Viene, almeno in parte, da fuori.