C’è un numero che più di tutti racconta quello che sta succedendo a Rijeka: +66% nei container nel primo semestre 2026. Non è un semplice rimbalzo statistico. E nemmeno il risultato di una crescita uniforme dei due terminal. È il primo effetto visibile di una trasformazione che il porto croato sta inseguendo da anni e che nel 2026 entra finalmente nella fase operativa: Rijeka ha oggi due terminal container e uno dei due è nuovo di zecca.
Tra gennaio e giugno il sistema portuale ha movimentato complessivamente 8,95 milioni di tonnellate, contro i 6,38 milioni dello stesso periodo del 2025: una crescita del 40%. Ma sono i container a correre molto più velocemente.
Da dove arriva quel +66%
Il dato va letto guardando insieme i due terminal container di Rijeka. Il nuovo Rijeka Gateway, sul Molo Zagabria, ha movimentato nei primi sei mesi dell’anno 206.413 TEU. Il terminal Adriatic Gate Container Terminal (AGCT) di Brajdica ne ha movimentati altri 174.453. Totale: oltre 380 mila TEU nel semestre.
Ed è qui che il +66% trova la sua spiegazione. Il confronto non misura la crescita di un singolo terminale, ma quella del sistema containeristico di Rijeka, che oggi dispone di una capacità e di un’offerta diversa rispetto a un anno fa. Il nuovo terminale è infatti operativo dall’inizio del 2026 e ha cominciato ad assorbire traffici che in precedenza passavano da Brajdica.
Il caso più evidente è quello di Maersk e Hapag-Lloyd, i cui traffici sono stati trasferiti dal vecchio terminale al nuovo Rijeka Gateway. Di conseguenza Brajdica ha perso circa il 24% dei propri volumi nel semestre. Ma il calo di un terminale è stato più che compensato dalla crescita dell’intero sistema. Quindi, dietro quel +66%, non c’è soltanto un trasferimento interno. C’è capacità nuova che sta permettendo a Rijeka di attirare traffico e di proporsi con maggiore forza sulle rotte internazionali.
Il nuovo terminale cambia la partita
Il Rijeka Gateway è il tassello che mancava alla strategia di rilancio del porto. Il terminal è gestito da una joint venture tra APM Terminals, società del gruppo Maersk, ed Enna Logic, e rappresenta uno dei più importanti investimenti infrastrutturali realizzati nel porto croato.
La prima fase del progetto ha comportato investimenti per circa 210 milioni di euro, mentre la seconda ne prevede altri 180 milioni. A regime, il terminale potrà arrivare a movimentare 1 milione di TEU l’anno. Non è soltanto una questione di metri di banchina o di gru in più. La scommessa è trasformare Rijeka in una porta d’accesso competitiva per i mercati dell’Europa centrale. La posizione geografica aiuta: il porto è collegato attraverso il corridoio verso Zagabria e il bacino pannonico, con l’obiettivo di servire i mercati dell’Europa centrale e danubiana.
L’obiettivo: 700 mila TEU
Con oltre 380 mila TEU già movimentati nei primi sei mesi, la soglia dei 700 mila TEU a fine 2026 non è più una semplice aspirazione sulla carta. Se il ritmo del primo semestre fosse mantenuto, il porto potrebbe addirittura avvicinarsi agli 800 mila TEU. Le stime dell’Autorità portuale, più prudentemente, indicano comunque il superamento dei 700 mila.
Il confronto con il passato rende meglio la dimensione del salto. Nel 2025 Rijeka aveva già registrato una crescita del traffico container, arrivando a 143.501 TEU nel terminal portuale secondo i dati disponibili sul traffico containerizzato; il 2026 introduce però una struttura completamente diversa, con due terminal capaci di competere contemporaneamente per i traffici internazionali.
E la sfida riguarda anche l’Italia
Per gli operatori logistici italiani il dato di Rijeka merita attenzione per un motivo preciso: la concorrenza nell’Alto Adriatico non si gioca soltanto tra Trieste, Koper e Venezia. Rijeka sta cercando di entrare nella stessa partita, puntando sul traffico containerizzato destinato all’Europa centrale. Il porto croato ha il vantaggio di una nuova infrastruttura terminalistica e di fondali profondi, ma deve ancora dimostrare di poter trasformare la capacità marittima in una vera rete logistica verso l’hinterland.
Ed è probabilmente questa la partita decisiva dei prossimi anni: non chi riesce a far attraccare più navi, ma chi riesce a portare più velocemente i container dal porto alla fabbrica, al magazzino e al mercato finale. Perché un porto può avere una banchina nuova, gru moderne e fondali profondi. Ma per diventare un hub europeo deve convincere anche la ferrovia, la strada e la logistica dell’hinterland.
Rijeka, intanto, ha già cominciato a correre. E quel +66% nei container è il primo numero che obbliga anche i concorrenti dell’Alto Adriatico a guardare verso sud-est.


