HomeProfessioneLeggi e politicaCaro gasolio, LAAISN contro i blocchi: «Sono un autogol, a pagare sono i piccoli»

Caro gasolio, LAAISN contro i blocchi: «Sono un autogol, a pagare sono i piccoli»

L’associazione prende le distanze dai fermi di autotrasportatori e agricoltori: danneggiano le imprese più fragili e favoriscono chi può assorbire ritardi e ricorrere ad approvvigionamenti alternativi. Sullo sfondo, il caro carburante e la crescente dipendenza europea dalle importazioni di diesel.

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Nel pieno delle proteste contro il caro carburante, la Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani Nazionali (LAAISN) sceglie una posizione controcorrente: no ai blocchi stradali e ai fermi dell’autotrasporto, perché rischiano di trasformarsi in un danno soprattutto per quelle piccole imprese che intendono difendere.

Secondo l’associazione, infatti, interrompere o rallentare la circolazione delle merci finisce per penalizzare in primo luogo piccoli produttori e padroncini, esposti alla perdita di merce deperibile, alla mancata consegna e alla possibile rescissione dei contratti. Al contrario, sostiene LAAISN, i grandi operatori e la distribuzione organizzata dispongono di una maggiore capacità di assorbire ritardi e difficoltà temporanee e di ricorrere, quando necessario, a forniture alternative.

«I blocchi e i fermi stradali degli autotrasportatori e degli agricoltori danneggiano l’economia interna, favorendo le lobby e la grande distribuzione», afferma l’associazione, parlando di un vero e proprio «autogol» per le categorie più fragili.

Per LAAISN, inoltre, una protesta che non riesca a conquistare il consenso dell’opinione pubblica rischia di produrre l’effetto opposto a quello desiderato: accentuare l’isolamento di autotrasportatori e piccoli produttori e alimentare richieste di intervento dell’ordine pubblico.

Il caro gasolio resta il detonatore

Alla base della protesta resta naturalmente il costo del carburante. LAAISN richiama l’aumento del prezzo del gasolio, il peso delle accise e le conseguenze che il rincaro sta producendo sul trasporto merci e, a cascata, sui prezzi dei beni.

Ma l’associazione contesta anche la risposta affidata prevalentemente alla riduzione del prezzo alla pompa. Secondo la presidente Tania Andreoli, i ripetuti interventi sulle accise, ai quali si sono ora aggiunti i price cap introdotti da Eni e da altre grandi compagnie petrolifere, rischiano di «sostenere artificialmente la domanda» proprio in una fase caratterizzata da una forte tensione sull’offerta di prodotti raffinati. Il pericolo indicato da LAAISN è quello di arrivare a una «scarsità fisica reale di carburante sul mercato interno».

Il ragionamento si sposta così sulla struttura dell’approvvigionamento europeo. LAAISN collega la progressiva contrazione della capacità di raffinazione del continente anche alle politiche ambientali degli ultimi anni e, come sottolinea il vicepresidente Giuseppe Neri, alla conseguente «riduzione della produzione interna e maggiore dipendenza dalle importazioni di prodotti finiti, specialmente diesel, dal Golfo Persico».

Una fragilità che, secondo l’associazione, rende insufficiente una risposta concentrata soltanto sul prezzo alla pompa e impone di guardare anche alla disponibilità e alla provenienza del prodotto.

Ma il messaggio più netto resta quello sul metodo della protesta: fermare le merci, sostiene LAAISN, rischia di far pagare il conto proprio a chi ha meno strumenti per reggere la crisi.

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