HomeProfessioneLogisticaIl logistico del futuro? Dovrà imparare a prevedere l’imprevedibile

Il logistico del futuro? Dovrà imparare a prevedere l’imprevedibile

Geopolitica, rotte che cambiano, clima, intelligenza artificiale e nuovi modelli organizzativi stanno trasformando le competenze richieste dalla logistica. Entro il 2029 il settore potrebbe avere bisogno di 156.600 lavoratori. Alla Camera la presentazione della seconda edizione del Corso di Alta Formazione in Logistics Management dell’Università di Trieste: 120 ore per formare nuove professionalità e aggiornare chi già lavora nel comparto. «L’incertezza si governa attraverso la conoscenza», spiega Alessandro Panaro di SRM.

-

Trasformare un futuro reso incerto della geopolitica e dalle impennate dei costi in uno scenario prevedibile, dove la conoscenza profonda dei fenomeni aiuta a trovare alternative. Il logistico del futuro si troverà sempre più spesso a lavorare nell’incertezza dovuta alle rotte che si ridisegnano in base agli eventi politici, ma anche ai cambiamenti climatici e all’avvento della tecnologia con l’intelligenza artificiale che aprirà nuove possibilità, ma anche rischi e complessità. Quali sono allora le competenze richieste per dominare questi scenari? «Renderli prevedibili attraverso la conoscenza», risponde Alessandro Panaro, Head of Maritime & Energy di SRM (Gruppo Intesa Sanpaolo) intervenuto oggi alla presentazione alla Camera dei Deputati della seconda edizione del corso in Logistica Management dell’Università di Trieste. Il percorso, che prevede 120 ore di formazione dedicate alle competenze giuridiche, economiche e gestionali, risponde al gap di talenti dovuto al mismatch tra domanda e offerta di lavoratori: secondo Unioncamere-Excelsior oltre il 90% del fabbisogno occupazionale previsto nel settore è legato al ricambio del personale ed entro il 2029 secondo l’Osservatorio Excelsior delle Camere di Commercio verranno richiesti fino a 156.600 lavoratori nei servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio.

L’evento si è svolto alla presenza del Presidente dalle Commissione Trasporti di Montecitorio, Salvatore Deidda: «Abbiamo notato che i giovani hanno un altro approccio al lavoro – ha esordito Deidda – quindi da politici prestiamo attenzione alle condizioni dei lavoratori. Abbiamo chiesto al porto di Civitavecchia di ampliare gli stalli per i trasportatori e ora stiamo affrontando il problema delle ZTL spesso non in linea con le esigenze delle aziende e dei lavoratori che devono consegnare le merci».

La presentazione della seconda edizione del Corso di Alta Formazione in Logistics Management è stata anche l’occasione per ribadire la centralità della logistica nell’offerta formativa dell’ateneo giuliano. «Ho cercato di inserire la logistica nell’Università di Trieste – ha sottolineato la Magnifica Rettrice Donata Vianelli – cercando una specializzazione verticale all’interno di diverse facoltà come ingegneria, economia e diritto. Con il corso diamo la possibilità di formare neolaureati, ma anche persone che sono già nel mondo del lavoro, rafforzando il legame con il mondo imprenditoriale che entra nelle nostre aule per portarci un contributo molto prezioso in termini di esperienza sul campo». 

Il re-skill per vincere l’incertezza

Il bisogno di formazione costante e di re-skill è molto sentito in un settore come quello della logistica che da almeno 10 anni «vive nell’incertezza» dovuta – ha spiegato Panaro – all’avvento della sostenibilità, della digitalizzazione, ma soprattutto per un cambio di velocità dovuta alle calamità e alle crisi geopolitiche. «Se le rotte rallentano perché gli stretti chiudono – ha detto l’economista – quando una nave attracca in porto deve recuperare il tempo perduto». È solo uno dei tanti esempi del cambio di passo del settore che richiede diverse nuove competenze nei prossimi anni anche in vista degli oltre 13 miliardi di investimenti programmati». 

Formazione di taglio pratico

Un ritmo diverso che arriva anche dall’industria, i committenti che comprano servizi di logistica e che stanno imparando ad apprezzarne la centralità strategica «Dobbiamo guardare agli interlocutori che usufruiscono di logistica – ha ammesso Massimo Campailla, Direttore del Corso – per dare le competenze che richiedono. Il mercato chiede molta formazione, anche di taglio pratico. Per questo abbiamo introdotto delle novità nel Corso con moduli sulla sicurezza, la logistica distributiva, le assicurazioni e la comunicazione».

Anche secondo Fabrizio Ossani, Direttore Generale di Gruppo Federtrasporti «la formazione è ormai diventata un asset fondamentale per un’azienda di trasporti», che va oltre la carenza di autisti e di manager: anche chi è già impiegato e operativa ha bisogno di re-skill per stare al passo con le innovazioni.

La scarsità di talenti sia nei ranghi operativi che nei cosiddetti white collar sta portande le aziende ad elevare l’attenzione al welfare aziendale e alla cura verso il personale. E’ il caso di Ceccarelli Group, tra i sostenitori del Corso di Alta Formazione al fianco di Federtrasporti, Howeden e Uomini e Trasporti, che ha raccontato l’esperienza di inserimento di autisti provenienti dall’Argentina. «Abbiamo aperto una società immobiliare – ha detto Luca Ceccarelli, Presidente della Ceccarelli Group – per recuperare abitazioni nella nostra zona e offrirle agli autisti per inserire loro e le famiglie in un contesto accogliente». La sfida, infatti, non è solo trovare le competenze, ma anche convincere i talenti a rimanere in un’azienda. E’ qui che entra in gioco il welfare. «Un passaggio fondamentale» secondo Francesca Tabacco, Senior Client Manager di Howden, che ha definito il welfare «una leva strategica per la logistica». 

-