La novità non è soltanto la convocazione di una delegazione al tavolo del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. È la condizione posta dal Comitato Trasportatori Siciliani (CTS): il fermo proseguirà fino alla firma degli impegni da parte del Governo.
Il Comitato ringrazia il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, e il vicepresidente Luca Sammartino per essersi recati a Roma a sostegno della categoria. Secondo quanto riferisce il CTS, grazie al loro intervento una delegazione sarà ammessa al tavolo convocato dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che avrebbe manifestato informalmente la disponibilità ad accogliere le principali istanze.
Ma per il coordinatore Salvatore Bella l’apertura non basta. «Un semplice comunicato o una dichiarazione d’intenti non possono bastare», dichiara. Gli impegni dovranno essere recepiti in atti ufficiali del Ministero e formalizzati con la firma del ministro. Fino ad allora, annuncia il CTS, il fermo continuerà a oltranza.
La presa di posizione cambia la prospettiva della protesta, proclamata dal 16 al 20 ottobre: lo stop, inizialmente previsto per cinque giorni, potrebbe proseguire oltre la scadenza annunciata.
Le richieste che il CTS porta al tavolo sono cinque. La prima riguarda lo sblocco di circa 104 milioni di euro di fondi arretrati del Sea Modal Shift per le annualità 2023/2024 e 2025/2026; la seconda, lo stanziamento di altri 70 milioni per il 2026/2027. Sul fronte del gasolio, il Comitato chiede che diventino subito utilizzabili nel cassetto fiscale 430 milioni di euro di crediti d’imposta già richiesti e che siano stanziati ulteriori 400 milioni per coprire almeno quattro mesi ancora privi di misure di sostegno. Infine, domanda l’inclusione stabile del CTS nei tavoli istituzionali sulla mobilità e sui trasporti, compresa la nuova Consulta.
Il punto decisivo, dunque, è il passaggio dalle disponibilità informali agli atti. Per il CTS, la convocazione al tavolo rappresenta un’apertura; non equivale però a una soluzione della vertenza. La protesta era stata annunciata anche per il mancato riscontro sul caro carburante e sui pagamenti del Sea Modal Shift.


