I porti italiani continuano a conquistare quote di mercato con i traffici che nel primo semestre 2025 crescono in media dell’1,2% con container in salita del 2,6% e le rinfuse solide in pieno boom con una crescita del 18,9%. L’Italia, a venti anni dall’avvio delle autostrade del mare, consolida la leadership nello short sea shipping arrivando a una quota di mercato del 41%, la più alta tra i paesi dell’aera mediterranea con quasi 260 milioni di tonnellate di merci spostate via mare.
E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto «Port Infographics» 2-2025, pubblicato di recente da Assoporti e SRM (Centro studi di Banca Intesa) che segnala l’inarrestabile crescita del commercio marittimo nel contesto mondiale, destinato a non fermarsi neanche difronte alle criticità geopolitiche.
Il record a livello mondiale
Nel 2025 è stato raggiunto un nuovo record con 12,8 miliardi di tonnellate trasportate via mare nel mondo, destinate ad aumentare dell’1,6% nel 2026 e dell’1,7% nel 2027. Il traffico dei container si è mantenuto a livelli elevati con una prospettiva di crescita del 14% nel 2029 (rispetto ai volumi del 2024). Qui un’indicazione preziosa: nei traffici europei dei contenitori è il Mediterraneo ad avere la meglio con 82 miliardi di Teu, rispetto ai 61 del Nord Europa. Nei traffici intra-mediterranei sul podio salgono tre porti non italiani: Tanger Med, Valencia e Port Said (Genova è al 4° posto), ma l’Italia, insieme a Turchia, Egitto e Spagna è tra i paesi più promettenti e dinamici nell’attivare i traffici.

L’exploit delle rinfuse solide
Nel Belpaese è l’export che traina la crescita con 176mila Teu, mentre l’import ne attrae 138mila. Nella prima metà del 2025 i porti italiani sono cresciuti in termini di traffico merci dell’1,2%.

Le rinfuse solide hanno registrato l’incremento più consistente con un +18,9% (28,7 milioni di tonnellate), mentre i container portano un +2,6% (62,8 milioni di tonnellate). Arretrano le rinfuse liquide (-3,5%) e il traffico Ro-Ro (-1%) destabilizzato dall’entrata in vigore dell’ETS, la tassa sulle emissioni nocive imposta da quest’anno al 100% per le navi che non rispondono a canoni di sostenibilità. Stando ai singoli porti, le performance migliori si registrano sul versante adriatico con Venezia (+3,6%), Ravenna (+5,6%) e Trieste che pur segnando un -0,2% può contare sulle buone performance di Monfalcone (+37,9%). Anche Genova perde il 3,1% dei traffici, ma Savona incrementa del 3,7%, Livorno cresce del 2 per centro, Civitavecchia del 4%, Gioia Tauro dello 0,9% e Taranto del 30,1%.
La leadership ventennale nel Ro-Ro
A venti anni dall’introduzione delle autostrade del mare, nonostante l’arretramento del traffico ro-ro (-1%), l’Italia ha conquistato una posizione di leadership in questo segmento: secondo un recente rapporto edito dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in collaborazione con Ram Spa e il Censis, le esportazioni con questa modalità sono cresciute del 77,8% tra il 2006 e il 2024, e addirittura del 126,7% nel periodo 2013-2024. In 20 anni l’offerta di linee è più che raddoppiata. Il numero di collegamenti è aumentato passando da 202 viaggi settimanali del 2004, a 291 nel 2024.
In particolare, le tratte internazionali sono cresciute del 163%. La consistenza della flotta, attiva sulle autostrade del mare, ha aumentato il proprio volume del 111% fra il 2004 e il 2024. Sulla base dei dati relativi ai primi 27 porti italiani, l’offerta di metri lineari resi disponibili ogni settimana passa da un milione 174mila del 2004 ai 2 milioni 565 mila del 2024, più che raddoppiando in questo modo la disponibilità di trasporto su mare dei mezzi pesanti. A livello geografico, i porti più attivi in questa modalità sono Livorno, con 359 mila metri lineari di stiva offerti settimanalmente, Genova (315mila) e Catania (224mila), ma l’intero Mezzogiorno risulta centrale: Sicilia, Campania e Puglia rappresentano oltre la metà delle tratte.


