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Il trasporto raccontato da voi lettori

Per la quinta edizione dei «100 numeri per capire l'autotrasporto» abbiamo affiancato ai dati e alle analisi una serie di sondaggi rivolti alla community di UeT. Il risultato è una fotografia estremamente lucida del sentiment del settore, tra cambiamento del lavoro, priorità da risolvere e molto altro

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I numeri servono a capire dove sta andando un settore. Ma non sempre bastano a capire come ci sta arrivando. Per questo, nella quinta edizione del nostro volume «100 numeri per capire l’autotrasporto – Tutti sotto pressione davanti ai cambiamenti», che di recente abbiamo presentato al Transpotec di Milano, accanto ai dati, alle statistiche e alle analisi, abbiamo deciso di introdurre una novità: una serie di sondaggi rivolti direttamente alla community di UeT.

L’obiettivo non era costruire un’indagine scientifica, né cercare verità assolute. Piuttosto provare ad aggiungere un altro livello di lettura: quello delle percezioni di chi il trasporto lo vive ogni giorno. Negli ultimi mesi abbiamo quindi coinvolto autisti, imprenditori e operatori del settore attraverso una serie di sondaggi condotti sui i nostri canali social, chiedendo di esprimersi sui temi che attraversano il volume: concentrazione del mercato, legalità nella logistica, lavoro, tecnologia, intelligenza artificiale, guida autonoma, infrastrutture. E quello che è emerso racconta un settore forse più consapevole di quanto spesso si immagini.

Quando abbiamo chiesto, ad esempio, se il processo di concentrazione del mercato – fatto di fusioni, acquisizioni e aggregazioni – sia un bene o un male, due persone su tre hanno risposto che si tratta di «un passaggio inevitabile per sopravvivere sul mercato», di un qualcosa cioè non necessariamente desiderato ma percepito come ormai strutturale.

Sul fronte delle inchieste milanesi che hanno interessato la logistica, invece, è emersa una spaccatura interessante: una parte degli operatori vede più controlli e maggiore trasparenza, mentre altri dichiarano di non percepire ancora cambiamenti concreti nella quotidianità del lavoro. Segno che i cambiamenti normativi e giudiziari arrivano prima «in alto», ai vertici della filiera, e solo dopo – gradualmente – si traducono nella percezione quotidiana degli operatori.

Ma forse il dato più forte riguarda il lavoro. Quasi un intervistato su due ci ha raccontato di conoscere qualcuno che ha lasciato il mestiere di autista negli ultimi anni. E quando abbiamo chiesto quale fosse la priorità da migliorare nel settore, la risposta più votata non è stata il discorso economico, ma i tempi di attesa al carico e scarico: 1 autista su 3 ha infatti indicato le attese come il problema principale da risolvere. Un risultato che dice molto del momento che sta vivendo il settore. Perché suggerisce che oggi il problema non sia solo quanto si guadagna, ma anche come si lavora: organizzazione, tempi, qualità della vita, percezione dello stress.

Anche sul rapporto con la tecnologia le risposte si sono rivelate meno ideologiche del previsto. L’interesse verso l’intelligenza artificiale esiste, ma l’adozione concreta resta limitata. E quando si immagina il camion del futuro, gli operatori non chiedono rivoluzioni futuristiche: chiedono soprattutto più sicurezza e meno stress per rendere meno gravoso il lavoro.

E forse è proprio questo il tratto più interessante emerso dai sondaggi. Dietro ogni risposta abbiamo trovato la conferma di un settore sì sotto pressione, ma tutt’altro che disorientato. Una comunità consapevole del cambiamento, ma profondamente lucida nel fotografare la realtà nella quale viva e lavora ogni giorno.


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