Il settore della logistica conto terzi continua a consolidare il proprio ruolo strategico nell’economia italiana, ma la crescita si scontra con una criticità sempre più evidente: la difficoltà nel reperire personale qualificato. Secondo le più recenti analisi dell’Osservatorio Contract Logistics Gino Marchet del Politecnico di Milano, il comparto registra oggi una carenza strutturale di 60.000 figure professionali, un divario destinato a incidere sulla competitività dell’intera filiera.
Il tema è stato al centro di Innovalab 2026, evento organizzato presso l’Aeroporto Marconi di Bologna da Due Torri spa, azienda felsinea di logistica integrata. Il convegno ha riunito oltre 100 partecipanti provenienti da 70 aziende che appartengono a differenti settori merceologici, per discutere le prospettive della logistica e il ruolo dell’innovazione tecnologica.
Il settore cresce, ma fatica a trovare competenze
Negli ultimi quindici anni il comparto logistico ha vissuto una profonda trasformazione, passando da semplice attività di movimentazione merci a leva strategica per la competitività delle imprese. I dati dell’Osservatorio evidenziano come nel 2009 la logistica conto terzi contasse 114.500 aziende con un fatturato complessivo di 71,2 miliardi di euro, mentre nel 2026 le imprese sono diventate quasi 78.000, generando però un fatturato di 111,2 miliardi di euro.
Parallelamente è aumentato anche il peso della logistica in outsourcing, con un’incidenza passata dal 36,4% al 43,3% del mercato. Un incremento sostenuto dall’introduzione di piattaforme digitali, sistemi per la condivisione dei dati, strumenti di simulazione degli scenari operativi e soluzioni avanzate basate sull’intelligenza artificiale.
Lo scenario italiano si inserisce inoltre in un contesto internazionale altrettanto complesso: secondo il MHI Annual Industry Report, il 90% delle organizzazioni della supply chain dichiara infatti di subire gli effetti negativi della carenza di manodopera.
Inflazione e margini ridotti mettono sotto pressione il comparto
Alla difficoltà di reperire personale si aggiungono le forti pressioni economiche che hanno interessato il settore negli ultimi anni. Dal 2009 il costo del denaro è aumentato del 116%, quello dell’energia elettrica del 46% e quello della manodopera del 16%, mentre la redditività media delle aziende logistiche continua ad attestarsi intorno a un EBITDA del 6%.
In questo scenario, Azimut Holding, società italiana di gestione del risparmio indipendente, che a fine 2025 amministrava 140,9 miliardi di euro di asset, sottolinea l’importanza di monitorare costantemente l’andamento degli utili aziendali e dei consumi per affrontare l’attuale fase di incertezza economica.
L’intelligenza artificiale come supporto alle persone
Secondo Due Torri, comunque, la risposta alla carenza di capitale umano non passa attraverso la sostituzione dei lavoratori con sistemi automatizzati, ma attraverso un utilizzo intelligente dell’IA per aumentare produttività e qualità del lavoro.
La tendenza trova conferma anche nello studio HR Trends 2025 di Randstad, multinazionale olandese leader mondiale nei servizi per la gestione del capitale umano, secondo cui il 62% dei responsabili delle risorse umane e il 65% dei lavoratori ritengono che l’intelligenza artificiale abbia un impatto positivo, soprattutto nella riduzione delle attività ripetitive e dei carichi di lavoro.
Anche il MHI Annual Industry Report evidenzia una crescente maturità nell’utilizzo dell’AI: oltre la metà delle organizzazioni logistiche (53%) ha ormai superato la fase sperimentale implementando l’intelligenza artificiale su larga scala, mentre il 48% dei leader globali la considera un elemento di trasformazione radicale del settore.
Le aziende che hanno adottato tecnologie IA dichiarano un livello medio di soddisfazione pari a 7,7 su 10, considerando aspetti come la qualità del servizio, il controllo dei costi e la sostenibilità.
Il modello «human in the loop»
La sfida, secondo gli esperti, consiste nell’adottare un modello di sviluppo in cui tecnologia e persone lavorino insieme. È il cosiddetto approccio «human in the loop», nel quale l’intelligenza artificiale automatizza le attività più ripetitive, lasciando alle persone il controllo delle decisioni e delle attività a maggiore valore aggiunto.
Le previsioni indicano che nei prossimi tre anni il grado di adozione dell’intelligenza artificiale da parte dei committenti logistici salirà fino al 44%, contribuendo ad aumentare del 24% le capacità operative dei lavoratori. Soltanto attraverso questa integrazione tra innovazione tecnologica e valorizzazione delle competenze sarà possibile , secondo gli esperti, trasformare le criticità attuali in un vantaggio competitivo duraturo e costruire una logistica più resiliente, efficiente e sostenibile.
«L’intelligenza artificiale non deve essere interpretata come una tecnologia destinata a sostituire il lavoro umano – ha spiegato Andrea Franceschelli, direttore generale di Due Torri – bensì come uno strumento capace di valorizzare il capitale umano, liberando le persone dalle attività più ripetitive e consentendo loro di concentrarsi sui compiti più importanti».


