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Truck elettrici, per il lungo raggio necessari 11.000 punti di ricarica entro il 2030

Secondo una ricerca dell'ONG Transport&Environment, per assicurare un futuro ai veicoli pesanti “full electric” di linea occorre investire 190 milioni di euro l'anno per i prossimi 10 anni in infrastrutture di ricarica, lungo le principali autostrade europee

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Il trasporto elettrico su strada a lungo raggio? Resterà al palo se non si realizzeranno migliaia di punti di ricarica lungo i più grandi corridoi autostradali d’Europa. È quanto afferma un report della ONG Transport&Environment (T&E), che quantifica in circa 190 milioni di euro all’anno fino al 2030 il costo degli interventi per creare le indispensabili colonnine di ricarica sulle autostrade. Una cifra che – spiega il rapporto – costituirebbe solo lo 0,2% dei 100 miliardi di euro di spesa annua dell’UE per le infrastrutture di trasporto.

Secondo lo studio, la mancanza di infrastrutture di ricarica starebbe frenando il lancio degli e-truck, a differenza degli ormai diffusi veicoli elettrici utilizzati per le consegne urbane. È anche vero che, come spiega T&E, i viaggi di oltre 400 km rappresentano solo il 5% dei viaggi in Europa, ma come rapporto ton/km costituiscono il 40% dell’attività totale europea dei camion e provocano circa il 20% delle emissioni inquinanti dei veicoli pesanti. Passare al più presto all’elettrico – così come, aggiungiamo noi, ad altre forme pulite di alimentazione – aiuterebbe così notevolmente a raggiungere gli obiettivi ambientali fissati dalla UE. E se la tecnologia delle batterie e dei mezzi dovrebbe essere a breve competitiva e conveniente – l’analisi parla in modo ottimistico di tre-quattro anni – la carenza di infrastrutture di ricarica rapida sulle principali autostrade e sugli snodi dei trasporti potrebbe costituire invece un ostacolo insormontabile. Quanto all’idrogeno, i veicoli a celle a combustibile dovrebbero essere pronti “solo nella seconda metà degli anni 2020” e probabilmente verranno impiegati “in prevalenza nei porti e cluster industriali, in cui possono trarre vantaggio dalle sinergie con altre applicazioni dell’idrogeno”.

Per T&E entro il 2030 saranno perciò necessarie circa 11.000 colonnine ad alta potenza per permettere i trasporti elettrici a lungo raggio (pubbliche, nei centri di distribuzione e nei depositi). Le colonnine andrebbero collocate soprattutto lungo i 25.000 km dei grandi corridoi della rete transeuropea di trasporto (TEN-T). In pratica, secondo il report, sarebbe necessario un punto di ricarica pubblico ogni 35 veicoli elettrici e uno a destino, presso il centro di distribuzione, ogni 21 mezzi elettrici. Gli investimenti totali ammonterebbero a 1,9 miliardi di euro nel prossimo decennio. A questi si aggiungerebbero altri 38.000 punti per le consegne urbane e regionali.

Il report critica inoltre la posizione della Commissione Europea sugli autocarri a zero emissioni – secondo cui nel 2030 ci dovrebbero essere in circolazione sulle strade continentali 80.000 veicoli “green” – ritenendola “non in linea con l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050”. Una previsione considerata insufficiente anche dalla ACEA (Associazione europea dei costruttori di automobili) per la quale sarebbero necessari 200.000 camion verdi per ottenere il calo del 30% delle emissioni stabilito dalle norme dell’UE sui veicoli pesanti.

Mettendo insieme camion urbani, regionali e a lungo raggio, gli scenari T&E indicano tra 236.000 e 617.000 i camion elettrici a batteria sulle strade dell’UE a 27 nel 2030, bisognosi di quasi 49.000 impianti di ricarica, per un totale di 23 miliardi di euro di investimenti nel decennio precedente. Ciò dovrebbe portare a un risparmio fino a 59 milioni di tonnellate di CO2 (-32% di emissioni degli attuali carichi pesanti).

Infine un ultimo problema, indicato nello studio, è di carattere legislativo, ovvero la revisione della direttiva sulle infrastrutture per i combustibili alternativi (AFID). Prevista per il prossimo giugno, dovrebbe coprire i camion elettrici e riconoscere direttamente l’elettrificazione come percorso dominante per decarbonizzare le consegne urbane, regionali e a lungo raggio. La direttiva  dovrebbe poi essere trasformata in un regolamento sulle infrastrutture a emissioni zero (ZEIR), con i seguenti obiettivi per la ricarica dei camion elettrici : 4 punti di ricarica pubblici per nodo urbano nel 2025 e 10 punti nel 2030 (con almeno 350 kW); almeno un’infrastruttura di ricarica (350 kW o superiore) per tutti gli hub logistici di medie e grandi dimensioni dal 2025; almeno una stazione di ricarica pubblica (con un minimo di 4 punti ciascuna) ogni 100 km della rete centrale TEN-T entro il 2025 e almeno una ogni 50 km entro il 2030. Questi ultimi punti dovrebbero essere dotati di caricatori ad alta potenza (HPC), con almeno 700-800 kW. In sostanza, l’AFID rivista dovrebbe mirare a un totale di circa 10.000 caricatori pubblici e di destinazione nel 2025, aumentando a 40-50.000 caricatori nel 2030.

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