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Iveco, oltre il camion: il valore passa dall’ecosistema di servizi

Più che sul veicolo, il tour organizzato da Iveco alle OGR di Torino ha acceso i riflettori sull'ecosistema di servizi che accompagna il mezzo dopo la consegna. Dalla connettività alla manutenzione predittiva, fino ad app, officine mobili e realtà aumentata, ecco gli strumenti con cui il costruttore punta ad aumentare l'uptime e ridurre i fermi non programmati

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Se alla conferenza stampa di ieri, a Torino, il messaggio lanciato da Iveco era stato chiaro – la volontà del costruttore di ridefinire il concetto stesso di marchio «premium» (ne abbiamo parlato qui) – il successivo tour organizzato alle Officine Grandi Riparazioni di Torino (OGR) ha invece mostrato gli strumenti con cui questa trasformazione punta a concretizzarsi. Al centro dell’evento non c’era il camion in sé, ma tutto ciò che ne determina l’operatività una volta consegnato al cliente: servizi digitali, connettività, assistenza, manutenzione e strumenti pensati per autisti e gestori di flotte. Un percorso immersivo, articolato in diverse stazioni tematiche, che ha permesso di toccare con mano la direzione intrapresa dal marchio: trasformare il camion da semplice prodotto a nodo di un ecosistema progettato per mantenerlo operativo il più a lungo possibile.

L’obiettivo dichiarato è aumentare l’uptime, cioè il tempo in cui il veicolo resta operativo, riducendo i fermi non programmati e rendendo la manutenzione sempre più pianificabile e predittiva. Una strategia che parte dalla connettività del mezzo e arriva fino all’assistenza tecnica, passando per applicazioni dedicate agli autisti, alla gestione delle flotte e alla manutenzione predittiva.

Dai dati alla manutenzione predittiva

Il punto di partenza sono i dati. Grazie ai veicoli connessi, Iveco riceve continuamente informazioni sul loro stato di salute, trasformandole in uno strumento per anticipare i guasti anziché limitarsi a gestirli quando si verificano. L’idea insomma è semplice: intervenire prima che il problema costringa il camion a fermarsi. Se un’anomalia viene rilevata in anticipo, l’intervento può essere programmato mentre il veicolo è ancora operativo, evitando, quando possibile, un fermo imprevisto.

Secondo i dati diffusi dal costruttore, questo approccio ha già permesso di ridurre del 24% i fermi imprevisti a livello globale. «Per i clienti – spiegano da Iveco – un fermo significa una consegna mancata, un lavoro rimandato e costi diretti. La rete di assistenza Iveco è progettata per anticipare le esigenze, rispondere rapidamente e ridurre al minimo i tempi di inattività. Con oltre 400 concessionari e 2.300 punti di assistenza nel mondo, garantiamo una struttura di supporto capillare e altamente reattiva. Tra questi, più di 340 sono Heavy Duty Truck Centres of Excellence, situati strategicamente lungo i principali corridoi di trasporto in 25 Paesi. Questi centri certificati offrono un servizio prioritario per ridurre i tempi di attesa, tecnici altamente qualificati e disponibilità immediata dei ricambi per i componenti critici. L’offerta comprende anche rimorchi, pneumatici, carrozzeria e AdBlue e, quando necessario, un veicolo sostitutivo per garantire la continuità operativa durante le riparazioni».

Dietro ogni veicolo Iveco connesso opera poi un’infrastruttura di supporto globale attiva 24/7. Si chiama Customer Uptime Centre e gestisce oltre 5 milioni di contatti all’anno, è focalizzato sulla prevenzione dei fermi attraverso il monitoraggio continuo dello stato, delle prestazioni e del comportamento dei componenti del veicolo. Con sei sedi nel mondo, supporto in 68 Paesi e oltre 30 lingue, il Centro interviene prima che un’anomalia evolva in guasto, coordina il punto di assistenza più vicino e migliora costantemente la propria risposta grazie a insight basati sui dati. «Il risultato – assicurano da Iveco – è la massima disponibilità del veicolo e il pieno controllo operativo per i gestori di flotte».

Fleet manager e autisti al centro

La connettività non serve però soltanto all’assistenza. Gli stessi dati alimentano anche gli strumenti messi a disposizione di flotte e conducenti. Ad esempio il portale Iveco ON, completamente riprogettato, riunisce in un’unica interfaccia tutte le principali informazioni sui veicoli: consumi, stato della flotta, manutenzione, diagnostica e stile di guida. L’obiettivo è aiutare i fleet manager a prendere decisioni basate su dati reali, individuando rapidamente margini di miglioramento in termini di efficienza e costi operativi.

Accanto al portale trova spazio anche la Easy Way App, completamente ridisegnata sulla base dei feedback raccolti dagli autisti. L’app consente, ad esempio, di climatizzare la cabina prima della partenza, effettuare la checklist di pre-viaggio, monitorare il proprio stile di guida e gestire gli aggiornamenti software over-the-air. Per i modelli elettrici integra anche informazioni sulle stazioni di ricarica, mentre il nuovo App Store di bordo apre la strada all’integrazione di applicazioni sviluppate sia da Iveco sia da partner esterni, con l’obiettivo di trasformare il sistema di infotainment in una piattaforma aperta a nuovi servizi.

L’ultimo tassello è rappresentato dall’evoluzione della rete di assistenza. Accanto ai già menzionati 2.300 punti di assistenza e ai nuovi Heavy Duty Truck Centres of Excellence, Iveco introduce anche il programma Mobile Workshop: officine mobili dedicate soprattutto alle grandi flotte, nelle quali i tecnici intervengono direttamente presso la sede del cliente per eseguire manutenzioni programmate, aggiornamenti software e attività di diagnostica, limitando gli spostamenti dei veicoli verso le officine tradizionali.

L’officina diventa digitale

Una delle dimostrazioni più interessanti dell’Experience Iveco ha riguardato il futuro dell’assistenza tecnica. Attraverso un tablet, i tecnici possono sovrapporre al veicolo reale un modello tridimensionale dell’impianto meccanico del veicolo, individuando immediatamente centraline, cablaggi e componenti nascosti. Una sorta di navigatore in realtà aumentata che guida passo dopo passo verso il punto da raggiungere, evitando di smontare parti non necessarie e riducendo tempi di ricerca e possibilità di errore.

La complessità dei veicoli moderni rende evidente la necessità di strumenti di questo tipo: se negli anni Settanta un camion disponeva di una sola centralina, oggi un veicolo può arrivare a integrarne circa trenta, con migliaia di connessioni elettroniche. Proprio per questo, spiegano da Iveco, la realtà aumentata rappresenta il primo passo concreto verso quella che definiscono «l’officina del futuro», con un rilascio graduale a partire dalla nuova gamma leggera Model Year 2026.

E così anche la formazione dei tecnici cambia approccio. Le tradizionali procedure, spesso composte da manuali di decine di pagine, vengono trasformate in esperienze immersive consultabili tramite visori, tablet o smartphone, con istruzioni tridimensionali pensate per rendere più immediata l’esecuzione delle operazioni e accelerare l’apprendimento del personale di officina.

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