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Dalla frammentazione alla concentrazione: il food delivery entra in una nuova fase

Il mercato si concentra in pochi grandi gruppi. Ma la vera sfida è nella logistica: catena del freddo, dark store, flotte multimodali e cromosomi regolatori stanno cambiando il mestiere di chi consegna. E intanto corrono indiscrezioni su diversi movimenti finanziari...

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Il food delivery non è più un mercato frammentato. Nel 2025 si sono chiuse tre operazioni che hanno rimodellato la geografia del settore: DoorDash ha acquisito Deliveroo per 2,9 miliardi di sterline, Prosus ha raggiunto un accordo per comprare Just Eat Takeaway.com per 4,1 miliardi di euro, mentre Uber ha avanzato una proposta indicativa per Delivery Hero. Glovo, parte del gruppo tedesco Delivery Hero dal 2022, è già sotto la lente dell’antitrust europeo: la Commissione UE ha irrogato una sanzione di 329 milioni di euro per intese anticoncorrenziali, con accuse che includono non-sollecitazione dei dipendenti e ripartizione dei mercati geografici.

Il messaggio dal mercato è chiaro: la crescita organica è più difficile e i grandi gruppi cercano scala, efficienza e potere contrattuale. Deliveroo e Glovo, nei mercati italiani e europei, hanno ciascuno quote intorno al 40%, mentre Just Eat è sceso sotto il 20%

Mentre le multinazionali si contendono i mercati, la logistica è diventata il fattore critico di successo. Per operatori come corrieri, spedizionieri e aziende di trasporto espresso, il food delivery non è più un “nicchia” ma un segmento che richiede competenze specifiche.

Il caso più emblematico è quello di BRT fresh, il servizio di trasporto alimentare a temperatura controllata tra 0 e 4°C. Nei primi quattro mesi del 2026, il suo fatturato si è raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con 200.000 spedizioni previste per l’intero 2026. 

BRT gestisce 220 milioni di colli ogni anno, ma il segmento fresh è quello che corre più veloce: 12 filiali dedicate in Italia, consegne in circa 1.500 località, peso massimo per collo 31,5 kg, gestito da personale con formazione HACCP. I prodotti che trainano la domanda sono carni e salumi, pasta fresca, ittico e comparto caseario. Una comfort zone stretta, tra 0 e 4°C, è la comfort zone di BRT fresh, il servizio per il fresco che richiede infrastrutture dedicate e personale specializzato. 

Il mercato globale dei dark store è passato da 17,6 miliardi di dollari nel 2025 a una previsione di 131,14 miliardi nel 2031, con un CAGR del 36,56%. Questi centri di distribuzione dedicati esclusivamente all’online stanno diventando l’infrastruttura di base per le consegne in giornata o in 30 minuti.

Più che una notizia legata a un singolo operatore, oggi i dark store rappresentano l’infrastruttura tipica del quick commerce: spazi urbani chiusi al pubblico, organizzati come piccoli supermercati ma progettati esclusivamente per preparare ordini online in tempi minimi. La loro logica è l’opposto di quella del negozio tradizionale: niente vetrine, casse o percorsi pensati per stimolare l’acquisto, ma scaffali, corsie e sistemi digitali impostati per ridurre al minimo il tempo di picking e accelerare la consegna dell’ultimo miglio.

Dal punto di vista operativo, il dark store funziona come un hub di quartiere: l’ordine entra in tempo reale nel sistema di gestione, viene assegnato a un picker che riceve su palmare o smartphone il percorso ottimizzato di prelievo, passa poi all’area di confezionamento e da lì viene affidato al rider per la consegna. È questo modello, più della sola app, a rendere possibile la promessa commerciale delle consegne in 10-30 minuti, perché avvicina fisicamente lo stock al consumatore e trasforma il magazzino nell’ultimo anello della catena logistica urbana.

Per piattaforme come Glovo, ma anche per gli altri operatori del quick commerce, il valore dei dark store sta nella combinazione tra velocità, densità urbana e produttività operativa. In questi spazi ogni metro quadro è pensato per lo stoccaggio e la preparazione ordini, il personale è interamente dedicato ad attività a valore logistico e i costi commerciali tipici del retail tradizionale si riducono, mentre cresce il peso di software, previsione della domanda e orchestrazione delle flotte.

Resta però un modello che apre questioni non secondarie. La crescita dei dark store aumenta la pressione sulla mobilità urbana, sul packaging e sull’organizzazione del lavoro, mentre la prossima frontiera è già quella dell’automazione: robot di picking, intelligenza artificiale per stimare la domanda in tempo reale e sistemi sempre più integrati tra magazzino, piattaforma e consegna finale. In questo senso, i dark store non sono più una curiosità del delivery, ma uno dei laboratori più avanzati della nuova logistica urbana.

 Paradossalmente, proprio mentre i dark store si espandono, alcuni formati di negozio fisico stanno fallendo. Il caso più rilevante è quello di Amazon Fresh e Amazon Go, chiusi perché ritenuti economicamente non sostenibili.

Il mercato delle consegne dell’ultimo miglio globale valeva 177,94 miliardi di dollari nel 2025. Per gestire i picchi di domanda, le aziende stanno optando per flotte multimodali: l’integrazione di corrieri regionali e veicoli diversi, con cargo-bike elettriche a zero emissioni per i centri storici.
Per gestire i picchi di domanda e coprire territori molto diversi – dai centri storici alle periferie, dalle città d’arte ai piccoli comuni – le aziende stanno puntando su flotte multimodali, ovvero sistemi logistici che integrano in un unico sistema diversi tipi di veicoli e diverse tipologie di corrieri, regionali e urbani, in modo da ottimizzare tempi, costi e impatto ambientale.

In pratica, il flusso di lavoro si articola su più livelli: la tratta di lunga distanza vede merci che arrivano da hub regionali o nazionali trasportate con furgoni o camion fino a centri di smistamento urbani o ai dark store di quartiere; all’interno della città, la consegna finale passa a veicoli più piccoli e flessibili, spesso elettrici, adatti a muoversi in spazi stretti e a rispettare le limitazioni al traffico; nei centri storici, nelle ZTL e nelle aree a traffico limitato, entrano in gioco cargo-bike elettriche e, in alcuni casi, scooter elettrici di piccole dimensioni, che permettono di consegnare senza vincoli di accesso e con tempi molto ridotti. In questo segmento l’offerta di veicoli per la micrologistica sta esplodendo ed è anche il segmento in cui l’applicazione della trazione elettrica è non soltanto plausibile, ma anche assolutamente gestibile.

L’obiettivo è combinare i vantaggi di ogni mezzo: i furgoni e i mezzi pesanti garantiscono capacità di carico e copertura su grandi distanze; i veicoli elettrici leggeri (furgoncini, scooter) riducono costi di esercizio e impatto acustico; le cargo-bike elettriche o i veicoli per la micrologistica sono ideali per aree dense, con veloci cambi di direzione, parcheggi facili e un impatto zero in termini di emissioni locali.

Dal punto di vista organizzativo, la flotta multimodale richiede una gestione centralizzata tramite software: un sistema di gestione flotte (TMS) e un sistema di gestione magazzino (WMS) coordinano gli ordini; algoritmi di routing assegnano automaticamente ogni consegna al mezzo più adatto, in base a distanza, peso, zona e tempistica; i corrieri regionali e quelli urbani possono essere di tipo diverso (dipendenti, rider, partner esterni), ma tutti operano sotto lo stesso coordinamento operativo.

Questo modello è particolarmente utile nel food delivery e nell’e-grocery, dove la velocità è un fattore competitivo decisivo, la freschezza dei prodotti impone tempi di transito ridotti e, in alcuni casi, catena del freddo, mentre la sostenibilità è sempre più richiesta sia dalle istituzioni (piani urbani per la mobilità sostenibile) sia dai consumatori. Le flotte multimodali permettono anche di adattarsi ai picchi di domanda: durante i pranzi, cene e weekend, si possono attivare più corrieri urbani e rider supplementari; nei periodi di bassa domanda, si riduce il numero di veicoli in circolazione, contenendo i costi fissi; in caso di eventi, festività o emergenze, si possono integrare flotte di partner esterni o corrieri regionali senza dover possedere una flotta sempre al massimo della capacità.

Per i corrieri tradizionali e le aziende di trasporto, questo significa evolvere da un modello basato su «un mezzo, una tratta» a un modello in cui si gestiscono più tipologie di veicoli (dai furgoni alle cargo-bike), si collabora con piattaforme digitali che orchestrano gli ordini e si richiede una formazione specifica su gestione della catena del freddo, utilizzo di strumenti digitali, sicurezza e sostenibilità. In sintesi, la flotta multimodale non è un semplice “misto di mezzi”, ma un sistema logistico integrato che trasforma la last mile in un processo più resiliente, più veloce e più sostenibile, dove ogni veicolo fa ciò per cui è più adatto e il corriere diventa parte di un ecosistema più ampio, non solo di una singola azienda.

Amazon ha chiuso i format Amazon Fresh e Amazon Go, ritenuti economicamente non sostenibili, per concentrarsi sulla consegna libera rapida e su Whole Foods Market. Nel 2025 ha introdotto i prodotti deperibili nella consegna in giornata, rendendo disponibili frutta, verdura, latticini e carne. Nel 2026, Amazon ha stabilito un nuovo record di velocità: oltre 230 milioni di prodotti consegnati in giornata o in 24 ore in Italia.

La strategia di Amazon si sta spostando dai negozi fisici alla logistica del freddo e alla partnership con produttori locali come Gros – Maestri del Fresco. In estrema sintesi, il gruppo punta su tre leve: la consegna rapida in giornata per prodotti deperibili (frutta, verdura, latticini, carne); l’integrazione con Whole Foods Market per la qualità del fresco; collaborazioni con produttori locali e marchi di prossimità che garantiscono filiera corta e qualità percepita.

In pratica, Amazon sta costruendo un ecosistema in cui il valore non è più il negozio fisico, ma la rete logistica capace di gestire la catena del freddo e di avvicinare il prodotto fresco al cliente finale in tempi brevi. Gros – Maestri del Fresco, disponibile su amazon.it/Gros a Roma, è un esempio di questa direttrice: offre convenienza e qualità a un pubblico ampio, sfruttando la capillarità della rete Amazon piuttosto che aprire nuovi punti vendita.

Per i corrieri e gli operatori logistici, questo significa che il fresco non è più un segmento di nicchia: richiede competenze specifiche (catena del freddo, tempi di transito ridotti, gestione degli sprechi), infrastrutture dedicate e una coordinazione sempre più stretta tra piattaforma, produttori e flotte di consegna.

Il food delivery è un settore a forte attrazione migratoria, con una composizione multietnica e lavoratori extra-UE spesso in condizioni di maggiore vulnerabilità contrattuale. Oltre il 50% dei rider collabora con più piattaforme, passando da un servizio all’altro per mantenere un reddito più stabile.

Il guadagno medio per consegna si colloca tra 2 e 4 euro lordi per oltre la metà dei rider. Per la maggior parte, il food delivery rappresenta la principale fonte di reddito: lavorano 6-7 giorni alla settimana, 7-10 ore al giorno. Le priorità espresse dai rider convergono su: più soldi per ordine (71,7%), bonus consegna più alti (46,6%), rimborsi per carburante e manutenzione (39,5%), tutele come malattia e ferie (43,9%).

In Spagna, Glovo ha disconnesso gli ultimi rider freelance e ha deciso di passare al modello con rider assunti, almeno per il mercato spagnolo, per ridurre le incertezze legali. La direttiva europea “platform workers” arriverà nel 2026 e potrebbe stabilizzare il mercato. La ragione è molto semplice: questa direttiva introduce una presunzione legale di subordinazione. Detto altrimenti, quando una piattaforma esercita potere di controllo o direzione sul lavoratore, il rapporto si considera subordinato e spetta alla piattaforma dimostrare il contrario, garantendo così diritti come malattia retribuita, ferie, contribuzione e contratti collettivi. Questo chiarisce il rapporto di lavoro, riduce il falso lavoro autonomo e crea regole più uniformi tra le piattaforme, stabilizzando il mercato e favorendo una concorrenza più leale tra imprese che rispettano la legge e quelle che non lo fanno.

Nel 2025 il mercato italiano del food delivery supererà i 2 miliardi di euro, secondo l’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano. Il mercato – come detto – si consolida al momento attuale attorno a tre grandi player: Deliveroo, Glovo e Just Eat, con un vivace numero di operatori locali più piccoli come Alfonsino, Cosaporto e Wineliness. 

La logistica è il principale fattore critico di successo: circa il 70% degli acquirenti online di prodotti alimentari indica nell’affidabilità e nella velocità di consegna le ragioni primarie della propria scelta d’acquisto. Chi controlla la “last mile” del freddo controlla una leva competitiva fondamentale. 

I trend last-mile più promettenti sono: micro-fulfillment center, flotte multimodali, veicoli autonomi e parcel locker. La logistica alimentare è tra i settori che rivoluziona il mercato più velocemente, con tre trend principali: catena del freddo, dark store e flotte multimodali.

Cosa cambia per corrieri e operatori logistici

Per chi opera nel settore del trasporto, il food delivery non è più un’opzione ma un segmento strategico. Ecco le competenze richieste:

I grandi gruppi stanno costruendo un ecosistema in cui la logistica è il vero valore. DoorDash, Uber, Delivery Hero e Prosus non competono solo sulle app, ma su chi controlla l’ultimo miglio in modo efficiente e sostenibile.

Oltre ai fatti consolidati, sul mercato circolano alcune indiscrezioni che potrebbero orientare i prossimi mesi. Uber ha avanzato una proposta indicativa per Delivery Hero a 33 euro per azione, con un’offerta valutata intorno ai 11,6 miliardi di dollari. Le fonti di stampa riportano che Uber ha aumentato la propria partecipazione in Delivery Hero fino a circa 19,5%, dato che rende credibile un interesse strategico più profondo.

Il mercato ha reagito con un aumento del 10% del prezzo delle azioni di Delivery Hero dopo la notizia, interpretando il movimento come un possibile passo verso una nuova acquisizione o almeno una presa di controllo graduale.

Allo stesso tempo, circola la voce che DoorDash e Uber stiano valutando di acquisire insieme Delivery Hero, in un’operazione che potrebbe coinvolgere altri investitori istituzionali e ridefinire l’equilibrio globale del settore. Nello scenario più discusso, DoorDash avrebbe già completato l’acquisizione di Deliveroo e potrebbe cercare di espandere la propria presenza in Europa attraverso Partnership o acquisizioni mirate.

Una seconda linea di indiscrezioni riguarda Glovo e la sua posizione in Europa. Dopo la multa UE da 329 milioni di euro e il passaggio al modello con rider assunti in Spagna, si parla di un possibile ripensamento strategico della piattaforma in Europa meridionale, con apertura a partnership locali o a una cessione di alcuni mercati non core.

Infine, un’ultima linea di voci parla di Amazon che sta valutando di entrare più direttamente nel food delivery in Europa, non solo attraverso partnership ma con una piattaforma propria. Amazon ha già una rete logistica capillare e un elevato numero di clienti Prime: il salto potrebbe essere più vicino di quanto si pensi.

Nessuna di queste operazioni è stata per ora confermata ufficialmente. Tuttavia, il fatto che circolino voci su Uber, Glovo, DoorDash e Amazon indica che la fase di consolidamento è appena iniziata e che i prossimi 12-18 mesi potrebbero essere molto movimentati.

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