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Livorno, Neri e Nova Marine prendono il controllo di TCO: il porto accelera verso l’integrazione

La holding NR Investimenti, partecipata al 50% da Fratelli Neri e Nova Marine Carriers, acquisisce la maggioranza del Terminal Calata Orlando. Resta nella compagine la famiglia Alberti. TCO vale poco meno di 3 milioni di ricavi, ma dispone di 450 metri di banchina e movimenta circa 700 mila tonnellate di merci l’anno. Per i nuovi soci è il terminal da rilanciare; per Livorno è un altro pezzo di porto che cambia padrone

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Non è tanto una questione di dimensioni quanto di posizione. Il Terminal Calata Orlando (TCO), uno dei terminal livornesi dedicati alle rinfuse e alle merci break bulk, passa sotto il controllo di NR Investimenti, holding costituita pariteticamente da Fratelli Neri e Nova Marine Carriers. La quota restante rimane alla famiglia di Roberto Alberti, storico operatore e agente marittimo livornese. L’operazione, annunciata il 14 settembre, non prevede valori finanziari resi pubblici. I nuovi azionisti hanno però già indicato la destinazione dell’investimento: un programma consistente per aumentare i traffici e migliorare l’efficienza operativa del terminal. Ed è proprio qui che l’operazione diventa interessante per leggere il nuovo assetto del porto di Livorno.

Un terminal piccolo, ma con una posizione strategica

TCO non è un gigante industriale. Nel 2025 ha realizzato 2,884 milioni di euro di ricavi e 148 mila euro di utile netto; l’organico è di circa 24 persone. Ma le sue infrastrutture hanno un peso decisamente superiore alla dimensione del conto economico: il terminal dispone di 450 metri di banchina, articolati su tre accosti, e di circa 32 mila metri quadrati destinati alla movimentazione e allo stoccaggio. I fondali arrivano a 9 metri sui primi due accosti e a 7,5 metri sul terzo.

Il traffico si aggira intorno alle 650-700 mila tonnellate annue. Si tratta prevalentemente di rinfuse secche e break bulk: materie prime e prodotti destinati anche all’industria del Centro Italia, con clienti come Solvay e Saint-Gobain, oltre a traffici legati all’industria ceramica. Il terminal gestisce anche biomasse, tra cui cippato di legno destinato a impianti energetici in Sardegna e nel Mezzogiorno. Insomma, non è un terminal che deve essere salvato, ma un’infrastruttura che i nuovi proprietari dichiarano di voler far crescere.

Da socio al 25% a controllo del terminal

L’operazione completa un percorso iniziato pochi mesi fa. A giugno Nova Marine Carriers aveva annunciato l’acquisto, attraverso la controllata Sider Navi, del 25% di TCO. Il 25% era stato rilevato da Maffei Sarda Silicati per un valore di 950 mila euro. In quell’occasione l’amministratore delegato Vincenzo Romeo aveva spiegato la logica industriale dell’operazione: Nova Marine, fortemente presente nel dry bulk, cercava uno sbocco sul Tirreno per i propri clienti, dopo aver sviluppato una presenza terminalistica soprattutto sull’Adriatico. Ora quella partecipazione viene inserita in una configurazione completamente diversa. NR Investimenti, controllata 50-50 da Neri e Nova Marine, assume la maggioranza di TCO.

È dunque un passaggio dalla semplice presenza nel capitale al controllo industriale di una piattaforma portuale. E la combinazione fra i due soci è abbastanza chiara: da una parte c’è un gruppo che conosce direttamente il terminalismo e i servizi portuali; dall’altra un armatore specializzato nel dry bulk, cioè proprio nel segmento di traffico nel quale TCO opera. La nota sull’operazione parla infatti esplicitamente della sinergia fra un terminal operator e un carrier capace di pianificare trasporti e carichi.

Il vero tema è l’integrazione verticale

La novità, quindi, non sta soltanto nel fatto che TCO abbia nuovi proprietari. Sta nel modello industriale che prende forma. Nova Marine non si limita più a portare merci via mare: entra sempre più nella gestione delle infrastrutture a terra. La società aveva già avviato questa strategia con la joint venture ravennate Cilir e con altri progetti terminalistici. L’investimento in TCO le consente ora di costruire un presidio sul Tirreno.

Per Fratelli Neri, invece, l’operazione aggiunge un altro tassello alla progressiva espansione nel terminalismo livornese.

Il gruppo è già presente attraverso Sintermar e Sintermar Darsena Toscana e, soprattutto, ha appena ottenuto il via libera dell’Antitrust all’operazione su Terminal Marittimo Livorno, la società destinata a gestire la Darsena Uno. Fratelli Neri e Cilp acquisiranno complessivamente il 66,67% di TML, mentre LTM del gruppo Moby conserverà il 33,33%. L’Antitrust ha però stabilito che il controllo effettivo della società sarà riconducibile a Fratelli Neri.

Sono due operazioni diverse, su segmenti diversi. TML significa soprattutto ro-ro e Autostrade del Mare; TCO significa rinfuse e break bulk. Il punto comune è il rafforzamento della presenza di Neri sulle banchine livornesi.

Il porto che cambia pelle

È questa la conseguenza più interessante dell’operazione. Il porto di Livorno sta vivendo una fase nella quale gli operatori storici stanno cercando di costruire piattaforme più grandi, integrate e capaci di controllare più anelli della catena logistica.

TCO è un esempio quasi didattico. Un armatore acquisisce una posizione terminalistica per avere uno sbocco sul Tirreno; un operatore portuale entra nella società perché dispone di competenze e presenza locale; la famiglia Alberti rimane nel capitale mantenendo il legame con una storia imprenditoriale che affonda le radici nel porto.

Non è soltanto una compravendita di quote: è una ricomposizione industriale della filiera. E questo avviene mentre a Livorno si muovono contemporaneamente altri dossier di grande rilievo. La nuova configurazione di Darsena Uno, con TML destinata a essere controllata da Neri, va nella direzione del rafforzamento del gruppo nel segmento ro-ro. Sullo sfondo resta poi la partita della Darsena Europa, il grande progetto di espansione dello scalo, per il quale Neri fa parte della cordata insieme a MSC e Lorenzini. Il quadro che emerge è quindi quello di un porto nel quale le singole banchine diventano pezzi di strategie più ampie.

E TCO deve ancora dimostrare di valere l’investimento

Per ora, però, occorre distinguere gli assetti societari dalle promesse industriali. I nuovi proprietari hanno annunciato un investimento «consistente», ma non ne hanno indicato né l’importo né un calendario. La vera partita comincerà quindi adesso: capire quali nuovi traffici potranno essere portati a Calata Orlando, quanto potrà crescere il volume movimentato e soprattutto se l’integrazione con Nova Marine consentirà di trasformare il terminal da semplice infrastruttura portuale a piattaforma commerciale per i traffici dry bulk sul Tirreno.

È qui che si misurerà il valore dell’operazione. Perché i numeri attuali di TCO raccontano una società sana ma piccola. Il progetto annunciato dai nuovi soci, invece, sembra avere ambizioni molto più grandi del bilancio attuale. E in questo senso il passaggio di TCO a Neri e Nova Marine racconta bene il nuovo corso del porto di Livorno: meno società isolate, più integrazione fra navi, banchine e traffici.

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