Klaus-Michael Kühne è morto nella notte tra domenica e lunedì, a 89 anni, nella sua residenza di Schindellegi, in Svizzera. La notizia è stata confermata da Kühne+Nagel, la società alla quale ha legato per quasi settant’anni il proprio nome e una parte fondamentale della propria storia. «Abbiamo perso un visionario, un grande imprenditore e una personalità straordinaria», ha dichiarato il presidente del consiglio di amministrazione Jörg Wolle.
Per il mondo dei trasporti e della logistica, la sua scomparsa segna la fine di una figura centrale nella costruzione delle catene globali di approvvigionamento. Kühne ha portato Kühne+Nagel ai vertici mondiali della spedizione aerea e marittima e ha esteso la propria influenza a Hapag-Lloyd, Lufthansa e ad altri grandi operatori della mobilità e del commercio internazionale.
La sua storia, quindi, non è soltanto quella di un miliardario o di un proprietario d’azienda. È la storia di un imprenditore che ha intuito prima di molti altri che la competitività non si sarebbe più giocata sul singolo mezzo di trasporto, ma sulla capacità di coordinare l’intera catena: porti, navi, aerei, magazzini, dati e consegne. Per la logistica, è la fine di un’epoca.
Da Amburgo al mondo
Klaus-Michael Kühne era nato ad Amburgo il 2 giugno 1937, dentro una famiglia che aveva già fatto della spedizione la propria attività. Suo nonno August Kühne era stato, insieme a Friedrich Nagel, uno dei fondatori di Kühne+Nagel.
Klaus-Michael entrò nell’azienda di famiglia nel 1958, appena ventunenne. Nel 1963 divenne socio personalmente responsabile e nel 1966 assunse la guida del consiglio di amministrazione. Dal 1975 fu amministratore delegato della società internazionale e, dal 1992 al 2011, presidente del consiglio di amministrazione. Dal 2011 aveva mantenuto il ruolo di presidente onorario.
Ma è proprio osservando quegli anni che si comprende la dimensione della sua figura. Kühne non si limitò a far crescere una casa di spedizioni. La trasformò progressivamente in una macchina globale, concentrata soprattutto sulla logistica aerea e marittima e capace di seguire le merci oltre i confini nei quali erano nate le tradizionali imprese di spedizione. Era, in fondo, una delle grandi intuizioni della sua generazione: la merce non aveva più bisogno soltanto di essere trasportata. Aveva bisogno di essere governata lungo tutta la catena. Ed è proprio quella trasformazione che avrebbe portato Kühne+Nagel ai vertici mondiali della logistica.
Il secondo salto: non più soltanto Kühne+Nagel
Negli anni Novanta arriva un altro passaggio decisivo. Kühne costituisce nel 1993 la Kühne Holding AG e, attraverso la holding, costruisce progressivamente un portafoglio di partecipazioni che va ben oltre la logistica in senso stretto. La stessa Kühne Foundation ricorda come la holding sia diventata il principale azionista di Kühne+Nagel e abbia assunto partecipazioni importanti in Hapag-Lloyd e Lufthansa, oltre a investimenti immobiliari e nel settore alberghiero.
Hapag-Lloyd diventa uno dei suoi grandi terreni d’azione: Kühne Holding possiede oggi circa il 30% della compagnia marittima tedesca. Nella sua galassia sono entrate anche Lufthansa e, più recentemente, partecipazioni in realtà come Flix e Brenntag.
È un dettaglio importante perché racconta una precisa visione industriale. Kühne non guardava al camion, alla nave, all’aereo o al magazzino come mondi separati. Guardava alla catena. E in questo senso la sua storia anticipa una trasformazione che oggi consideriamo quasi scontata: la logistica come infrastruttura integrata del commercio mondiale.
Il ritorno ad Amburgo
Eppure, nonostante abbia vissuto per decenni in Svizzera e abbia costruito un patrimonio internazionale, Kühne non ha mai veramente lasciato Amburgo. La città rimase il suo riferimento sentimentale e imprenditoriale. Vi investì nel calcio, nel patrimonio immobiliare, nella cultura e in importanti progetti cittadini.
Il rapporto più conosciuto è quello con l’Hamburger SV, il club del quale era tifoso e che ha sostenuto per anni con ingenti finanziamenti. Secondo le ricostruzioni della stampa tedesca, nel corso del tempo avrebbe investito circa 100 milioni di euro nel club, arrivando a detenere temporaneamente oltre il 20% della società calcistica.
Ma il suo nome è legato anche alla cultura: Kühne sostenne, tra le altre cose, la costruzione dell’Elbphilharmonie e negli ultimi anni aveva continuato a coltivare l’idea di un nuovo grande teatro dell’opera ad Amburgo. Questa dimensione racconta un altro aspetto dell’uomo: quello del mecenate. Un ruolo che Kühne interpretava con la stessa determinazione con cui affrontava gli affari.
La fondazione al posto degli eredi
C’è poi un elemento che rende particolarmente singolare la conclusione della sua storia. Klaus-Michael Kühne e la moglie Christine, sposata nel 1989, non hanno avuto figli. E Kühne aveva affrontato il problema della successione molto prima della propria morte.
Nel 1976, insieme ai genitori, aveva fondato la Kühne Foundation. Quella che era nata come iniziativa filantropica è diventata nel tempo una grande fondazione internazionale, attiva oggi in quattro grandi aree: logistica, clima, medicina e cultura. Nel solo 2026 la fondazione prevede di mettere a disposizione circa 65 milioni di franchi svizzeri per i propri progetti. Ed è proprio la fondazione a rappresentare, secondo quanto riportato dalla stampa tedesca e svizzera, la destinazione prevista per il patrimonio dell’imprenditore.
Un patrimonio enorme. Le stime più recenti arrivano a circa 36 miliardi di euro, mentre le classifiche svizzere lo collocavano intorno ai 21-22 miliardi di franchi. Le cifre cambiano a seconda delle partecipazioni e delle quotazioni, ma la sostanza non cambia: Kühne era uno degli uomini più ricchi d’Europa. E il suo lascito non sarà quindi semplicemente una fortuna divisa tra eredi. Sarà, almeno nelle intenzioni, un patrimonio trasformato in istituzione.
Un uomo, una visione
Klaus-Michael Kühne aveva un carattere che non lasciava indifferenti. Era riservato, ostinato, profondamente legato alle proprie convinzioni. Anche quando aveva ormai superato gli ottant’anni continuava a intervenire nelle vicende delle società nelle quali aveva investito e nei progetti che riteneva importanti. Ma il tratto più interessante della sua biografia resta forse quello imprenditoriale.
Kühne apparteneva a una generazione che ha costruito la globalizzazione prima ancora che la parola entrasse nel linguaggio comune. Quando è entrato in Kühne+Nagel, la spedizione era ancora, in larga misura, un mestiere fatto di relazioni, documenti, telefono, porti e uffici. Quando ne ha lasciato la guida operativa, il mondo della logistica era diventato una rete globale nella quale spedizioniere, compagnia marittima, aeroporto, magazzino e cliente finale erano sempre più collegati.
La sua intuizione è stata quella di capire che controllare i nodi della catena valeva quasi quanto possedere i mezzi che la percorrono. È anche per questo che il suo nome compare oggi accanto a quello di Kühne+Nagel, Hapag-Lloyd, Lufthansa e di molte altre realtà che, pur appartenendo a settori diversi, hanno tutte qualcosa a che fare con la circolazione di persone, merci e valore.
La fine di un’epoca
La morte di Klaus-Michael Kühne apre inevitabilmente anche una domanda sul futuro. Non tanto su Kühne+Nagel, che ha ormai dimensioni e struttura manageriale tali da non dipendere più dalla presenza fisica del suo storico proprietario. Quanto sull’equilibrio dell’intero sistema di partecipazioni costruito attraverso Kühne Holding e sul ruolo che la fondazione assumerà nella gestione di questa eredità.
Ma c’è una cosa che probabilmente non cambierà. Nel mondo della logistica, per decenni, dire Kühne ha significato parlare di una precisa idea di impresa: partire dalla spedizione e arrivare a costruire un pezzo dell’infrastruttura del commercio mondiale. Klaus-Michael Kühne se ne va lasciando un patrimonio enorme. Ma soprattutto lascia una storia industriale enorme. per chi vive di trasporto e logistica, forse è questo il modo più giusto per ricordarlo.


