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La protesta incontrollata indebolisce: TI Assotir invita la categoria all’unità

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Le difficoltà sono tante. Tali da rendere impossibile sopravvivere con il proprio lavoro. Di conseguenza cresce l’insoddisfazione e l’esasperazione degli autotrasportatori emersa, al di là di ogni giudizio di merito, in occasione dell’ultimo fermo. Le conseguenze di questa situazione – secondo il direttivo di TI Assotir, riunitosi ieri, sono evidenti: se non si fornisce uno sbocco politico-sindacale alla protesta, si scivola verso un ulteriore indebolimento dell’autotrasporto italiano   Ecco perché il presidente nazionale dell’associazione, Anna Vita Manigrasso, e il segretario Claudio Donati, hanno preso carta e penna per scrivere una lettera aperta rivolta ai presidenti di tutte le Associazioni di categoria.
«Proprio in questo momento – si legge nella missiva – sarebbe essenziale che la categoria riuscisse ad esprimere un livello di unità e di consapevolezza circa le questioni fondamentali su cui concentrare la propria iniziativa sindacale. Purtroppo di tale consapevolezza e di questo spirito unitario finora non è stato dato vedere alcun reale segnale e anzi forte è il rischio che le frantumazioni della rappresentanza continuino a crescere, favorendo il processo di marginalizzazione politica della categoria, stretta tra le spinte – entrambe, a nostro avviso, perdenti – della rivolta senza un reale disegno di cambiamento e della subalterna accettazione delle “compatibilità” politiche definite da altri senza alcuna verifica di cime tali compatibilità impattino con gli equilibri delle imprese».
«Di fronte alla crisi – continuano i due dirigenti di TI Assotir – abbiamo bisogno tutti di riscoprire le ragioni dell’unità e del comune interesse a salvaguardare gli interessi di base delle imprese che rappresentiamo». E quando si parla di interessi di base, il discorso si sposta sui costi minimi di sicurezza, normativa poco o niente «metabolizzata dalla committenza», anche grazie a un sistema di controlli che rimane vanamente a posteriori. Da qui la proposta di TI Assotir – quella di utilizzare il D.U.R.T. «ovvero un meccanismo che costringa il committente a dimostrare la propria correttezza e il rispetto dei livelli minimi di sicurezza, così come, in quasi tutti i settori produttivi, si fa, da anni, con il documento che attesta la regolarità del’impiego della manodopera» – che comincia a fare breccia anche in altre associazioni. E per questo ci si augura che possa diventare un progetto comune.
Riguardo invece al problema dei lunghi e a volti incerti tempi di pagamento – secondo Manigrasso e Donati – bisogna «ricercare soluzioni che vadano oltre le stesse norme di salvaguardia contenute nella legge 133/08».
In definitiva sono questi – l’individuazione di meccanismi di dissuasione preventiva dei comportamenti elusivi delle norme sui costi minimi di sicurezza e di strumenti per ridurre le conseguenze nefaste di tempi di pagamento troppo allungati – sono i temi su cui Assotir chiama a raccolta la categoria.  

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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