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Congelato per 15 giorni il fermo dell’autotrasporto siciliano previsto dal 10 febbraio

L’iniziativa dell’assessore Falcone di farsi portavoce delle ragioni del settore con quello che sarà il nuovo ministro dei Trasporti ha per adesso rinviato la protesta. Intanto, rispetto alle ragioni del fermo, ALIS si dice critica e ribatte su diversi punti

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Dal 10 febbraio non ci sarà alcun fermo dei servizi di autotrasporto in Sicilia, almeno per ora. A far tornare sui propri passi le associazioni dell’autotrasporto che siedono nella Consulta regionale è stata – come riferisce il presidente di A.I.Tras, Salvatore Bella, l’iniziativa dell’assessore Marco Falcone di promuovere, nel corso di una conference-call organizzata con urgenza proprio per scongiurare la protesta, un tavolo tecnico tra i prefetti e le parti interessate nell’attesa di avere l’interlocutore principale, vale a dire il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Senonché siccome questa poltrona potrebbe essere rinnovata una volta costituito il nascente governo guidato da Mario Draghi, le associazioni dell’autotrasporto hanno deciso di congelare allo stato attuale per quindici giorni la loro azione di protesta, in attesa di poter interloquire con colui e colei che sarà il nuovo (o confermato) ministro dei Trasporti. Insomma, lo stato di agitazione resta, ma per adesso viene accantonato sulla base della promessa dell’assessore Falcone di farsi portavoce con il futuro ministro della richiesta, subito dopo l’insediamento, di un incontro urgente. 

Le ragioni della protesta

Ma cosa vogliono in definitiva gli autotrasportatori siciliani? Ricordiamoli per punti sintetici.

  • Abrogazione della sanzione accessoria sull’art.174 del codice della strada costituita dalla decurtazione dei punti della patente agli autisti professionali
  • Deroga di due ore sui tempi di guida e riposo
  • Regolamentazione dei tempi di carico e scarico non rispettati dai committenti e dalla G.D.O.
  • Bloccare gli aumenti richiesti da alcune compagnie di navigazione (in particolare Grimaldi), giudicati fuori luogo visto la contingenza critica
  • Sbloccare i fondi concessi a Tirrenia a titolo di “Marebonus” il cui attuale stato di commissariamento impedisce il ribaltamento di tali sussidi agli autotrasportatori, così come previsto dalle disposizioni in materia.

La contrarietà e le repliche di ALIS

Al riguardo registriamo la netta presa di posizione di ALIS, associazione che per bocca del suo direttore generale, Marcello Di Caterina, ha espresso «ferma contrarietà allo sciopero proclamato in Sicilia» da quella che viene definita «una piccola parte dell’autotrasporto siciliano». Di Caterina ha definito il fermo «non solo strumentale, ma soprattutto dannoso per un’isola, come la Sicilia, il cui tessuto produttivo è già molto sofferente e fortemente colpito dalla crisi emergenziale, così come il resto del nostro Paese».

Inoltre, visto che tra le richieste giustificative del fermo c’è anche il blocco dei richiesti aumenti da parte delle compagnie marittime, il direttore di Alis sottolinea, citando uno studio del gennaio 2020, redatto in collaborazione con l’Università Parthenope e il centro di ricerca Svimez, «che i noli marittimi praticati dai nostri associati, in particolar modo per le rotte che servono Sicilia e Sardegna, hanno beneficiato di ribassi che in media si attestano su percentuali tra il 30% fino ad arrivare ad un 40% in meno, rispetto ai prezzi applicati un decennio prima». 

Di Caterina aggiunge pure che «i nostri associati operanti nel trasporto marittimo» – semmai fosse necessario ricordiamo che il presidente di ALIS è Guido Grimaldi – «in questi difficili mesi caratterizzati da una totale contrazione di mercato, hanno sempre assicurato la continuità dei cicli trasportistici da e per la Sicilia aumentando i servizi, sia da Catania che da Palermo, attraverso l’impiego di nuove navi di maggiori capacità e tecnologicamente avanzate, al contrario invece di quanto operato da altre compagnie di navigazione, non facenti parte della nostra associazione, che hanno ridotto il numero di servizi fermandosi durante la pandemia e che hanno applicato aumenti ben al di sopra di quelli applicati dai nostri associati».

Infine, Di Caterina puntualizza che, a causa dell’aumento del prezzo del petrolio salito a circa 60 dollari al barile, il Gruppo Grimaldi, associato ALIS, malgrado avesse ridotto la quota BAF a maggio 2020 in piena emergenza da Covid-19 a beneficio di tutti i trasportatori, oggi «si vede costretto a procedere con l’adeguamento BAF che risulta comunque nettamente inferiore rispetto a quello richiesto da altri armatori che a loro volta non avevano ridotto a maggio 2020 la quota BAF».

In conclusione il direttore assicura che «il Gruppo Grimaldi, così come altre aziende armatoriali soci di ALIS, hanno erogato l’incentivo Marebonus per la quasi totalità dell’importo, immediatamente, riconoscendolo agli autotrasportatori nei tempi e nei modi previsti dalla legge, e in una misura superiore a quanto dovevano».

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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