Con il via libera del Consiglio dei ministri al decreto-legge per l’emergenza caldo il 22 giugno scorso sono state riconfermate le “norme già vigenti negli scorsi anni, sulla possibilità per alcuni operatori economici di sospendere o ridurre l’attività lavorativa, con conseguente accesso in deroga al trattamento di cassa integrazione, a causa di eccezionali ondate di calore”. Ma molte regioni si sono mosse preventivamente con delibere e ordinanze, varate già a partire dai primi giorni di giugno quando è iniziata l’ondata di calore estremo, tra queste Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte, Puglia e Sicilia hanno esteso le limitazioni anche ai lavoratori della logistica e ai rider. Mentre per gli autisti professionisti di mezzi pesanti valgono le tutele introdotte dall’articolo 46 del Ccnl, tra cui cabine climatizzate e possibilità di spostare gli orari di lavoro.
La norma nazionale
A livello nazionale, si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto-legge “Disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” che non introduce un nuovo sistema, ma ripristina la disciplina già prevista nel 2025 per fronteggiare le ondate di calore, contenuta nel decreto legge 92/2025 (articolo 10-bis) che consentiva l’accesso agli ammortizzatori sociali quando l’attività veniva sospesa per ordinanze delle autorità oppure risultava impossibile proseguire il lavoro a causa del caldo estremo (segnalato sulla piattaforma Worklimate sviluppata da Inail e Cnr). La misura era stata pensata soprattutto per i comparti maggiormente esposti, come l’agricoltura. Per capire meglio i settori coinvolti nella norma aggiornata al 2026 conviene attendere il testo ufficiale e la pubblicazione in Gazzetta.
Le Regioni anticipano
L’emergenza caldo ha spinto un numero crescente di Regioni ad adottare ordinanze per tutelare la salute dei lavoratori esposti alle alte temperature. Pur con alcune differenze, i provvedimenti hanno un impianto comune: vietano le attività lavorative all’aperto tra le 12.30 e le 16, ma soltanto nei giorni in cui la piattaforma Worklimate, sviluppata da INAIL e CNR, segnala un livello di rischio “alto” per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisicamente intense. Ma se negli anni scorsi le ordinanze erano rivolte soprattutto ad agricoltura, edilizia e cave, oggi diverse amministrazioni regionali hanno esteso esplicitamente le tutele anche ai piazzali logistici e ai rider, riconoscendo che anche queste attività sono particolarmente esposte agli effetti dello stress termico. L’Emilia-Romagna è stata una delle prime Regioni a introdurre un provvedimento particolarmente articolato. L’ordinanza, in vigore dal 3 giugno al 15 settembre, vieta il lavoro all’aperto tra le 12.30 e le 16 nei settori agricolo, florovivaistico, edilizio, nelle cave e, per la prima volta, anche nei piazzali destinati in via esclusiva e permanente al deposito delle merci. La tutela si estende inoltre ai rider che effettuano consegne con biciclette o biciclette a pedalata assistita. Per questi ultimi il provvedimento introduce anche un elemento innovativo: le piattaforme digitali devono modificare gli algoritmi di assegnazione delle consegne, inserendo il rischio caldo nei parametri utilizzati per calcolare tempi di percorrenza e distanze, senza penalizzare i lavoratori. L’ordinanza consente inoltre di anticipare o posticipare di un’ora gli orari dei cantieri per recuperare le ore perse nelle fasce più calde della giornata.
Anche il Lazio ha ampliato significativamente il campo di applicazione delle misure. L’ordinanza regionale, valida fino al 15 settembre, vieta il lavoro nelle ore centrali della giornata non solo in agricoltura, edilizia e cave, ma anche nel settore della logistica di piazzale e nella consegna di beni per conto terzi in ambito urbano, comprendendo quindi i rider che utilizzano biciclette o veicoli a due ruote. Misure analoghe sono state adottate dal Piemonte, dove il divieto tra le 12.30 e le 16 interessa espressamente anche la logistica e i rider. La Regione ha inoltre invitato i Comuni a concedere deroghe temporanee ai limiti sul rumore per consentire alle imprese di anticipare o posticipare le lavorazioni nelle ore più fresche della giornata.
Anche la Puglia ha inserito tra le categorie protette le attività di logistica di piazzale e la consegna urbana di beni. L’ordinanza, in vigore fino al 15 settembre, vieta il lavoro in presenza di rischio elevato sia negli ambienti esterni sia negli ambienti confinati privi di adeguata ventilazione o raffrescamento, richiamando particolare attenzione per i lavoratori più vulnerabili sotto il profilo sanitario o sociale. Tra le Regioni che hanno esteso il divieto anche al comparto logistico figura infine la Sicilia, mentre Lombardia, Veneto, Toscana, Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Campania hanno limitato le ordinanze ai comparti tradizionalmente più esposti – agricoltura, florovivaismo, edilizia e cave – senza includere espressamente logistica e rider.
Autisti professionisti tutelati dal Ccnl
Misure contenitive per il caldo eccessivo anche per gli autisti professionisti. Infatti, l’articolo 46 del CCNL prevede l’applicazione del vademecum del 23 luglio 2023 del ministero del Lavoro per la tutela delle attività ad alte temperature che, secondo il documento, scattano una volta superati i 35°. Quindi, stop al lavoro solitario, controllo costante della temperatura, no all’esposizione diretta alle radiazioni solari, piazzali con tettoie e tende. Il documento invita le aziende a fornire di veicoli con cabine chiuse climatizzate (ad esempio su trattori, camion, caricatori, gru), ad evitare il più possibile le attività lavorative nelle ore più calde anticipando l’inizio dell’orario di lavoro, a fornire cappelli e altri dispositivi per ripararsi dal sole ai lavoratori, a predisporre ambienti arieggiati dove pranzare.


