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Il Tribunale di Amsterdam dà ragione ai danneggiati dal cartello dei costruttori sui prezzi dei camion

Il tribunale di Amsterdam ha condannato i maggiori costruttori di camion europei a risarcire il danno subito dagli acquirenti di camion, consistente nell'aver pagato di più per gli stessi veicoli, a causa del cartello creato dalle case a partire dal 1997

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Il tribunale distrettuale di Amsterdam con la sentenza del 12 maggio 2021, resa nella causa C/13/639718 / HA ZA17-1255, ha condannato buona parte dei costruttori europei di camion a risarcire il danno subito dai querelanti, vale a dire da alcune migliaia di acquirenti di veicoli, a causa della violazione delle regole antitrust che vietano intese restrittive della concorrenza. Per tale condotta – lo ricordiamo – i costruttori avevano già subito delle sanzioni pecuniarie da parte della Commissione europea nel 2016 e nel 2017. Adesso, invece, la partita si giocava rispetto alla pretesa, avanzata appunto dai clienti dei costruttori, di ottenere un risarcimento del danno il cui presupposto è proprio la condotta lesiva della concorrenza.

E il Tribunale di Amsterdam ha di fatto confermato la conclusione a cui era giunta, il 18 gennaio 2018, anche la Corte Regionale di Hannover (in un giudizio instaurato dal Comune di Gottingen), vale a dire l’esistenza di un nesso causale tra il cartello antitrust e i danni subiti dagli acquirenti, espressi ovviamente dai maggiori costi dei camion, mentre ha respinto l’argomentazione contraria dei produttori secondo cui il coordinamento dei prezzi di listino non avrebbe avuto alcuna influenza sui prezzi finali pagati dagli acquirenti e quindi non avrebbe determinato alcun danno concreto.

Ricordiamo che i produttori di camion avevano costituito un cartello volto a coordinare i prezzi dei “listini all’ingrosso” di autocarri medi e pesanti, nonché la tempistica di introduzione delle tecnologie di riduzione delle emissioni, necessarie a rendere gli automezzi conformi alle norme europee, in modo da trasferire sul cliente finale i costi di queste tecnologie.

Però, l’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e l’articolo 53 dell’accordo SEE vietano i cartelli e altre pratiche commerciali restrittive della concorrenza. Conseguentemente, a seguito dell’inchiesta avviata nel 2011 dalla Commissione europea (che svolge il ruolo di Autorità antitrust a livello UE) è stato accertato che i costruttori avevano effettivamente violato la normativa dell’UE. L’intesa anticoncorrenziale riguardava in particolare il mercato della costruzione di autocarri medi (di peso compreso tra 6 e 16 tonnellate) e pesanti (di peso superiore a 16 tonnellate). Le violazioni, che hanno interessato tutto il territorio europeo, sono durate 14 anni, dal 1997 al 2011, anno in cui la Commissione ha effettuato ispezioni senza preavviso presso le imprese coinvolte nell’intesa restrittiva della concorrenza.

Accertata la violazione della normativa antitrust, la Commissione ha quindi comminato nel 2016 un’ammenda record complessiva di 3,8 miliardi di euro nei confronti di quasi tutti i produttori europei (MAN, Volvo/Renault Trucks, Iveco, Daimler e DAF) che comunque hanno concordato con Bruxelles una transazione che ha comportato uno sconto sulla multa. Per Scania la condanna della Commissione è arrivata un anno dopo, nel 2017, in quanto il suo procedimento si è svolto in separata sede, in quanto è stata l’unica a non ammettere le responsabilità dell’accaduto e quindi a non cercare una soluzione arbitrale con l’esecutivo comunitario.

Redazione
La redazione di Uomini e Trasporti

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