Non solo una dichiarazione d’intenti su un collegamento ferroviario, ma un segnale politico preciso sulla centralità delle infrastrutture nella competizione economica europea. È questa la cornice in cui si inserisce l’intesa siglata ad Antibes tra Italia e Francia, dove il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi ha rivendicato la piena convergenza tra i due Paesi sulla necessità di investire nei collegamenti come leva di crescita, resilienza e sicurezza economica.
Al centro dell’accordo c’è il progetto di rafforzare il collegamento ferroviario Marsiglia-Genova, una direttrice che unisce due nodi portuali e logistici di primo piano del Mediterraneo occidentale. Nella lettura del governo italiano, il memorandum firmato a margine dell’incontro tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron va oltre il tema della mobilità transfrontaliera e si colloca dentro una strategia più ampia di integrazione tra porti, retroporti, filiere industriali e corridoi europei.
Il messaggio politico è chiaro: la competitività del sistema europeo passa anche dalla capacità di rendere più fluidi i rapporti infrastrutturali tra territori che, pur essendo vicini geograficamente e complementari sul piano economico, scontano ancora limiti storici in termini di continuità e prestazioni dei collegamenti. In questo senso, la Marsiglia-Genova assume un valore simbolico e operativo insieme, perché prova a rimettere al centro una dorsale costiera che può diventare più rilevante tanto per i traffici merci quanto per la connessione tra i grandi poli logistici affacciati sul mare.
Ma il dossier aperto ad Antibes non si esaurisce sulla costa. Nelle parole di Rixi, l’intesa tra Roma e Parigi riguarda anche la valorizzazione dei valichi alpini e delle direttrici ferroviarie, stradali e marittime, in una visione di sistema che tiene insieme accessibilità, sicurezza e intermodalità. Un passaggio che parla direttamente al mondo del trasporto e della logistica, perché richiama il nodo strutturale della competitività del Nord-Ovest italiano e dei suoi sbocchi verso la Francia e il resto dell’Europa.
Dentro questo quadro torna centrale anche il Tunnel di Tenda, citato esplicitamente dal viceministro tra le priorità condivise con la Francia. L’obiettivo indicato è l’avvio dei lavori della seconda canna entro l’inizio del 2027, su un’infrastruttura che continua a rappresentare un punto sensibile per i collegamenti tra Liguria, Piemonte e versante francese e che, più in generale, è diventata il simbolo delle difficoltà italiane ed europee nel garantire tempi certi sulle opere transfrontaliere.
La forza del vertice di Antibes sta proprio nell’aver tenuto insieme il piano diplomatico e quello operativo. Da un lato, il rilancio del rapporto bilaterale tra Italia e Francia; dall’altro, la volontà di tradurre quella sintonia in un’agenda infrastrutturale fatta di ferrovia, strada, porti e valichi. È un’impostazione che interessa da vicino gli operatori del settore, perché segnala la volontà di considerare la logistica non come funzione ancillare, ma come architettura portante della politica industriale e commerciale europea.
Resta naturalmente il tema dell’attuazione. Perché se il memorandum sulla Marsiglia-Genova ha un indubbio peso politico, sarà la capacità di trasformare l’intesa in interventi concreti, coordinamento tecnico e investimenti a misurarne la portata reale. Oggi quella direttrice soffre ancora di collegamenti ferroviari non competitivi rispetto al potenziale dell’asse ligure-provenzale, ed è proprio qui che il passaggio dalle dichiarazioni ai cantieri diventa decisivo.
Per il settore, tuttavia, il segnale è già rilevante. In una fase in cui l’Europa discute di autonomia strategica, sicurezza delle supply chain e rafforzamento delle connessioni tra i grandi gateway marittimi, l’intesa tra Italia e Francia rimette al centro una domanda essenziale: quanto può crescere il Mediterraneo occidentale se le sue infrastrutture smettono di essere un limite e tornano a essere un moltiplicatore di competitività?


