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Mancano gli autisti? Un trasportatore trevigiano chiede al Parlamento di poter guidare oltre i 68 anni

Si chiama Silvano De Longhi, ha 68 anni e non ha alcuna voglia di scendere dal camion. Ciò che lo motiva è la passione, ma anche un forte senso di equità: «Perché – dice – tanti colleghi stranieri alla mia età possono continuare a lavorare e io invece non posso più farlo?». Così, quando la Commissione UE (interpellata al riguardo) ha reputato corretto il suo ragionamento, ha presentato una petizione alla Commissione Trasporti della Camera per chiedere di cambiare il codice della strada. Ma se il Parlamento gli desse ragione il problema della carenza di autisti un domani sarebbe meno grave di come si prospetta?

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Domanda: in Italia mancano autisti di camion e domani, visto che l’età media di chi svolge questa professione è particolarmente alta (abbondantemente oltre i cinquant’anni), tale lacuna sarà ancora più grave; ma se si concedesse la possibilità di continuare a guidare un camion oltre le 20 tonnellate anche oltre i 68 anni sanciti dal codice della strada la situazione potrebbe migliorare? Potrebbe essere cioè anche questo un piccolo contributo alla risoluzione della problematica? La questione non è campata per aria. E lo sa bene Silvano De Longhi, sessantottenne autotrasportatore trevigiano che di smettere di guidare non ne voleva proprio sapere, non fosse altro per la passione che lo anima e per le condizioni psicofisiche che ancora lo assistono. Poi però, quando ha scoperto che in tanti altri paesi europei non esiste quel limite temporale presente invece nella nostra normativa e che quindi sulle strade italiane ci sono tanti autisti della sua età che possono tranquillamente guidare, a quel punto ha deciso di inviare una petizione alla Commissione europea per chiedere un’armonizzazione della legislazione dei diversi paesi membri e per fare in modo un camionista italiano di 68 anni abbia le stesse opportunità dei suoi colleghi di altri Stati.

Nella petizione si denunciava a chiare lettere la concorrenza sleale creata dal fatto che «al compimento dei 68 anni d’età gli autotrasportatori italiani, pur in piena salute comprovata da esami medici, non possono più guidare autotreni ed autoarticolati con massa complessiva a pieno carico superiore alle 20 tonnellate, ritrovandosi impossibilitati a continuare l’attività professionale. Lo stesso non accade per gli autotrasportatori della medesima età di altri Paesi dell’UE, che possono circolare anche in Italia». 

Tempo qualche settimana la Commissione ha risposto prendendo atto che la richiesta era ricevibile perché la materia è di competenza dell’Unione europea. Tanto che nella risposta ricevuta dal trasportatore trevigiano si legge che la stessa Commissione ha avviato «un’indagine preliminare sul tema» e ha anche «trasmesso la petizione alla Commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento europeo». 

A quel punto, confortato dalla replica comunitaria, De Longhi ha allargato il perimetro della sua battaglia e, insieme ad altri sette colleghi e con l’aiuto dell’avvocato Fabio Capraro di Treviso, ha presentato una petizione alla XI Commissione Trasporti della Camera dei Deputati per chiedere una modifica della normativa italiana che la armonizzi a quella degli altri paesi europei e consenta così a tante aziende, prive di autisti, di poter continuare a far lavorare tanti italiani ultrasessantacinquenni ancora capaci, così come si fa in altre Stati europee. Cosa che nell’attuale frangente non frenerebbe il ricambio generazionale, perché di giovani intenzionati a salire sul camion oggi ce ne sono pochi o forse pochissimi. 

Lo stesso De Longhi intervistato dall’emittente Antenna 3 racconta che un suo conoscente, una volta raggiunta la soglia dei 68 anni, ha ben pensato per aggirarla di trasferirsi in Germania e di acquisire qui la residenza. E così adesso lavora tranquillamente, mentre a lui la stessa opportunità è preclusa.

D’altra parte, come lo stesso trasportatore veneto scriveva nella sua petizione alla Commissione europea, il trascorrere degli anni non fa aumentare l’indice di pericolosità di un autista, ma al contrario lo riduce, in quanto gli anziani tendono a essere più prudenti e a non commettere infrazioni quali l’eccesso di velocità. Senza considerare che un autista di 68 anni ha alle spalle decenni di carriera nel corso dei quali è stato costantemente e obbligatoriamente controllato e quindi non può essere paragonato a una persona della medesima età che guida soltanto occasionalmente. 

A questo punto quindi la palla passa al parlamento italiano che, dopo le polemiche estive sulla carenza degli autisti, potrebbero anche accettare le richieste di Silvano De Longhi. 

Redazione
La redazione di Uomini e Trasporti

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