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I primi incontri della Ministra De Micheli con le associazioni dell’autotrasporto. Intese d’autunno

Approvato in due riunioni un verbale d’impegni governativi, tagli alle accise da rinviare (almeno a ottobre per gli Euro 3, a giugno 2001 per gli Euro 4), confermate le risorse annuali (240 milioni) e i 30 milioni l’anno (per tre anni) destinati al rinnovo del parco. Sui costi di riferimento ci sarà una proposta entro l’anno e sui tempi di pagamento un tavolo di lavoro

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Tanto tuonò che non piovve. Come una di quelle burrasche autunnali, annunciate da nuvoloni minacciosi e da cupi rimbombi in lontananza che d’improvviso svaniscono all’orizzonte, portati via dal vento, mentre i boati si diradano e si spengono lentamente e il fortunale tanto temuto finisce nell’oblio. Uno scenario da marinaio? No, da autotrasportatore.

Per due mesi le associazioni di categoria hanno visto avvicinarsi il malaugurato taglio delle accise sul gasolio, quello sconto che consente alle nostre imprese di restare competitive con i concorrenti stranieri che il carburante (e non solo) lo pagano meno; hanno vissuto nell’incertezza sulla conferma dei 240 milioni di risorse annuali che consentono la sopravvivenza di decine di migliaia di imprese artigiane; hanno trepidato per la mancanza di notizie sugli stanziamenti per rinnovare il parco più vecchio d’Europa, sul quale gli enti locali si accaniscono a colpi di divieti e anche il governo centrale minaccia di rivalersi in nome dell’ambiente, tagliando dal prossimo anno gli sconti ai veicoli Euro 3 ed Euro 4; hanno masticato amaro per i nuovi divieti unilaterali decisi dall’Austria nei confronti dei nostri camion e delle nostre merci. Con questi nuvoloni all’orizzonte, le associazioni – Unatras, in particolare – erano pronte alle misure estreme, al fermo dei servizi, pur di far sentire la propria voce, di scontrarsi anche duramente, di strappare i provvedimenti e le risorse indispensabili alla vita stessa del settore.

IL SOSPIRATO INCONTRO

Poi sono bastate un paio di riunioni, a metà novembre, e tutte le preoccupazioni, i timori, le minacce si sono sciolte – per rimanere in ambito metereologico – come neve al sole. Sono state sufficienti poche parole della nuova ministra, Paola De Micheli, giovedì 14 novembre – primo e sospirato incontro tra il governo e le rappresentanze dell’autotrasporto a riportare il sereno: primo, le risorse annuali di 240 milioni ci sono anche per il 2020 (nonostante i tagli inflitti al ministero, ha tenuto a precisare il verbale conclusivo) e sono state già trasferite sui capitoli di spesa (pedaggi, formazione, investimenti); secondo, c’è l’impegno a concordare con il ministero per l’Economia un emendamento per rinviare il taglio delle accise per gli Euro 3 (previsto dal disegno di legge di bilancio a partire da marzo dell’anno prossimo) fino a ottobre e oltre, magari fino al gennaio 2021, e quello per gli Euro 4 dal 1° gennaio al 1° giugno 2021; terzo, anche il centinaio di milioni del Fondo promesso dal precedente governo per il rinnovo del parco (la contropartita per accettare l’uscita di scena degli Euro 3, sostituendoli con veicoli più nuovi e meno inquinanti), è confermato: per il 2019 con il residuo del fondo (18 milioni) e l’aggiunta stabilita dal decreto fiscale (12,9 milioni) ce ne saranno più di 30, altrettanti per il 2020 e 37 per il 2021. Oltre a questi le associazioni hanno chiesto – e la ministra si è impegnata a verificarne la praticabilità – altri 100 milioni per il triennio 2020-2022, per incrementare la dotazione delle risorse per rinnovare il parco. Eccetera, eccetera, eccetera…

I PRINCIPALI PUNTI DELL’INTESA

PARTE FINANZIARIA

  • Conferma dei 240 milioni di risorse strutturali
  • Rinvio a ottobre 2020 del taglio del rimborso accise ai veicoli Euro 3
  • Stanziamento di un fondo per il rinnovo del parco composto da 30 milioni (18 come residuo e 12,9 previsti dal decreto fiscale) per il 2019, 30 per il 2020 e 37 per il 2021
  • Impegno della ministra a reperire altri 100 milioni per il triennio 2020-2022

PARTE NORMATIVA: il ministero si impegna a:

  • Ripubblicare, sentita l’AGCM, i costi di riferimento entro il 31 gennaio
  • Aprire un tavolo con il MEF per approfondire la tematica tempi di pagamento e studiare interventi per rendere efficace la normativa
  • Seguire l’iter parlamentare di una nuova normativa con cui introdurre il sistema delle revisioni ai privati
  • Affrontare al primo incontro con la nuova commissaria UE Adina-Ioana Vălean le criticità legate al divieto settoriale austriaco promuovendo ogni possibile interlocuzione anche con specifici tavoli bilaterali
  • Esprimere parere favorevole agli emendamenti alla legge sugli appalti con cui chiarire che l’art 4 del decreto fiscale non riguarda i servizi di trasporto

Insomma, mentre paradossalmente, dopo un autunno estivo, Roma e l’Italia venivano travolte dal maltempo, sul cielo dell’autotrasporto era tornato a splendere un sole abbacinante. Al punto che le associazioni, ormai sull’orlo del fermo, erano costrette a inforcare gli occhiali scuri per cercare di vedere meglio. E, dunque, soprattutto a chiedere un nuovo incontro per misurare, nero su bianco, impegni formali e itinerari legislativi di questo cielo rasserenato.

PRONTI AL FERMO

Perché fino a poche ore prima si era arrivati alle parole forti. Solo il giorno prima del fatidico giovedì 14, Confartigianato Trasporti aveva parlato di «tagli irricevibili» e pochi giorni dopo era tornata sul punto, pubblicando uno studio per dimostrare che il taglio dei rimborsi sulle accise l’autotrasporto italiano favorirebbe la concorrenza dell’Est europeo, dal momento che il vettore italiano già paga tasse «per 240 euro per tonnellata di CO2, il 54,3% in più della media dei 18 paesi competitor nel trasporto merci internazionale su strada» e che «il differenziale di tassazione con il principale competitor, la Polonia, sale all’81,4%». Argomentato anche il vice presidente vicario di Confcommercio-Conftrasporto, Paolo Uggè, che aveva lanciato lo slogan «confronto o scontro», contestando le motivazioni ambientali del provvedimento, perché l’autotrasporto «concorre alle emissioni degli inquinanti solo per 4,6 per cento» e «nel raffronto con gli anni passati dimostra di aver ridotto le emissioni del 29,7 per cento». Mentre la sintesi politica l’avevano tratta Pasquale Russo, segretario generale di Unatras, («la sostenibilità è riprodurre il capitale ambientale senza distruggere quello economico e sulla questione occorre un approccio più razionale ed equilibrato») e Alessandro Peron, direttore della Fiap («la sostenibilità economica e sociale viene prima di quella ambientale»).

Poi, quasi nel timore che l’attenzione si catalizzasse unicamente sulla questione degli sconti sul carburante – e sul connesso rinnovo del parco – le associazioni si erano affannate a ricordare che i nodi da sciogliere «non riguardano solo la questione dell’accisa sul gasolio» (Uggè) o che «ricondurre al solo tema delle accise la proclamazione del “fermo” è sostanzialmente riduttivo» (Peron), fino a specificare nel mandato per proclamare il fermo, affidato al presidente di Unatras, Amedeo Genedani, che la decisione era assunta «in relazione alla mancata chiarezza sulle misure inerenti il taglio del rimborso accise, vitale per la competitività delle imprese, sulle norme che istituiscono il fondo per il rinnovo del parco veicolare, oltre che la mancata definizione delle norme fondamentali sul rispetto dei tempi di pagamento e sulla pubblicazione dei costi di esercizio per la regolarità del mercato».

IL VERBALE DI INTESA

Unica clausola di salvaguardia nella decisione sul fermo: «… qualora non si riaprisse il dialogo in tempi brevi». Che, invece, proprio in seguito alla minaccia di blocco dei servizi, si è riaperto e ha permesso – per riprendere lo slogan di Uggè – di accantonare lo scontro e avviare il confronto. Per questo nella seconda riunione, martedì 19 novembre, non c’è voluto molto per approvare un verbale d’intesa che chiariva contenuti e modalità degli impegni governativi su risorse, accise e investimenti e precisava quelli sugli altri temi. Per i costi di riferimento, il ministero definirà entro il 31 dicembre una proposta «con l’avallo dell’Autorità per la concorrenza ed il mercato», per arrivare alla loro pubblicazione entro il 31 gennaio; per i tempi di pagamento, si aprirà subito un tavolo tecnico anche con il Dipartimento Finanze del ministero dell’Economia, «per approfondire la tematica e valutare eventuali interventi tesi a migliorare l’efficacia della norma»; per le revisioni ai privati, è stata già presentata alla Camera una proposta di modifica legislativa per «migliorare la funzionalità della norma».

Ma il confronto ha toccato anche altri temi. Il presidente di Anita, Thomas Baumgartner, ne ha messi due sul tavolo. Il primo è una risposta urgente da dare a Vienna, dopo l’ennesimo divieto settoriale deciso unilateralmente da Innsbruck che dal prossimo 1° gennaio «soltanto camion immatricolati dopo il 31 agosto 2018 potranno trasportare attraverso il Brennero una serie di prodotti dell’export italiano – come ad esempio le piastrelle prodotte in Italia – verso i ricchi mercati del nord-Europa». È l’ultimo di una serie di vincoli che, ha aggiunto Baumgartner, «hanno dimostrato di essere inefficaci per spingere verso il trasferimento delle merci su ferrovia e che invece aumentano l’intasamento autostradale nelle ore diurne e le emissioni nocive per l’ambiente, e sono inoltre protezionistiche in quanto escludono da tutti i divieti i traffici da e per il Tirolo». Un problema che la ministra De Micheli, ha sottolineato il presidente di Anita, si è impegnata «a risolvere definitivamente» e nel verbale d’intesa lo ha legato al primo incontro che avrà con il nuovo commissario, la romena Adina-Ioana Vălean, occasione nella quale la ministra «promuoverà ogni possibile interlocuzione anche con specifici tavoli bilaterali».

ARCELOR VERSA ALL’AUTOTRASPORTO IL 70% DELLE FATTURE SCADUTE
Mentre il clima a Taranto diventava rovente e anche il vicepresidente di Federtrasporti, Paolo Morea, allertava sulle possibili degerazioni che rischiavano di montare intorno ai cancelli della ex Ilva, dal capoluogo pugliese è arrivata una notizia positiva: nell’incontro avuto con i sindacati, l’amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, ha annunciato di aver pagato per intero i crediti vantati dai fornitori strategici dello stabilimento e di aver corrisposto un acconto del 70% a tutte le aziende di autotrasporto relativamente alle fatture già scadute e a quelle in scadenza. Alcune aziende di autotrasporto contattate da Uomini e Trasporti ci hanno confermato di aver già verificato il bonifico in conto corrente.

Il secondo punto è la questione delle aziende di autotrasporto messe in ginocchio dalla crisi dell’ex Ilva di Taranto con l’uscita di Arcelor-Mittal. «La situazione», ha ricordato Baumgartner, «è diventata insostenibile per molte imprese che si sono dovute esporre anche dal punto di vista economico e finanziario per il mancato pagamento dei noli dovuti dall’ex Ilva e che oggi vivono una situazione di profonda incertezza sul prosieguo delle proprie attività». Ma è evidente che la questione ha una complessità che va ben oltre le competenze del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tant’è che il verbale ne prevede un rinvio a dopo gli incontri del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con la società.

NON RESTA CHE VIGILARE

Se si aggiunge che la ministra ha dichiarato che è sua intenzione «avviare una interlocuzione continua con le associazioni mediante l’istituzione di un apposito tavolo» (probabilmente a cadenza mensile), è evidente che a Unatras non restava che procedere alla revoca del fermo. Già dopo il primo incontro, Uggè aveva affermato che sembrava «aprirsi uno scenario nuovo» e che l’atteggiamento del Ministro era stato «concreto, documentato e dimostrativo della volontà di fare».

La stessa questione del taglio delle accise, su cui tanto si era concentrata la protesta sembrava più che altro finalizzata a ottenere non solo maggiori risorse sul rinnovo del parco, ma anche un intervento più incisivo su tempi e modi di pagamento. Che prima o poi gli Euro 3 sarebbero stati esclusi dal beneficio sulle accise le associazioni lo avevano dato ormai per scontato. «Se il Governo accettasse di rendere vigente l’indeducibilità delle fatture non pagate dalla committenza», aveva detto chiaro e tondo Silvio Faggi, segretario nazionale della Fiap, «saremmo disposti a rinunciare al rimborso per le categorie di veicoli indicate. Infatti, quelle fatture complessivamente valgono ben due volte e mezza le accise sugli Euro 3».

Dunque, non restava che sciogliere la riserva positivamente e, tanto per non perdere la faccia, ammonire che comunque Unatras «monitorerà lo stato di attuazione di ciascun impegno nelle prossime settimane», in particolare proprio quelli sulla pubblicazione dei costi di riferimento e sui tempi di pagamento delle fatture di trasporto. Ed è quel che è stato fatto, chiudendo così positivamente l’autunno dell’autotrasporto.

Il TAR e l’ART

UN’AUTORITÀ SENZA CONTRIBUTI

L’autunno ha portato anche una ciliegina sulla torta. Il TAR del Piemonte ha – ancora una volta – dato torto all’Autorità di regolazione dei trasporti che da anni tenta di far pagare anche agli autotrasportatori il contributo dovuto al suo organismo dai soggetti sottoposti a regolazione. Dato che negli scorsi anni la richiesta era stata sempre respinta (anche dalla Corte costituzionale), per il 2019, l’Autorità era riuscita a infilare nel decreto Genova – quello per il crollo del ponte Morandi – un ampliamento della platea dei finanziatori agli «operatori economici operanti nel settore dei trasporti» (intendendo in questa categoria gli operatori logistici che accedono a porti, interporti e aeroporti), forzando in un certo qual modo la legge istitutiva dell’organismo che limitava il contributo ai «gestori delle infrastrutture e dei servizi regolati».
Una serie di sentenze del TAR del Piemonte su numerosi ricorsi di singole aziende (in attesa di quelle avanzate dalle associazioni) danno torto per l’ennesima volta all’Autorità, precisando che, anche dopo il decreto Genova, gli operatori da sottoporre a contributo devono essere destinatari diretti dell’attività dell’ART e non «meri beneficiari» e affermando testualmente che «necessariamente gli operatori del trasporto e della logistica accedono a porti, scali merci ed aeroporti ma non per questo diventano regolati». Un autunno dolce, dunque, per l’autotrasporto, quasi fosse giugno: quando spuntano le ciliegie.

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