Quanto vale davvero la logistica italiana? Molto più di quanto abbiamo misurato finora. Il problema è che una parte importante delle attività necessarie a far muovere le merci è rimasta sostanzialmente invisibile nelle statistiche ufficiali. Ora uno studio realizzato da Federtrasporto insieme al Centro Studi Confindustria, presentato oggi nel corso dell’Assemblea annuale dell’associazione guidata da Paolo Colombo, prova a misurarne il reale peso specifico e arriva a una conclusione significativa: la logistica da sola attiva 202 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 59% dell’impatto economico complessivamente generato dal sistema dei trasporti e della logistica.
È probabilmente questo il dato più interessante per il mondo delle merci contenuto nello studio “Rilevanza dei trasporti e della logistica in Italia”, una ricerca che cambia soprattutto il metodo con cui viene misurato il settore: non considera soltanto ciò che le imprese acquistano sul mercato da un operatore logistico o da un trasportatore, ma prova a ricostruire tutta l’economia che viene attivata dalla movimentazione delle merci.
Quella logistica che le statistiche non vedono
Il punto di partenza aiuta a capire la differenza. Il perimetro statistico ufficiale – il cosiddetto Settore H, corrispondente ai codici Ateco 49-53 – registra sostanzialmente i servizi di trasporto e logistica venduti sul mercato a terzi. In questa fotografia trasporti e logistica valgono complessivamente 86 miliardi di euro, il 4,8% del Pil. Ma è una misurazione che lascia fuori una parte consistente di ciò che accade realmente nelle filiere. Per esempio, alla logistica in conto proprio organizzata direttamente dalle aziende industriali, che non compare come servizio acquistato da un’impresa logistica. Lo stesso vale, secondo la metodologia dello studio, per la quota riconducibile al trasporto di carburanti, manutenzione dei mezzi, noleggio, infrastrutture e organizzazione dei viaggi.
Aggiungendo queste attività si passa al secondo livello, quello che Confindustria e Federtrasporto definiscono “sistema industriale ampliato”: il valore diretto sale così da 86 a 184 miliardi di euro, il 10,3% del Pil. La ricerca compie un ulteriore passaggio, calcolando attraverso le tavole input-output anche gli effetti indiretti e indotti generati nel resto dell’economia. È a questo punto che l’intera filiera della mobilità di merci e persone arriva ad attivare 341 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 19% del Pil italiano.
Il 59% dell’impatto arriva dalla logistica
Dentro questi 341 miliardi, però, la fetta più grande appartiene proprio alla logistica: 202 miliardi, il 59% del totale. Seguono il trasporto passeggeri e merci con 84 miliardi (che lo studio non distingue), carburanti e manutenzione dei mezzi con 30 miliardi e infrastrutture e servizi ancillari con 25 miliardi. È un risultato che modifica anche il modo in cui la logistica viene collocata all’interno della catena produttiva. Non più un’attività che arriva semplicemente alla fine della produzione, quando bisogna caricare la merce e consegnarla al cliente, ma una componente che concorre direttamente alla creazione di valore. Ed è proprio questo il cambio di prospettiva che chiede Paolo Colombo, presidente di Federtrasporto: «È un unico sistema industriale a tutti gli effetti. Questi sono numeri importanti che impongono un cambio di prospettiva: la mobilità delle persone e la mobilità delle merci non possono più essere considerate attività ancillari o un semplice costo da comprimere, ma una leva della politica industriale e della competitività del Paese. Questo vale per la mobilità delle persone come per la manifattura».
Dal franco fabbrica al franco destino
Per le imprese manifatturiere la conseguenza indicata da Colombo è molto concreta: riprendersi il controllo della logistica. «È necessario, quindi – conclude il presidente di Federtrasporto – accompagnare le imprese nel passaggio dal franco fabbrica al franco destino. Rinunciare a gestire la catena logistica significa rinunciare a valore aggiunto, competenze e controllo sulla relazione con il cliente». Il passaggio dal franco fabbrica al franco destino significa, in sostanza, non limitarsi a vendere il prodotto lasciando a chi compra l’organizzazione del trasporto, ma considerare la consegna e la gestione della supply chain come parte del prodotto e del valore offerto al cliente.
La logistica sostiene 2,8 milioni di posti di lavoro
Anche sul fronte dell’occupazione, isolando la componente logistica emerge una dimensione molto superiore a quella normalmente percepita. L’intera filiera di trasporti e logistica attiva 4,67 milioni di occupati equivalenti a tempo pieno, pari al 19,5% dell’occupazione nazionale.
Di questi, 2,807 milioni sono riconducibili alla logistica, il 60% dell’impatto occupazionale complessivo. Al trasporto sono attribuiti 1,161 milioni di occupati FTE, mentre 288 mila fanno riferimento a carburanti e manutenzione dei mezzi e 416 mila a infrastrutture e servizi ancillari.


