Un asilo nido in mezzo ai camion. Prima, molto prima, di quello aperto da Amazon a ottobre nel centro logistico di Passo Corese, Rieti. Non un servizio costruito a tavolino per attrarre personale, ma il segno di una cultura del lavoro voluta da Sante Chiarcosso, patron dell’Autotrasporti Chiarcosso di Cussignacco (Udine). Una delle prime aziende di autotrasporto a dotarsi di un nido aziendale, fin dal 2019. Si chiama, e non poteva essere altrimenti, «Pronti Partenza Via». Accoglie i figli dei dipendenti, ma anche bambini del territorio. Attualmente lo frequentano cinque piccoli ospiti.
«Più che un bisogno, è stata una mia interpretazione di come concepire l’azienda e il territorio. Tutto nasce dal rispetto degli altri». Quel rispetto su cui Sante, dal 1978 alla guida dell’impresa fondata dal padre Luigi nel 1958, ha costruito il rapporto con i suoi 178 dipendenti, di cui 133 autisti, e la gestione di una flotta di 130 camion. Una cultura d’impresa che lo ha portato fino ad Haiti, dove, insieme alla moglie, ha adottato tre figli. Tra questi Laura, oggi vicepresidente della società, che sta assumendo responsabilità crescenti in un passaggio generazionale declinato anche al femminile.
Come le è venuta l’idea di un asilo nido?
«È nata dal rispetto per gli altri, dal mio modo di concepire l’azienda e il territorio. Il 99% delle persone che lavorano sui camion sono uomini: in quasi cinquant’anni da imprenditore ho avuto una sola autista donna e per un periodo breve. È cresciuta la presenza di lavoratori stranieri, con culture e modi diversi di rapportarsi alle donne. Non basta fare formazione: bisogna creare un substrato culturale. Per questo decisi di trasformare quella che avrebbe dovuto essere la portineria in asilo nido».
Quindi non furono i dipendenti a chiedervelo?
«No, è stata una scelta strategica, un modo per dare un segnale. Volevamo dire chiaramente che qui una donna, anche quando non è il capo del traffico ma una collaboratrice, deve essere rispettata. L’asilo è figlio di questa maniera di pensare. È una risorsa che mi fa stare bene come azienda e come persona, perché ho fatto quello che serve perché tutti lavorino bene»
Oltre all’asilo, ci sono altre attività che rispecchiano questo modo di in tendere l’impegno imprenditoriale?
«Siamo impegnati da molti anni nella solidarietà. Abbiamo perfino una Sala Haiti, dove facciamo formazione per la CQC. Si chiama così perché dal 1990 sosteniamo Pane Condiviso, associazione che si occupa dei ragazzi di strada e di altre iniziative per garantire un po’ di benessere. Io personalmente ho adottato tre ragazzi haitiani».
E adesso il ricambio generazionale alla Chiarcosso ha anche un volto femminile…
«Sì, mia figlia Laura, che è anche mamma di due gemelli, si è proposta. Adesso stiamo organizzando il lavoro per renderlo sempre più specializzato, per esempio nel trasporto dei rifiuti, così da farlo percepire come un valore aggiunto e non soltanto come un costo. Laura lavora in azienda dal 2018 ed è entrata nel consiglio di amministrazione nel 2022. Ovviamente, anche i suoi due gemelli frequentano il nido in azienda».


