Per esportare un container pieno bisogna prima disporre di un container vuoto. Sembra un’ovvietà, ma è proprio su questo passaggio essenziale della catena logistica che il porto di Genova sta incontrando crescenti difficoltà. Gli spazi per lo stoccaggio dei contenitori si riducono e gli operatori cercano soluzioni nell’entroterra. È in questo scenario che si inserisce il nuovo investimento del Gruppo Spinelli a Novi Ligure.
La società ha infatti messo in funzione un deposito per container vuoti da 56 mila metri quadrati, realizzato con un investimento di 14 milioni di euro. La struttura si aggiunge all’area di Vignole Borbera, recentemente potenziata e oggi estesa su 42 mila metri quadrati. Complessivamente, il gruppo dispone così di circa 100 mila metri quadrati nel Basso Piemonte destinati a servire i traffici del porto genovese.
Erzelli, gli spazi che cambiano destinazione
L’operazione assume un significato particolare alla luce di quanto sta accadendo a Genova. Il prossimo 31 ottobre scadrà infatti il contratto relativo all’area di Erzelli utilizzata da Spinelli per il deposito dei vuoti. Si tratta di una superficie di circa 50 mila metri quadrati, interessata da un progetto di riconversione che prevede la realizzazione di un autoparco.
Parallelamente, Società per Cornigliano ha messo a gara un’altra area, denominata Sot e adiacenze, di circa 32 mila metri quadrati, con offerte da presentare entro il 30 ottobre. Una superficie più contenuta, che potrebbe consentire di mantenere almeno una parte delle attività logistiche in prossimità del porto.
La vicenda mette in evidenza una contraddizione. Da una parte Genova ha bisogno di nuovi spazi di sosta per i camion, una carenza denunciata da anni dagli autotrasportatori. Dall’altra, la riduzione delle aree destinate ai container vuoti può costringere gli operatori a trasferire altrove attività indispensabili al funzionamento dello scalo.
Perché anche i container vuoti sono strategici
Non si tratta di un segmento marginale. Nel 2025 il sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, comprendente Genova e Savona-Vado, ha sfiorato i 3 milioni di TEU movimentati, con una crescita del 6,3%. Di questi, oltre 800 mila TEU riguardavano container vuoti, considerando sia i traffici con l’entroterra sia i trasbordi.
Il contenitore vuoto, dunque, è una componente strutturale della logistica marittima. Deve essere stoccato, movimentato, eventualmente riparato e soprattutto reso disponibile dove serve. Per un’impresa esportatrice, la distanza dal deposito e i tempi necessari per ritirarlo possono incidere sull’organizzazione del trasporto e sui costi dell’intera spedizione. «Garantiamo così la continuità dei nostri livelli di servizio e l’operatività ai volumi che movimentiamo, nonostante la progressiva contrazione nel territorio genovese degli spazi destinati ai container vuoti», sottolinea Mario Sommariva, presidente della capogruppo Spinelli Srl, ricordando quanto queste infrastrutture siano essenziali per sostenere i traffici export.
Il retroporto cresce. Ma attenzione ai chilometri
Il trasferimento di parte delle attività nel Basso Piemonte risponde a una tendenza ormai consolidata: il porto non coincide più soltanto con le banchine, ma si estende verso una rete di piattaforme logistiche collegate ai mercati produttivi. In questo senso Novi Ligure offre una collocazione strategica, lungo i collegamenti tra Genova e il Nord-Ovest industriale. Il territorio rientra inoltre nella Zona Logistica Semplificata del Porto e Retroporto di Genova, istituita per favorire investimenti e attività economiche attraverso procedure amministrative e autorizzative semplificate.
Sommariva guarda infatti oltre il semplice stoccaggio, annunciando l’intenzione di sviluppare ulteriormente i servizi dedicati ai container pieni e ai rotabili in importazione ed esportazione. Resta però un nodo operativo. Spostare i depositi lontano dalle banchine può aumentare le percorrenze dei camion impegnati nel ritiro e nel riposizionamento dei container vuoti, con possibili maggiori costi e tempi di viaggio. Viceversa, una distribuzione intelligente dei contenitori nell’entroterra può risultare vantaggiosa quando permette di avvicinarli direttamente alle imprese che devono utilizzarli, evitando passaggi inutili dal porto. La differenza la farà quindi l’organizzazione dei flussi, più ancora della semplice disponibilità di nuovi piazzali.
L’investimento Spinelli garantisce nuove capacità operative e rafforza il ruolo del retroporto piemontese. Ma richiama anche una questione che Genova dovrà affrontare: trovare un equilibrio tra gli spazi necessari ai camion, quelli indispensabili alla gestione dei container e quelli destinati allo sviluppo delle attività portuali. Perché un porto competitivo non ha bisogno soltanto di banchine efficienti. Ha bisogno anche di spazio, dentro e fuori i propri confini.


