HomeProfessioneUfficio trafficoRifiuti pericolosi, il trasporto finisce nel mirino: dieci autotrasportatori indagati a Gela

Rifiuti pericolosi, il trasporto finisce nel mirino: dieci autotrasportatori indagati a Gela

La Procura ha chiuso le indagini su dieci titolari di imprese di trasporto. L’inchiesta riguarda, a vario titolo, incendi di vecchie auto, mezzi di provenienza furtiva e movimentazione di rifiuti pericolosi senza autorizzazione. Una vicenda che riporta al centro il tema delle responsabilità di chi entra nella filiera dei rifiuti.

-

Quando un trasportatore prende in carico un rifiuto, dove finisce la sua responsabilità e dove comincia quella di chi lo raccoglie, lo stocca o lo tratta? È la domanda che torna dopo la chiusura delle indagini della Procura di Gela su dieci titolari di ditte di autotrasporto, ai quali vengono contestati, a vario titolo, i reati di incendio, ricettazione, furto e trasporto di rifiuti pericolosi senza le necessarie autorizzazioni. L’inchiesta, condotta dagli agenti del Commissariato di Polizia, riguarda presunti illeciti che si sarebbero protratti fino al 2025.

Non si tratta quindi soltanto di una vicenda giudiziaria locale. Per chi trasporta rifiuti, il caso pone una questione molto concreta: quanto può diventare rischioso un carico quando il trasportatore non ha piena visibilità sulla provenienza del materiale, sulla sua classificazione e sulla destinazione?

Dalle auto incendiate alle rimesse

Secondo la ricostruzione degli investigatori, tra gli episodi contestati ci sono anche incendi di vecchie automobili, che sarebbero state date alle fiamme in aree rurali e successivamente trasportate verso alcune rimesse situate tra Gela e Niscemi. Gli inquirenti ipotizzano che i titolari delle imprese coinvolte abbiano svolto attività di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi senza le autorizzazioni previste.

È importante, però, non sovrapporre i diversi capi d’accusa né attribuire a tutti gli indagati il medesimo comportamento: le contestazioni sono a vario titolo e le indagini preliminari dovranno eventualmente essere seguite dalle successive fasi del procedimento. C’è poi un secondo elemento che complica il quadro.

Nelle rimesse anche mezzi di provenienza furtiva

Nel corso dell’attività investigativa, diversi mezzi trasferiti nelle rimesse del territorio sarebbero risultati rubati. Da qui anche le ipotesi di furto e ricettazione.  Il dato è interessante perché introduce nella vicenda una possibile sovrapposizione tra due filiere diverse: quella del trasporto e recupero dei materiali e quella dei veicoli di provenienza illecita.

Le informazioni disponibili non consentono però, al momento, di ricostruire nel dettaglio il rapporto tra i mezzi rubati, gli incendi e la successiva movimentazione dei materiali. Né è possibile stabilire quale fosse, per ciascuno dei dieci indagati, il ruolo effettivamente contestato. Ed è probabilmente questo uno degli aspetti sui quali gli eventuali atti dell’inchiesta potrebbero fornire maggiori elementi.

Il punto che riguarda direttamente il trasportatore

La vicenda di Gela riporta però a una questione più generale e molto concreta per il settore. Il trasporto non è un passaggio neutro della filiera dei rifiuti. Quando un’impresa prende in carico un materiale qualificato come rifiuto, entrano in gioco autorizzazioni, classificazione, documentazione e responsabilità che non possono essere considerate un semplice adempimento burocratico.
Il rischio, per un’impresa di trasporto, è che un’attività apparentemente ordinaria — recuperare un veicolo, movimentare rottami, trasferire materiale verso una rimessa o un impianto — possa inserirsi, anche inconsapevolmente, in una filiera irregolare. Ed è proprio per questo che la vicenda merita di essere osservata dal punto di vista dell’autotrasporto, senza trasformarla in una generica storia di cronaca.
E allora, quali controlli deve fare un trasportatore prima di prendere in carico un rifiuto? E soprattutto: quanto è verificabile, per chi sta semplicemente effettuando il trasporto, che il soggetto che consegna il materiale e quello che lo riceve siano effettivamente autorizzati a gestirlo?

Non è la prima indagine sul territorio

Il caso arriva inoltre in un territorio che nei mesi scorsi era già stato interessato da un’altra importante inchiesta sul traffico illecito di rifiuti. A gennaio la Procura di Gela aveva portato alla luce un’indagine riguardante un presunto traffico illecito di rifiuti speciali, soprattutto materiali ferrosi, con numerose persone coinvolte e il sequestro di un’area a Niscemi. In quella vicenda era stato sequestrato anche un autoarticolato con circa cinque tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, tra motori non bonificati e filtri impregnati d’olio.

Le due indagini non vanno però automaticamente collegate: dagli elementi oggi disponibili non emerge che facciano parte dello stesso procedimento o che abbiano gli stessi protagonisti. Il precedente, tuttavia, segnala quanto sia delicato il rapporto tra raccolta, recupero, stoccaggio e trasporto dei materiali nell’area.

Il carico non finisce quando parte il camion

È forse questa la lezione più interessante che si può ricavare dalla vicenda. Per il trasportatore, la responsabilità non può essere ridotta alla guida del mezzo o alla consegna fisica del carico. Quando si entra nella filiera dei rifiuti, la regolarità del viaggio dipende anche da ciò che precede e da ciò che segue il viaggio stesso. Diventa importante quindi non soltanto chi e cosa si consegna, ma anche la classificazione dei rifiuti, la documentazione, l’autorizzazione del destinatario a riceverli. Insomma, ci sono tanti dettagli che rischiano di trasformare un’irregolarità amministrativa in una questione penale.

-