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Volvo FE elettrico, guida nel silenzio

Le prime impressioni di Laura Broglio al volante del mezzo elettrico

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Quando si sale a bordo dei nuovi camion elettrici di Volvo Trucks si ha una sensazione simile a quella che si percepisce con i simulatori, dove tutto avviene sullo schermo e tu sei fermo sul sedile, distante dalla realtà. I primi secondi, cioè, ti disorientano: ti guardi intorno alla ricerca di una qualsiasi cosa che ti faccia capire dove sei.

Ti diverti, ti lasci meravigliare, ma sempre con un po’ di diffidenza, perché il concetto di camion elettrico per noi autisti è sempre spunto di dilaganti diatribe che terminano in un finale scontato, carico di luoghi comuni e sterile di confutazioni. Insomma, per gli autisti il camion elettrico è come l’immagine del camionista per la gente comune: se non lo conosci, ti fai certamente un’impressione sbagliata.

1. Come il camionista, che svolge il suo lavoro in silenzio e in solitudine senza essere considerato da nessuno e borbottando un po’ quando lo stressi troppo, il motore qui c’è ma non si sente. Non interferisce con il lavoro del conducente e se si alza troppo la temperatura delle batterie, sentirete solo la ventola di raffreddamento che dopo un po’ smetterà di brontolare.

Il rombo del motore, che all’inizio della carriera ti fa impazzire ma lentamente sfuma in abitudine e qualche volta diventa fastidioso come un camion in sorpasso, ora è del tutto assente. A bordo c’è talmente silenzio che i vostri pensieri saranno più rumorosi.

2. Pensato per l’autista che non deve chiedere mai, perché tutto è una perdita di tempo, in cabina c’è ciò che serve, quando serve. Le linee sono pulite e il cruscotto fornisce tutte le informazioni in un colpo d’occhio. Alla guida, la visibilità garantisce il controllo della situazione anche nel circuito cittadino, dove le manovre sono spesso al millimetro e vanno calcolate con precisione. La maneggevolezza dell’ampio sterzo permette di riuscire a destreggiarvi senza troppa fatica nel traffico. C’è spazio per tutti: anche una piccola autista come me qui trova la sua dimensione ideale, senza dover allungare il collo per oltrepassare il punto morto.

3. Come per il camionista ci si aspetta che indossi una canottiera bianca, per il truck elettrico ci si immagina che abbia l’aspetto di un passeggino per bambini, dalle linee poco realistiche e con colori sgargianti tipo un circo Orfei. In realtà, è identico a quello a combustione. Regala la stessa idea di imponenza e resistenza che tutti i veicoli pesanti riescono a dare, con un tocco di eleganza in più. Sotto all’Iron Mark, immancabile marchio Volvo, la griglia richiama la forma delle arnie delle api e il colore acquamarina propende verso quel tono di Tiffany che anche noi donne sappiamo apprezzare. Se ci fermiamo a fare colazione poi, bastano anche venti minuti per ricaricare le batterie e avere un’autonomia sufficiente a terminare il giro. Sia noi, che il camion. Le soste non sapranno più di gasolio e le notti passeranno tranquille mentre riposeremo per nove ore, nel silenzio più assoluto e senza i gruppi frigorifero che interrompono i nostri sogni. Dettagli che fanno la differenza, un po’ come vedere un autista in camicia.

Martin Luther King sosteneva che se anche non siamo responsabili della situazione in cui ci troviamo, lo diventeremo se non facciamo nulla per cambiarla.

Partecipare all’urgente cambiamento richiesto dal pianeta, non solo è inevitabile, ma doveroso, perché anche un singolo camion elettrico contribuisce a liberare l’aria dalle emissioni nocive come fanno 650 alberi.

Posso assicurarvi che nonostante tutto sia in mutamento, ciò che ci ha fatto salire in cabina rimane. Il piacere della guida che diventa sempre più fluida, l’ebrezza dell’accelerazione ancora più immediata, scattante e senza tempi morti, i cambi marcia veloci e precisi, l’arroganza di guidare 666 CV.

Il futuro non è più così distante: il tempo di una ricarica e siamo già pronti a guidarlo. In silenzio.

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Redazione
La redazione di Uomini e Trasporti

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