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ETS 2, Anita e Conftrasporto: «Allarme costi. L’autotrasporto non è pronto: a rischio il sistema logistico»

L’introduzione della tassa sulla Co2 prodotta da combustibili fossili che dal 2028 sarà estesa anche al trasporto terrestre avrà effetti dannosi e controproducenti sulla filiera logistica. Le imprese sono in difficoltà perché la tecnologia tesa ad abbassare le emissioni non è ancora disponibile e diffusa. È questa la posizione delle due associazioni di settore audite in Commissione Politiche Ue alla Camera nell’ambito del recepimento della proposta comunitaria. “Serve tempo – ribadiscono – e anche la certezza che i fondi derivanti dalla tassa vengano impiegati a sostegno del ricambio del parco mezzi”.

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All’autotrasporto serve tempo per l’applicazione dell’ETS 2, la tassa sulle emissioni sulla Co2 prodotta da carburanti fossili che, già applicata al settore marittimo (ETS), verrà estesa anche al trasporto stradale e all’edilizia. Il settore si dice preoccupato per le ricadute in termini di costi e marginalità. Le tecnologie adatta a raggiungere gli standard richiesti dall’Ue non sono ancora abbastanza diffuse: i mezzi alimentati a gasolio sono ancora il 95% del parco, con il risultato che la tassa porterebbe lo stesso effetto che sta avendo nel trasporto marittimo, dove i costi, aumentati per gli operatori, si stanno riversando sulle tariffe e stanno influendo sulle scelte modali degli operatori. Lo slittamento dell’introduzione dell’ETS 2 dal 2027 al 2028, deciso nelle scorse settimane a livello europeo, può aiutare, ma non appare determinante in assenza di un meccanismo che assicuri la restituzione di questi fondi al settore, a beneficio del ricambio mezzi con tecnologie più performanti sul fronte ambientale. È questa, in sintesi, la posizione espressa nei giorni scorsi da Anita e Conftrasporto in audizione in Commissione Politiche comunitarie della Camera dei Deputatiche sta valutando la “Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione (UE) 2015/1814 per quanto riguarda la riserva stabilizzatrice del mercato per i settori dell’edilizia e del trasporto stradale e ulteriori settori”.

Gli effetti sul mercato

“L’introduzione del prezzo della Co2 sui carburanti fossili – ha sottolineato Andrea Arquilla, Responsabile delle Relazioni istituzionali europee di Anita – genera forti preoccupazioni tra le imprese di settore a fronte del rischio concreto di un incremento dei costi operativi legati all’acquisto di carburanti per l’esercizio delle proprie attività economiche, destinato a generare un effetto dannoso e controproducente nella filiera logistica. Appare infatti irrealistico ipotizzare che tali costi possano essere assorbiti esclusivamente dalle imprese di autotrasporto, senza effetti sul mercato e dunque sui soggetti che esprimono la domanda di trasporto”. L’attenzione puntata sui costi anche da parte di Conftrasporto, rappresentato dal segretario generale Renato Imbruglia che ha sottolineato come “Il costo dell’ETS2, se sommato al livello delle accise più alto d’Europa che il nostro Paese registra sui carburanti e che impatta negativamente in un mercato con operatori che si muovono liberamente, colpisce in maniera devastante le nostre imprese”. Ed è proprio Conftrasporto a mettere l’accento sul fattore tempo. Lo slittamento – dice Imbruglia – è l’unica possibile conseguenza alla mancata diffusione di tecnologie effettivamente in grado di agevolare il passaggio dal fossile ad altre forme di combustibile”. Per non rischiare di ripetere quello che sta avvenendo nel trasporto marittimo che sconta l’innalzamento dei costi, e quindi delle tariffe, con conseguente perdita di competitività (per ora a favore della strada sul fronte delle autostrade del mare). 

Da criticità ad opportunità

Tuttavia, Anita riconosce che l’ETS 2 possa rappresentare un’opportunità concreta di decarbonizzazione. A patto che “l’allocazione – ribadisce Arquilla – dei proventi derivanti dalle aste delle quote di emissione, che dovrebbero essere prioritariamente destinati a interventi e misure in grado di incidere concretamente sulla riduzione delle emissioni del trasporto pesante, quali il rinnovo del parco veicolare verso veicoli a basse e zero emissioni, la diffusione dei carburanti alternativi e della loro rete distributiva, il rafforzamento dell’intermodalità delle merci”. Una posizione che trova l’allineamento di Conftrasporto che chiede “un esplicito riferimento alla reimmessione nel settore dell’auotrasporto delle risorse che vengono generate dall’ETS 2” e aggiunge indicazioni dirette. “La proposta di modifica della decisione relativa alla riserva stabilizzatrice del mercato – conclude Imbruglia – collegata al valore delle quote ETS2, è certamente positiva sia la previsione di mantenere valide le quote non utilizzate anche dopo il 2030 che, come riportato, contribuisce a una stabilità del mercato ETS2 e, di conseguenza, aumenta la certezza degli operatori nella gradualità del meccanismo. Allo stesso modo è apprezzabile la disposizione che permette di svincolare quote affinché il valore si attesti intorno i 45 euro”.

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