Dopo un 2025 segnato da forti criticità sul fronte ferroviario – in particolare lungo la dorsale tirrenica, ma con ripercussioni anche su quella adriatica – Conad riorganizza la propria strategia logistica e rilancia sull’intermodalità marittima tra Ravenna e Catania.
A spiegare il cambio di passo è Andrea Mantelli, Direttore Supply Chain del gruppo, che ha raccontato nel corso di un convegno organizzato a Ravenna da Economia Pulita, come la contrazione del trasporto ferroviario abbia costretto l’azienda a un temporaneo ritorno alla gomma, riducendo un percorso virtuoso che nella scorsa estate aveva portato a sfiorare il 40% di ricorso all’intermodalità tra Puglia e Calabria.
La risposta alla crisi del ferro
Le interruzioni e le inefficienze registrate nel 2025 hanno rallentato lo sviluppo ferro–gomma, spingendo Conad a cercare soluzioni alternative. Da qui l’attivazione di una rotta marittima tra Ravenna e Catania, oggi operativa con tre partenze settimanali (martedì, giovedì e domenica).
I semirimorchi vengono caricati a Ravenna, sbarcano a Catania e proseguono su gomma verso Palermo e Ragusa, dove si trovano due snodi logistici strategici per il presidio della Sicilia.
Un progetto nato quasi come una “provocazione”, ma che si sta dimostrando concreto e competitivo nei tempi di resa, pur in presenza di costi più elevati rispetto alla gomma pura, anche a causa dell’impatto ETS sugli operatori marittimi.
Baricentro produttivo tra Romagna e Nord-Ovest
La scelta di Ravenna non è casuale. Una parte rilevante dei generi vari distribuiti al Sud – cura casa, cura persona, caffè, bakery – ha matrice romagnola e basso veneta, con forte assorbimento in Sicilia e Calabria, dove Conad detiene quote di mercato particolarmente elevate.
L’obiettivo strategico è più ampio: integrare progressivamente anche i flussi provenienti dal mondo tissue toscano (area Livorno), dal comparto produttivo piemontese e ligure (via Genova) e dal nodo di Piacenza, consolidando una rete micro-portuale a servizio del Centro-Nord.
Meno gomma, più sostenibilità (ambientale e sociale)
La rotta Ravenna–Catania risponde a una duplice esigenza: ambientale e sociale.
Se il treno resta la soluzione più sostenibile in assoluto, la nave rappresenta un’alternativa comunque più efficiente della gomma sul piano emissivo (con un rapporto indicativo di circa 1 a 2 rispetto al trasporto stradale). Molto dipende, naturalmente, dalla tipologia di nave impiegata: flotta, portata, tecnologie adottate.
Sul mercato stanno emergendo unità ibride in grado di effettuare manovre portuali in modalità completamente elettrica e di navigare con velocità di crociera ottimizzate per ridurre l’impatto ambientale.
Ma la sostenibilità non è solo una questione di CO₂. È anche una questione di traffico e sicurezza: togliere mezzi pesanti da tratte congestionate, soprattutto nei mesi estivi e in snodi critici come il nodo di Bologna, significa alleggerire la pressione su infrastrutture già sature.
Un’opportunità ancora poco comunicata
Secondo Mantelli, il tema ora è soprattutto culturale e comunicativo: le opportunità marittime esistono, ma sono ancora poco conosciute dagli operatori.
La rotta Ravenna–Catania dimostra che, anche in una fase di difficoltà del sistema ferroviario, l’intermodalità può evolvere e trovare nuovi equilibri. Per la GDO e per la filiera logistica nazionale, si tratta di un segnale chiaro: la flessibilità modale non è più un’opzione tattica, ma una leva strategica.


